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domenica 9 marzo 2014

Culto delle immagini: icone, iconostasi e iconografi a Contessa ... ... di Calogero Raviotta

Nella tradizione liturgica bizantina, nella prima domenica di Quaresima (Domenica dell'Ortodossia) si commemora il trionfo della vera fede, ottenuto col ripristino del culto delle sante Icone, sancito dal Sinodo di Costantinopoli dell'842 e dal "Synodicon del santo grande concilio ecumenico di Nicea",  il cui testo viene riportato di seguito.
Synodicon del santo grande concilio ecumenico di Nicea",
"Il santo e grande Concilio ecumenico, per grazia di Dio e per decreto dei pii e cristiani nostri imperatori Costantino ed Irene, sua Madre, riunito per la seconda volta a Nicea, famosa sede metropolitana della Bitinia, nella Chiesa di Santa Sofia, seguendo la tradizione della Santa Chiesa Cattolica, definisce quanto segue: Noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte sia orali. Una di queste riguarda la raffigurazione del modello mediante una immagine, in quanto si accordi con la lettera del messaggio evangelico, in quanto serva a confermare la vera e non fantomatica incarnazione del Verbo di Dio e procuri a noi analogo vantaggio, perché le cose rinviano l’una all’altra in ciò che raffigurano come in ciò che senza ambiguità esse significano.
In tal modo, proseguendo sulla via regia, seguendo la dottrina divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la tradizione della Chiesa cattolica, - riconosciamo infatti che lo Spirito Santo abita in essa - noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della preziosa e vivificante Croce, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico, o in qualunque materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante Chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e del Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell’immacolata signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti. L’onore reso all’immagine appartiene a colui che vi é rappresentato e chi venera  l’immagine venera la realtà di chi in essa é riprodotto.
Chi oserà pensare o insegnare diversamente, o , seguendo gli eretici empi, violerà le tradizioni della Chiesa o inventerà delle novità o rifiuterà qualche cosa di ciò che é stato affidato alla Chiesa, come il Vangelo, la raffigurazione della Croce, immagini dipinte o le sante reliquie dei martiri; chi immaginerà con astuti raggiri di sovvertire qualcuna delle legittime tradizioni della Chiesa universale o chi userà per scopi profani i vasi liturgici o i venerandi monasteri, sia escluso dalla comunione.
Se qualcuno non confessa Cristo Dio nostro come circoscritto secondo l’umanità, sia anatema. Se qualcuno non ammette che le storie evangeliche possano essere espresse attraverso le immagini, sia anatema.
Se qualcuno non le venera, quando siano fatte nel nome del Signore e dei suoi santi, sia anatema. Se qualcuno rigetta la tradizione della Chiesa, sia scritta sia non scritta, sia anatema."
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Anche a Contessa nella prima domenica di quaresima la celebrazione della Divina Liturgia, nella chiesa parrocchiale greca, è preceduta dalla processione con le icone, per celebrare la "Domenica dell'Ortodossia", che ricorda, secondo la tradizione liturgica bizantina il trionfo della vera fede, ottenuto col ripristino del culto delle  sante Icone. In questa ricorrenza può risultare utile, per conoscere il patrimonio iconografico locale, dedicare un breve testo a icone, iconostasi e iconografi di Contessa.
Con questo intendimento "per far conoscere meglio una delle espressioni culturali più originali e peculiari della locale comunità italo-greco-albanese, è stata organizzata nel 2013, in occasione dell'annuale "Giornata della Cultura", la mostra "Patrimonio iconografico di Contessa".
Contessa purtroppo non ha un patrimonio iconografico prezioso ed antico, come le altre comunità siculo-albanesi di rito bizantino (Piana degli Albanesi, Mezzojuso e la parrocchia greca di Palermo). A Contessa sono ornate di iconostasi e\o di icone: la chiesa parrocchiale greca, la cappella delle suore, la chiesa delle Anime Sante, la chiesa di S. Rocco, la chiesa parrocchiale del borgo Piano Cavaliere,  la chiesa di S. Antonio Abate (borgo Castagnola).
Nuove icone a Contessa: splendore che accomuna il cielo e la terra
Quanti entrano nella chiesa parrocchiale greca, come visitatori o per pregare, dall’otto aprile 2006 rimangono affascinati dallo splendore delle nuove immagini sacre benedette, durante la celebrazione del Vespero, presieduto da mons. Sotir Ferrara, Eparca della diocesi bizantina di Piana degli Albanesi.
Le nuove  icone sono state dipinte da Josif Dobroniku, artista albanese nato a Fieri nel 1952, da parecchi anni in Italia. Le sue numerose opere artistiche (icone e mosaici) ornano tante chiese di rito bizantino delle comunità italo-albanesi della Calabria, della Basilicata e della Sicilia.
E’ stato scritto che nelle chiese affrescate da Dobroniku, “davanti ad una iconostasi, l’insieme, armonioso e ieratico, si trasforma in una liturgia di immagini e di colori che accomuna il cielo e la terra”.
Queste sensazioni ed emozioni suscita anche l’iconostasi  della chiesa parrocchiale greca, ornata con le nuove icone realizzate con l’impegno dei fedeli e del parroco papas Nicola Cuccia e col sostegno finanziario di persone ed enti pubblici e privati: un ambizioso progetto artistico e religioso diventato finalmente realtà, che onora tutta la comunità locale.
I nominativi di questi benefattori, di seguito elencati, sono riportati in una pergamena esposta in chiesa: Candore Mario e Gennusa Rosa, Canzoneri Francesca, Caruso Antonio e Verardo Crocifissa, Catalano Andrea e Dato Salvatrice, Chisesi Giuseppe e Matranga Giuseppina, Chisesi Giuseppe e Schirò Rosaria, Cilluffo Giuseppe e Guarino Tommasa, Clesi Elisa Maria e Clesi Domenico-Castello Michela, Colletti Maria, Coscino Giuseppe e Schilleci Maria, Cuccia Antonina in Colletti, Cuccia Vincenza fu Rosario, Cusimano Salvatore e Vitale Giuseppina, Di Miceli Franco e Sarcone Rosa, Di Miceli Pietro e Guzzardo Anna, Figli di Raviotta Salvatore, Genovese Antonino e Cuccia Rosa, Glaviano Andrea e Rizzuto Caterina, Guzzardi Stefano e Bondì Antonina, Guzzardo Filippo e Tamburello Niny, Lala Gioacchino e Schirò Marianna, Lo Cascio Gioacchino e Di Maggio Rosaria, Lo Pipero Nicola e Di Maggio Caterina, Manale Anna fu Ignazio, Montaleone Nicolò e Schilleci Caterina, Montaleone Rosaria in Clesi, Papas Nicola Cuccia e D’ Agostino Gaetana Maria, Pecoraro Lino e Ferro Maria Pina, Schilleci Giovanni e Caruso Giacoma, Schirò Anna e figli, Schirò Domenico e Musso Stefana, Schirò Elisabetta, Schirò Giacomo e Schilleci Rosalia Anna, Schirò Luca, Schirò Lucia fu papas Gaspare, Schirò Marianna fu Francesco, Schirò Teodoro fu Ignazio, Sciambra Antonina e Calogero, Stassi Laura.
La collaborazione tecnica per la messa in opera delle icone sull’iconostasi é stata assicurata da Andrea Glaviano, Di Miceli Pietro, Cilluffo Pino, Aliberti Pippo e Catalano Andrea.
Questa nuova opera artistica e religiosa arricchisce il vasto e peculiare patrimonio culturale di Contessa Entellina, testimoniato sia da espressioni archeologiche, storiche, monumentali e bellezze   naturali sia da espressioni culturali della comunità italo-greco-albannese (rito bizantino, tradizioni, usi e costumi albanesi).
Può essere considerato come patrimonio iconografico di Contessa, anche la collezione di icone di papas Giovanni Borzi (Cristo, Madonna, S. Giovanni, S. Nicola, Ultima Cena, 4 evangelisti, 12 apostoli e 16 feste), dipinte alcune dall’iconografo greco Stefano Armakolas ed altre dall’iconografo di Piana degli Albanesi Giuseppe Barone.
Iconostasi - Parete, in muratura o in legno, ornata di icone. Nelle chiese di rito bizantino gli spazi liturgici, i paramenti, le immagini, gli oggetti, i libri liturgici, ecc. utilizzati durante le funzioni religiose sono tipiche della tradizione orientale. La parete dell'iconostasi, che ha tre porte (una centrale - porta regale - e due laterali - porte diaconali o di servizio), separa la parte riservata ai celebranti (Santuario) dalla parte riservata ai fedeli. Le chiese dotate di iconostasi a Contessa sono state sopra citate.
La prima iconostasi a Contessa Entellina è stata inaugurata nel 1938, il 22 gennaio, data importante nella storia della chiesa greca locale, quando  da mons. Giuseppe Perniciaro è stato consacrato il nuovo altare e riaperta al culto la chiesa parrocchiale di rito bizantino, dopo importanti lavori di restauro, realizzati con il contributo dei contessioti emigrati negli USA ed in particolare dei fratelli Vaccaro.
Anche a Contessa, con l'istituzione dell'Eparchia di Piana degli Albanesi (1937), cui è attribuita la giurisdizione ecclesiastica sui fedeli di rito bizantino, residenti in Sicilia ed a Malta, furono avviate  iniziative finalizzate al recupero della tradizione bizantina in tutte le sue espressioni, compresi gli spazi liturgici nelle chiese, che nei secoli precedenti avevano subito  l' influsso della tradizione latina.
Nella chiesa parrocchiale greca l'altare di tradizione latina, appoggiato alla parete, fu sostituito dall'altare quadrato e fu installata l'iconostasi.
Il 18 agosto 1963 mons. Perniciaro benedì l’iconostasi della chiesa del Purgatorio, opera dell’artigiano Rosario Colletti di Giuliana. Nel 1966, quando la chiesa parrocchiale greca fu dotata di una nuova iconostasi, opera dell’artigiano Rosario Colletti di Giuliana, l' iconostasi del 1938 fu trasferita nella chiesa di S. Rocco. Nel 2006 le icone del pittore valenti furono sostituite con le icone di Josif Dobroniku.
Anche la Chiesa dedicata a S. Antonio abate, nel borgo rurale Castagnola, dal 1993  fu dotata di iconostasi. Le icone sono di papas Nino Cuccia, sacerdote di rito bizantino di Contessa Entellina.
Iconografo - Autore delle icone, inteso non riduttivamente come esperto studioso e pittore di icone, ma chi "descrive" (grafo dal greco significa scrivere) con le immagini Cristo, la Madonna, i Santi, le Grandi Feste cristiane,..).
Dal 1997 alcuni giovani di Contessa hanno cominciato ad interessarsi di iconografia seguendo un corso organizzato nell’ambito della parrocchia greca, le cui opere sono state esposte nella mostra aperta nel palazzo comunale il 7 settembre 1997. Tale corso ha fatto emergere la sensibilità artistica e la bravura tecnica di qualche allievo, che, con successivi corsi di perfezionamento ha continuato a coltivare la sua passione per l'iconografia.
Di seguito viene presentato un breve profilo artistico e biografico di tre iconografi (autori di icone), che hanno un legame  residenziale, di nascita o familiare con Contessa Entellina.
Papas Nino Cuccia, nato a Contessa, è ordinato sacerdote di rito bizantino nel 1961. Svolge la sua missione sacerdotale inizialmente a Contessa (Rettore della Chiesa di S. Rocco e Vicario parrocchiale), quindi si trasferisce nel noto santuario della Madonna di Pompei, dove dal 1965 svolge la sua missione sacerdotale. Tuttavia conserva sempre vivo il legame col paese natio, dove torna per alcuni giorni ogni anno per la festa principale, ma soprattutto conserva viva la sua formazione religiosa e culturale bizantina, che esprime da oltre quarant’anni con le numerose icone dipinte, le quali possono essere ammirate nella Badia Greca di Grottaferrata, nel Seminario greco-albanese “Benedetto XV” di Grottaferrata, nel palazzo vescovile di Piana degli Albanesi, nelle chiese di rito bizantino di Contessa. Alcune sue icone si trovano in case private, essendo state da papas Nino donate a parenti, conoscenti ed amici.

Matilde Nicolosi - Nasce a Corleone il 03/01/1975. Fin da piccola ha una forte passione per la pittura e fino a quando partecipa ad un corso, organizzato dalla parrocchia Maria SS. Annunziata e S. Nicolò di Contessa Entellina, dipinge soltanto opere di fantasia. Dopo il corso si dedica all'arte iconografica realizzando opere di buona fattura. Successivamente, per migliorare la sua tecnica, stimolata dal parroco di rito bizantino papàs Nicola Cuccia, partecipa ad un corso a Siracusa,  organizzato dall'Associazione Russia Cristiana , sotto la guida di Padre Sendler (uno dei maggiori maestri contemporanei). Dopo alcuni anni di attività partecipa ad un altro corso di perfezionamento a Piana degli Albanesi, dove può affinare la propria tecnica. Nel corso degli anni Matilde ha la possibilità di rendere la sua passione un'attività a tempo pieno ma, per varie vicissitudini, l'iconografia rimane sempre un amore coltivato all'interno delle mura domestiche. Le sue opere oggi si trovano sparse in tutta la Sicilia e alcune sono esposte nella chiesa greca di Contessa Entellina (Annunciazione, Cristo e la Croce utilizzata da alcuni anni per la processione del 14 settembre).
La vocazione artistica di Emanuela Raviotta é piuttosto recente, anche se fin da bambina ha spesso occasione di ammirare con interesse le icone sia a Milano, nella chiesa cattolica di rito bizantino, sia anche, durante le vacanze, nella parrocchia greca di Contessa Entellina (PA), paese natio di suo padre.
Nel 2002 Emanuela, quando è ancora impegnata con la tesi di laurea, a conclusione del corso di studi nella facoltà di ingegneria, frequenta, più per desiderio di suo papà che per intima convinzione, un corso di iconografia presso la Badia Greca di Grottaferrata, il famoso monastero  basiliano di rito bizantino, fondato  da S. Nilo da Rossano mille anni fa (1004), nelle vicinanze di Roma.
Durante il corso, mentre dipinge, sotto la guida dei docenti, la sua prima icona (Cristo Pantocratore),  scopre un vivo interesse per  l’iconografia, ulteriormente maturato, dopo il corso, quando   dipinge altre icone. Comincia quindi a considerare seriamente l’impegno ad approfondire questa sua vocazione in tutti i suoi aspetti (spirituale, liturgico, teologico, tecnico, ecc.).

Le icone finora dipinte esprimono la sua profonda sensibilità artistica e spirituale e testimoniano che questo approfondimento  continua, anche  se gli impegni familiari e di lavoro non consentono di dedicare molto tempo alla iconografia.