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domenica 5 gennaio 2014

Il Vangelo alla luce dei fatti di ogni giorno

Brano del Vangelo di Marco
Cap. I -1-8, I desideri dell'uomo: Giustizia e Libertà. L'uovo nuovo del Nazareno
Principio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio. Come sta scritto in Isaia profeta: “Ecco, io mando il mio angelo davanti al tuo volto, che preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, fate diritti i suoi sentieri”, venne Giovanni a battezzare nel deserto e a proclamare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
E usciva verso di lui tutta la regione giudea, e tutti quelli di Gerusalemme, ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, una cinta di pelle ai fianchi, mangiava locuste e miele selvatico.
E proclamava dicendo: Viene dietro di me quello più forte di me, del quale io non sono sufficiente
a inchinarmi e sciogliere il laccio dei suoi sandali.
Io vi battezzai con acqua, ma lui vi battezzerà in Spirito Santo.

 Oggi nel rito bizantino, in Chiesa, sono stati proclamati i primi otto versetti del primo capitolo del Vangelo di Marco.
La traduzione dal greco che usiamo sopra è leggermente diversa da quella udita. Siamo andati a recuperare una traduzione che riteniamo più corretta. Non ci è infatti piaciuto quel “Inizio del Vangelo …”. Vedremo in seguito perché non ci sembra corretta quella traduzione.

Come fanno gli altri evangelisti l’introduzione del messaggio a cura di Marco comincia con un breve richiamo del Vecchio Testamento. Si tratta di una vigorosa sintesi della rivelazione fatta ad Israele, quasi un breve sunto del cammino di Antico Testamento che ciascuno è chiamato a percorrere se vuol accogliere il Signore che viene e che costituisce il riferimento del Nuovo Testamento.

E’ in condizione di capire ed accogliere il Divino solo chi arde di due desideri:
-la sete di giustizia
-la sete di libertà.
Questi sono i cardini del Vecchio Testamento e della Fede di Israele che Marco evoca nei richiami di Isaia e Malachia.
Chi si rassegna all’ingiustizia di ogni giorno e accetta la schiavitù degli idoli (denaro, egoismo, sottomissioni ad altri uomini …) non capirà mai nulla dell’Evangelo e conseguentemente del Cristianesimo. Vedrà tutto sotto l’ottica di rito, di folclore, di clericalismo, di crociate, di lotta e rigetto del prossimo.

Giovanni che sta nel deserto (il deserto è la nostra vita, che prima si attraversava in quarant’anni ed oggi in ottanta/novanta), in un deserto che egli vuole vivere (attraversare) in sobrietà per indicare la direzione della giustizia di Dio. Giovanni evidenzia che in quella visione della vita è necessaria la disposizione opportuna dell'uomo (convertirsi, dice lui), ben sapendo che si verrà sempre bene accolti, e quindi gratificati.
Giovanni non è come i politicanti della Regione Sicilia o del Parlamento Italiano, egli per essere credibile vive ciò che annuncia. Annuncia Giustizia e Libertà  e vive (lungo il deserto della vita) in quello spirito; conseguentemente è in marcia, in cammino, in piena Libertà senza mai pensare che per vivere bene deve rubare le risorse pubbliche.
Il Battista è un uomo insoddisfatto di tutto ciò che è vecchio. E’ in attesa del nuovo che deve arrivare. Non è come tanti di noi, nostalgico di ciò che è stato, Egli è nostalgico di ciò che deve venire, del futuro; oseremmo dire del Sol dell'Avvenire.
L’uomo in fondo non è ciò che è (un ingiusto, un egoista) bensì ciò cui tende, ciò che vuole essere. Qualcuno ha scritto che come l'albero cresce verso l'alto, il sasso cade verso il basso, così l'uomo è misteriosamente attirato verso qualcosa che ha a che fare col misterioso. Giovanni è sicuro che il mistero sta per dispiegarsi sulle vie del deserto, è prossimo e sarà in condizione di purificarci (ossia di darci Giustizia e Libertà) non con l’acqua ma con lo Spirito.

Giovanni Battista è l’incarnazione delle attese dell’uomo.
Il Gesù che viene dopo di lui è la realizzazione della Giustizia e colui che libera dagli incagli in cui noi uomini ci imbattiamo nella convinzione che possedendo, sottraendo agli altri, soddisfacendo l’egoismo, ci liberiamo ed invece ci imbrigliamo sempre più.
Questi primi otto versetti del Vangelo di Marco sono il preannuncio di ciò che il Nazareno farà e dirà nei successivi capitoli.
 
Perché non è condivisibile l’apertura del Vangelo di Marco con “Inizio” ?
La parola Principio echeggia l'inizio della Bibbia, quando Dio creò l'universo (Gn 1,1).  Con quel Principio è venuto fuori l’uomo egoista, predone, assassino del fratello etc.. 
Il Gesù del Nuovo Testamento è invece il principio di un mondo nuovo, dimora dell'uomo nuovo che consegue Giustizia e Libertà, aspirazioni queste evocate da Malachia ed Isaia in apertura del Vangelo di Marco. Si tratta quindi di un nuovo Principio.

In Chiesa oggi sono stati commentati anche i versetti successivi, quelli del battesimo del Nazareno. Vedremo di trarre, domani quando in tutte le Chiese di rito bizantino si celebrerà la Teofania, da essi ciò che è l’attualità di tutti i tempi, anche dei nostri giorni.
I commenti su cui ci soffermiamo hanno infatti questo fine: quanto riportato duemila anni fa sui libri dei Vangeli è fatto di ogni giorno. Attualità. Quei libri sono attualissimi.
Chi osa dire che Giustizia e Libertà (richiamati da Malachia ed Isaia) non sono questioni all’ordine del giorno oggi ?
Il Movimento creato negli anni trenta da due fratelli esuli antifascisti in Francia, i fratelli Rosselli, patrioti fatti assassinare da Mussolini, si chiamava proprio Giustizia e Libertà. Erano laici ma conoscevano il desiderio dell’uomo che la Bibbia, per chi la sa leggere, grida ed indica a tutti, credenti e non, oggi. Non solo allora.

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