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martedì 30 aprile 2013

Contessa Entellina si stringe attorno ai suoi parroci

Ieri sera nella Parrocchia Maria SS. della Favara i fedeli cattolici di rito romano hanno festeggiato, partecipando alla celebrazione della messa e successivamente ad un rinfresco nella casa canonica, il 13' anno di ordinazione sacerdotale di padre Giorgio Ilardi.
Nella serata di oggi analoga ricorrenza del decimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Papas Janni Stassi e' in corso di svolgimento nella Parrocchia di rito bizantino dell'Annunziata e San Nicolo'.
La solenne liturgia di San Giovanni Crisostomo e' concelebrata da Papas Janni con Papas Nicola Cuccia, parroco della Chiesa della Martorana, a Palermo. Il rinfresco si svolgera' nel salone delle suore.

Contessa Entellina. Elezioni Amministrative 2013 (n. 14)

Le cose che si dicono in giro
Il candidato sindaco della Lista dei Capi Famiglia è stato dunque  scelto da Giuseppino Chisesi, Ettore Palminteri ed Enzo Spera. Hanno aderito alla felice scelta  Carmelo Pecoraro ed infine Nino Montalbano. L'intenzione dichiarata sarebbe stata quella di mettere fuori campo Antonio Messina, l'uomo sempre pronto a salire sui  tram di qualsiasi colore essi siano.
Il tutto sarebbe avvenuto sotto la accondiscendenza del segretario pd, Beppe Musacchia, che però doveva apparire come chi  vive sulla Luna.
Hanno mostrato palato esigente invece i socialisti, che pur di tirarsi fuori si sono appigliati al "metodo" di scelta della Tiziana Musacchia usato da tutti i sopraelencati per schivare di doversi successivamente pronunciare sul merito. 
Le cose avvenute
Sono andati a vuoto gli incontri di questi giorni tra la lista di Sergio Parrino ed esponenti dell'area socialista.
Gli incontri erano sortiti in seguito ad alcune espressioni riportate sul Blog che alludevano al "nulla è impossibile in politica".
Da parte socialista è stata ribadita la scelta astensionista nella prossima tornata elettorale, conseguenza del comportamento accentuatamente sleale dei partners della coalizione a cui erano legati fino a poche settimane fà e che oltre ad essere ritenuto offensivo nei loro confronti è da ritenere pure rischioso per la cittadinanza che eventualmente dovesse essere amministrata dalle componenti "sleali".
Gli incontri sono stati comunque giudicati da entrambi le parti interessanti e sono serviti per uno scambio di utili informazioni.

1890. Per la prima volta viene celebrata la festa dei lavoratori

I lavoratori di tutta Europa erano stati invitati a partecipare alle manifestazioni per ottenere la riduzione dell'orario di lavoro, dai vari congressi svoltisi a Parigi, da cui era nata la II Internazionale Socialista.
La data era stata scelta perchè negli USA il primo maggio 1886 si era verificato un grande sciopero  per le 8 ore, ed in seguito ad un attentato dinamitardo  cinque anarchici attivi nell'organizzazione dello sciopero (i martiri di Chicago) erano stati condannati  a morte ed impiccati.

Assemblea Regionale Siciliana. I parlamentari siciliani non intendono mettere mano ai tagli veri alle loro indennità

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato il Bilancio interno del parlamento. Entro oggi dovrà essere varato il Bilancio della Regione.
Un bilancio snello, “di cassa”, come lo ha definito il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, quello approvato ierimattina a Sala d’Ercole e che regolamenta la vita economica dell’Assemblea Regionale Siciliana per il 2013. Tra i capitoli del bilancio interno dell’Ars che piu’ subiscono gli effetti della modica cura dimagrante, quello sui gruppi parlamentari, che per il 2013 potra’ contare su circa cinque milioni di euro in meno.
Tra le competenze dei deputati, invece, confermate le spese per la diaria, mentre diminuiscono complessivamente di un milione e mezzo di euro le indennita’ parlamentari; aumentano invece le spese per le indennita’ “per lo svolgimento delle funzioni parlamentari”.
Cresce di 52 mila euro il fondo a disposizione del consiglio di presidenza per le consulenze esterne, raggiungendo quota 340 mila euro.
Incremento di 603 mila euro per le segreterie particolari del consiglio di Presidenza e delle commissioni parlamentari, che disporranno complessivamente di tre milioni 33 mila euro.
Ridotto di 370 mila euro, ancora, il capitolo che riguarda il cerimoniale della Presidenza e di 270 mila quello del cerimoniale dell’Assemblea.
Stanziati 105 mila euro in meno per le autoblu’, mentre cresce di 80 mila euro l’impegno di spesa per acqua e luce nel Palazzo.
Piu’ che dimezzato, infine, il fondo di riserva per l’eventuale integrazione degli stanziamenti di bilancio, che passa da un milione e 300 mila euro nel 2012 a 520 mila euro per il 2013.
“Le uniche voci in aumento – ha voluto precisato Ardizzone – sono residui passivi: viene pagato, cioe’, quello che non era stato pagato nel 2012.
Per questo, in assoluto il bilancio aumenta, ma di fatto sono solo impegni pregressi”.

Precari negli Enti Locali. I comuni chiedono chiarimenti

Con una lettera inviata al presidente della Regione, Crocetta, l’AnciSicilia ha chiesto un incontro urgente per conoscere come il governo regionale intende procedere alle assunzioni dei precari negli enti locali: “Sappiamo che il presidente Crocetta sta lavorando alla stesura di un apposito disegno di legge che consentirà ai comuni siciliani di assumere a tempo indeterminato, entro il 31 luglio, i lavoratori precari degli enti locali – hanno affermato Giacomo Scala e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale dell’AnciSicilia - Considerata l’importanza ed i risvolti socio-economici della norma auspichiamo una proficua e necessaria concertazione”.

Cose da conoscere ... ...

E la corruzione invade tutto.
In Sicilia mafia, affaristi e politicanti hanno prosperato con le fonti energetiche verdi: miliardi sono finiti infatti in mano ai concessionari e solamente briciole a Comuni e Regione.
 
Nel grande mare delle energie rinnovabili la Sicilia è stata, è apparsa essere come una barca senza timone. Il Piano energetico approvato nel 2009, sebbene la sua redazione sia iniziata addirittura nel 2002, è nato vecchio e non è stato mai completamente applicato.
Senza programmazione il futuro delle rinnovabili isolane, a fronte di un patrimonio naturale inestimabile, è stato affidato all'improvvisazione e all'iniziativa privata mentre la politica energetica delle amministrazioni locali, senza nessuna guida centrale, ha amplificato la distanza tra gli standard europei e quelli siciliani.
Consiglieri comunali senza scrupoli, di cui pure nelle nostre parti conosciamo  vicende, si sono sempre resi disponibili a devastare il territorio per prevedibili miserabili  interessi verosimilmente personali.
Adesso il futuro del settore è riposto nel Patto dei sindaci che dovrà fornire la spinta necessaria per accelerare, a livello regionale, la definizione di un un nuovo ed efficace Piano energetico di cui dovrà dotarsi la Regione. Con l'augurio che vengano eliminati gli spazi per i consiglieri e politicanti affaristi.

lunedì 29 aprile 2013

Piana degli Albanesi. I° maggio a Portella delle Ginestre

Manifestazioni dei sindacati si terranno mercoledì primo maggio in tutta la Sicilia.
A Portella della Ginestra il tradizionale appuntamento organizzato dalla Cgil con concentramento alle 9.30 presso la casa del popolo di Piana degli Albanesi e corteo fino ai luoghi della strage.
Parteciperanno delegazioni da molte province dell’isola. In programma gli interventi di Maurizio Calà, segretario generale della Camera del lavoro di Palermo e di Stefania Crogi, segretaria generale nazionale della Flai.
 
Piana degli Albanesi
Il presidente del Senato Pietro Grasso ieri a Piana degli Albanesi ha reso omaggio a Vito Stassi "Carusci", segretario della Camera del Lavoro di Piana, ucciso dalla mafia il 28 aprile 1921.
Grasso è stato prima nell'aula consiliare per l'incontro con i familiari, i sopravvissuti della strage di Portella della Ginestra e le autorità. Poi si è spostato a piedi in via Damiano Lo Greco per la benedizione e la scopertura della lapide in ricordo del sindacalista.
Infine, il presidente del Senato ha raggiunto il Memoriale di Portella della Ginestra per deporre una corona di fiori. "La lotta alla mafia - ha detto Grasso - deve essere unita alla lotta per il riconoscimento dei diritti del lavoro e di cittadinanza. I fatti del 1921, quando è stato trucidato Vito Stassi Carusci, e quelli del '47, quando si è compiuto l'eccidio di Portella, dimostrano come nel momento in cui c'è la rivendicazione dei diritti e il sorgere di distanze sociali, spesso la violenza mafiosa soffoca le aspirazioni delle popolazioni".

Il discorso programmatico di Enrico Letta

Signora Presidente
Onorevoli Deputati,
appena una settimana fa il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, pronunciava il suo discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica. A lui consentitemi di rivolgere nuovamente un sincero ringraziamento per lo straordinario spirito di dedizione alla nostra comunità nazionale con il quale ha accettato la rielezione per il secondo mandato.
Voglio inoltre ringraziare i Presidente del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, per la collaborazione offerta nella fase di consultazione in questo primissimo avvio dell’esperienza di governo.
Quella del presidente Napolitano è stata – lo sappiamo – una «scelta eccezionale». Eccezionale perché tale è il momento che l’Italia e l’Europa si trovano a vivere oggi. Di fronte all’emergenza il presidente della Repubblica ci ha invitato a parlare il linguaggio della verità. Ci ha chiesto di offrire in extremis, al Paese e al mondo, una testimonianza di volontà di servizio e senso di responsabilità. Ci ha concesso un’ultima opportunità. L’opportunità di dimostrarci degni del ruolo che la Costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione. Degni di servire il Paese – attraverso l’esempio, il rigore, le competenze – in una delle stagioni più complesse e dolorose della storia unitaria.
Accogliendo il suo appello intendo rivolgermi a voi proprio con il linguaggio “sovversivo” della verità. Confessandovi che avverto, fortissimi in questo momento la consapevolezza dei miei limiti e il peso della mia personale responsabilità, ma impegnandomi a fare di tutto affinché le mie spalle siano larghe e solide al punto da reggere, nelle vesti di presidente del Consiglio di un Governo che richiede, qui e oggi, la fiducia del Parlamento.
Infine, non potrei iniziare questo discorso, in un passaggio cosi impegnativo, senza un accenno personale ed esprimere un senso di gratitudine profonda verso chi con generosità e senso antico della parola “lealtà” mi sostiene anche in questo difficile passaggio: Pierluigi Bersani.
Un governo al servizio dell’Italia e dell’Europa
La prima verità è che la situazione economica dell’Italia è ancora grave. Abbiamo accumulato in passato un debito pubblico che grava come una macina sulle generazioni presenti e future, e che rischia di schiacciare per sempre le prospettive economiche del Paese. Il grande sforzo di risanamento compiuto dal precedente Governo, guidato dal senatore Mario Monti, è stato premessa della crescita in quanto la disciplina della finanza pubblica era e resta indispensabile per contenere i tassi di interesse e sventare possibili attacchi finanziari. Il mantenimento degli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza è necessario ad uscire, quanto prima, dalla procedura di disavanzo eccessivo e per recuperare margini di manovra all’interno dei vincoli europei. Nelle sedi europee e internazionali l’Italia si impegnerà poi per individuare strategie per ravvivare la crescita senza compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica.
L’ Europa è in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i Paesi membri e tutti i cittadini ne hanno più bisogno. L’Europa può tornare ad essere motore di sviluppo sostenibile – e quindi di speranza e di costruzione di futuro – solo se finalmente si apre. Il destino di tutto il continente è strettamente legato. Non ci possono essere vincitori e vinti se l’Europa fallisce questa prova. Saremmo tutti perdenti: sia nel Sud che nel Nord del continente.
È per questo che se otterrò la vostra fiducia, immediatamente visiterò in un unico viaggio Bruxelles, Berlino e Parigi per dare subito il segno che il nostro è un governo europeo ed europeista.
La risposta, dunque, è una maggiore integrazione verso un’Europa Federale. Altrimenti il costo della non-Europa, il peso della mancata integrazione, il rischio di un’unione monetaria senza unione politica e unione bancaria diventeranno insostenibili: come la crisi di questi cinque anni ci ha mostrato. Questo Parlamento ha già dimostrato di poter trovare intese per dare all’Europa un contributo italiano innovativo. Questo è avvenuto nel sostegno all’azione europea del governo Monti e nell’elaborazione di posizioni comuni come quella elaborata dai colleghi Baretta, Brunetta e Occhiuto in vista del Consiglio Europeo del Giugno scorso. Da quelle premesse politiche ripartiremo.
Le premesse macroeconomiche sono quelle dell’Euro e della Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi.
Le risorse per la crescita: giovani e territorio
Di solo risanamento l’Italia muore. Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente: non c’è più tempo. Tanti cittadini e troppe famiglie sono in preda alla disperazione e allo scoramento. Pensiamo alla vulnerabilità individuale che nel disagio e nel vuoto di speranze rischia, di tramutarsi in rabbia e in conflitto, come ci ricorda lo sconcertante fatto avvenuto ieri stesso dinanzi a Palazzo Chigi. Ieri andando a visitare in ospedale il Brgadiere Giangrande ferito gravemente insieme al Carabiniere Scelto Negri, sono stato impressionato dalla forza e dalla fermezza della figlia Martina. Il Parlamento deve stringersi a lei in questo momento. E il Parlamento deve stringersi anche all’Arma dei Carabinieri e a tutte le forze dell’ordine per il servizio continuo, silenzioso, encomiabile, spesso in condizioni disagiate, svolto nell’interesse della nazione in Italia e all’estero.
Senza crescita e coesione l’Italia è perduta. Il Paese, invece, può farcela. Ma per farcela deve ripartire. E per ripartire tutti devono essere motori di questa nuova energia positiva. L’architrave dell’esecutivo sarà l’impegno a essere seri e credibili sul risanamento e la tenuta dei conti pubblici. Basta coi debiti che troppe volte il nostro Paese ha scaricato sulle spalle e la vita delle generazioni successive. Quelle nuove, di generazioni, hanno imparato sulla propria pelle e non faranno lo stesso con i propri figli.
Ecco perché la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti. Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia, con includere incentivi per ristrutturazioni ecologiche e affitti e mutui agevolati per giovani coppie. E poi bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.
Misure ulteriori dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’IVA; l’aumento delle dotazioni del Fondo Centrale di Garanzie per le piccole e medie imprese e del Fondo di Solidarietà per i mutui. Ma questi provvedimenti – sebbene necessari nel breve termine – non sono sufficienti.
La crescita economica di un paese richiede una strategia complessa, che eviti dispersione a pioggia delle poche risorse e che possa innescare meccanismi virtuosi. Per questo è necessario una sintonia tra le azioni del Governo e quelle delle banche e delle imprese, che debbono essere mirate ad una crescita di lungo periodo degli attori economici per superare gli annosi ritardi dell’Italia in termini di crescita della produttività e della competitività. Il Governo deve accompagnare questa crescita e rimanere a fianco delle imprese anche e soprattutto quando queste si impegnano all’estero nell’arena globale.
Un importante argomento di contesto concerne la giustizia, in quanto solo con la certezza del diritto gli investimenti possono prosperare. Questo riguarda la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione, che distorce regole e incentivi. Questo riguarda anche la giustizia nel suo complesso. La giustizia deve essere giustizia innanzitutto per i cittadini. La ripresa ritornerà anche se i cittadini e gli imprenditori italiani e stranieri saranno convinti di potersi rimettere con fiducia ai tempi e al merito delle decisioni della giustizia italiana. E tutto questo funzionerà se la smetteremo di avere una situazione carceraria intollerabile ed eccessi di condanne da parte della Corte dei diritti dell’uomo. Ricordiamoci sempre che siamo il paese di Cesare Beccaria!
Dobbiamo liberare le energie migliori del Paese. Non partiamo da zero, ma da due grandi risorse. Prima di tutto, i giovani. “Scommettete su cose grandi” ha detto proprio ieri Papa Francesco rivolto a loro. E noi abbiamo gli strumenti per aiutarli. Quello generazionale non è certo solo un tema attinente al rinnovamento della classe dirigente, come troppo spesso emerge nel dibattito pubblico. È una questione drammatica che scontano sulla propria pelle milioni di giovani. Segnala bassi tassi di istruzione e di occupazione, porta con sé lo sconforto, e anche la rabbia, di chi non studia né lavora. Chiediamoci quanti bambini non nascono ogni anno, in Italia, per la precarietà che limita le scelte delle famiglie giovani. Non è solo demografia, è una ferita morale. Perché non devono esistere generazioni perdute, perché solo i giovani possono ricostruire questo Paese: le loro nuove esperienze e competenze ci raccontano un mondo che cambia, il loro mondo. Rinunciare ad investire su di loro è un suicidio economico. Ed è la certezza di decrescita, la più infelice.
Semplificheremo e rafforzeremo l’apprendistato, che ha dato buoni risultati in paesi vicini. Un aiuto può venire da modifiche alla legge 92/2012, quali suggerite dalla Commissione dei saggi istituita dal presidente della Repubblica, che riducano le restrizioni al contratto a termine, finché dura l’emergenza economica. Aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato, con defiscalizzazioni o con sostegni ai lavoratori con bassi salari, condizionati all’occupazione, in una politica generale di riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale. Non bastano incentivi monetari. Occorre prendersi cura dei giovani, volgendo il disagio in speranza, puntando su orientamento e stimolo all’imprenditorialità. E occorre percorrere la strada europea tracciata dal programma Youth guarantee, per garantire effettivi sbocchi occupazionali.
Bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all’estero. La nomina di Cecile Kyenge significa una nuova concezione di confine, da barriera a speranza, da limite invalicabile a ponte tra comunità diverse.
La società della conoscenza e dell’integrazione si costruisce sui banchi di scuola e nelle università. Dobbiamo ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori che in tante classi volgono il disagio in speranza e dobbiamo ridurre il ritardo rispetto all’Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica. In Italia c’è una nuova questione sociale, segnata dall’aumento delle disuguaglianze. Solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, mentre sono il 40% in Gran Bretagna, il 35% in Francia, il 33% in Spagna. Bisogna finalmente dare piena attuazione all’art. 34 della Costituzione, per il quale «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». L’uguaglianza più piena e destinata a durare nelle generazioni è oggi più che mai l’uguaglianza delle opportunità.
Per rilanciare il futuro industriale del Paese, bisogna scommettere sullo spirito imprenditoriale e innovare e investire in ricerca e sviluppo. Per questo intendiamo lanciare un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca, finanziato tramite project bonds. La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale. Si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano. Oltre all’alta tecnologia bisogna investire su ambiente ed energia. Le nuove tecnologie – fonti rinnovabili ed efficienza energetica – vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosiddetto market coupling e, per il gas, il completo riallineamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub.E’ chiaro che episodi come quello dell’ILVA di Taranto non sono più tollerabili.
Tutta l’impresa italiana, per crescere, ha bisogno di più semplicità, di un’alleanza tra la pubblica amministrazione e la società, senza tollerare le sacche di privilegio. La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani ed è per questo che bisognerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni. Bisogna snellire le procedure e avere fiducia in chi ha voglia di investire, creare, offrire posti di lavoro.
Non si possono più chiedere sacrifici sempre e soltanto ai «soliti noti». I sacrifici sono socialmente sostenibili solo se sono ispirati ad un principio di equità. Questo significa coniugare una ferrea lotta all’evasione con un fisco amico dei cittadini, senza che la parola Equitalia debba provocare dei brividi quando viene evocata.
L’altra grande risorsa è l’Italia stessa. Bellezza senza navigatore. La nostra tendenza all’autocommiserazione è pari solo all’ammirazione che l’Italia suscita all’estero. Molti stranieri vogliono bagnarsi nei nostri mari, visitare le nostre città, mangiare e vestire italiano. L’Italia e il made in Italy sono le nostre migliori ricchezze. E’ per questo che uno dei primi atti del Governo sarà quello di nominare il Commissario unico per l’Expo, una grande occasione che non dobbiamo mancare. A questo fine nei prossimi giorni sarò a Milano a presentare il decreto per partire per l’ultimo miglio di questo evento strategico.
Per questo dobbiamo rilanciare il turismo e, soprattutto, attrarre investimenti. Rimuoviamo quegli ostacoli che fanno sì che l’Italia per molti non sia una scelta di vita. Questo significa puntare sulla cultura, motore e moltiplicatore dello sviluppo, o sulle straordinarie realtà dell’agro-alimentare. Questo significa valorizzare e custodire l’ambiente, il paesaggio, l’arte, l’architettura, le eccellenze enogastronomiche, le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.
Questo vuol dire anche valorizzare il nostro grande patrimonio sportivo. La pratica dello sport significa prevenzione dalle malattie, lotta contro l’obesità, formazione a stili di vita sani, lealtà e rispetto delle regole. Dobbiamo impegnarci per diffondere la pratica sportiva sin dalle scuole elementari con un piano di edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale.
L’intraprendenza dei giovani e la bellezza dei territori sono d’altra parte due risorse cruciali per il Mezzogiorno. In entrambi i casi un patrimonio dissipato, un giacimento inutilizzato di potenzialità. Dobbiamo mettere in condizione il Sud di crescere da solo, annullando i divari infrastrutturali e di ordine pubblico che l’hanno frenato, puntando sulle nuove imprese, in particolare le industrie culturali e creative, e sulla buona gestione dei fondi europei, come quella che ha caratterizzato l’operato del governo Monti.
Dobbiamo, soprattutto, evitare di continuare a mettere la testa sotto la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese – in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e quasi militare del territorio. E questo nonostante lo spirito di servizio e il sacrificio di tanti servitori dello Stato – magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine anzitutto – che troppo spesso abbiamo avuto la responsabilità di lasciare soli. Anche per questo dobbiamo dare effettiva concretezza al valore della specificità della professione svolta dal personale in divisa delle Forze Armate e della Polizia.
Priorità al lavoro
Ma permettetemi di soffermarmi un attimo sulla grande tragedia di questi tempi che d’altronde al Sud tocca punte di desolazione e allarme sociale: la questione del lavoro. È e sarà la prima priorità del mio governo. Solo col lavoro si può uscire da quest’incubo di impoverimento e imboccare la via di una crescita non fine a se stessa, ma volta a superare le ingiustizie e riportare dignità e benessere. Senza crescita, anche gli interventi di urgenza su cui ci siamo impegnati e che qui ribadisco – rifinanziamento delle casse integrazioni in deroga, superamento del precariato anche nella pubblica amministrazione – sarebbero insufficienti. In particolare, con i lavoratori esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo tema è un impegno prioritario di questo Governo.
Mai come oggi occorre fiducia reciproca: imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni che in passato ci hanno frenato. Sono sicuro che come in tanti momenti critici della vita della Repubblica i sindacati saranno protagonisti. Il governo vuole aprire la strada con proposte che approfondiremo insieme: ampliare gli incentivi fiscali a chi investe in innovazione, sostenere l’aggregazione e internazionalizzazione delle PMI, dare più credito a chi lo merita, garantire il pagamento dei debiti alle imprese, semplificare e rimuovere gli ostacoli burocratici che frenano lo spirito d’impresa.
Dobbiamo anche valorizzare il lavoro autonomo e le libere professioni, che in una società postindustriale rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Le misure di liberalizzazione orami sono state adottate. Ora bisogna lavorare tutti insieme per formare e dare opportunità ai giovani, innalzare la qualità, servire al meglio i clienti.
Anche sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà già straordinari contributi alla crescita del paese, ma siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità. La carenza di servizi scarica sulle donne compiti insostenibili, aggravati in alcuni casi da una crescita insopportabile delle violenze contro le donne.
La riforma del nostro welfare richiede azioni di ampio respiro per rilanciare il modello sociale europeo. Il welfare tradizionale, schiacciato sul maschio adulto e su pensioni e sanità, non funziona più. Non stimola la crescita della persona e non basta a correggere le disuguaglianze. Non occorrono isterismi. Occorre un cambiamento radicale: un welfare più universalistico e meno corporativo, che sostenga tutti i bisognosi, aiutandoli a rialzarsi e a riattivarsi. Per un welfare attivo, più giovane e al femminile, andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari; e si potranno studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.
Hanno trovato largo consenso parlamentare nei mesi passati le proposte su incentivi al pensionamento graduale con part time misto a pensione, con una «staffetta generazionale» per la parallela assunzione di giovani. Inoltre, per evitare il formarsi di bacini estesi di lavoratori anziani di difficile ricollocazione, studieremo forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale.
Dobbiamo poi ricordarci che l’Italia migliore è un’Italia solidale. E’ per questo che il governo non può che valorizzare la rete di protezione dei cittadini e dei loro diritti, con misure tese al miglioramento dei servizi, da quelli sanitari a quelli del trasporto pubblico, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti.
Vorrei a questo proposito rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno consentono al nostro paese di godere di questa solidarietà e che mantengono unito il nostro tessuto sociale: i servitori dello Stato – quelli che rischiano la vita per proteggere le istituzioni, quelli che lavorano nella sanità per salvare delle vite, quelli che aiutano i nostri figli a crescere – ma anche gli operatori del volontariato, della cooperazione, del terzo settore e della galassia del 5 per 1000. E’ l’esempio che giornalmente viene dato da queste persone che ci fa riscoprire il valore del servizio pubblico.
Una speciale menzione merita la protezione civile, che ha dato una straordinaria prova nei terremoti in Abbruzzo e in Emilia e che ci ricorda che abbiamo un impegno alla prevenzione, con un piano di manutenzione contro il dissesto idrogeologico e la lotta all’abusivismo.
La riforma della politica
Vorrei che questo governo inaugurasse una fase nuova nella vita della Repubblica. Non il canto del cigno di un sistema imploso sulle sue troppe degenerazioni, ma un primo impegno per la ricostruzione della politica e del nostro modo di percepirci come comunità.
La ricostruzione però può partire solo da un esercizio autentico, non simulato, di autocritica. La verità è che la politica ha commesso troppi errori. Si è erosa, giorno dopo giorno, la credibilità della politica e delle istituzioni, vittime di un presentismo – vale a dire dell’ossessione del consenso immediato – che bloccato il Paese.
Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.
Oggi abbiamo dinanzi un’altra sfida, ancora più complessa: quella dell’autorevolezza. L’autorevolezza del potere che non ha più, come in passato, il monopolio delle informazioni, ma deve avere il profilo e le competenze per discernere il vero dal falso nel flusso enorme di informazioni presenti nella Rete. L’autorevolezza di chi non si accontenta della verosimiglianza e del sentito dire, ma sceglie sempre e solo la verità e ha il coraggio e la pazienza di raccontarla ai cittadini, anche se dolorosa o brutale.
Per cominciare, bisogna recuperare decenza, sobrietà, scrupolo, senso dell’onore e del servizio e, infine, la banalità della gestione di un buon padre di famiglia. Ognuno deve fare la sua parte. A questo fine, per dare l’esempio, il primo atto del Governo sarà quello di eliminare con una norma d’urgenza lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità.
Nessuno, ripeto nessuno, può sentirsi esentato dal dovere dell’autorevolezza. Nessuno può considerarsi fino in fondo assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole, opere o omissioni. Con 11 milioni e mezzo di cittadini che hanno deciso di non votare, alle elezioni dello scorso febbraio, quello dell’astensione è risultato essere il primo partito. Non era mai accaduto prima: due milioni in più rispetto al 2008, quattro rispetto al 2006. Su questo sfondo la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 ad oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato.
Per di più di ammontare decisamente troppo elevato, come la Corte dei Conti ha recentemente confermato: 2 miliardi e mezzo di euro dal 1994 al 2012, a fronte di spese certificate di circa mezzo miliardo.E’, questa , solo una delle conferme del fatto che il sistema va rivoluzionato. Partiamo dunque dal finanziamento pubblico ai partiti, abolendo la legge troppo timida approvata l’anno scorso e introducendo misure di controllo e di sanzione anche sui gruppi parlamentari e regionali. Occorre poi avviare percorsi che finalmente consegnino alla libera scelta dei cittadini, con opportuni interventi sul versante fiscale, la contribuzione all’attività politica dei partiti.
È però anche importante collegare il tema del finanziamento a quello della democrazia interna ai partiti, attuando finalmente i principi sulla democrazia interna incorporati nell’art. 49 della Costituzione, stimolando la partecipazione dei militanti e garantendo la trasparenza delle decisioni e delle procedure.Rivendico con forza l’importanza di un temporaneo «governo di servizio al paese» tra forze sicuramente lontane e diverse tra loro. Credo che non sia facile votare insieme da posizioni così eterogenee, ma proprio per questo credo che questa sia una scelta che meriti rispetto anche da chi non la condivide perché non è motivata dall’interesse particolare ma da principi più alti di coesione nazionale. Questo è il senso del messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere. Non dobbiamo avere paura di fare il nostro dovere per l’Italia. Noi dobbiamo dare il nostro contributo a ricostruire un patto di fiducia, a ritrovare il senso di una missione comune. Come italiani, si vince o si perde tutti insieme.
Sicuramente è e deve essere un’eccezione la convergenza di forze politiche che si sono presentate come alternative alle elezioni. Ma è eccezionale che dalle urne, anche a causa della legge elettorale, non sia uscita alcuna maggioranza; è eccezionale l’emergenza economica che il governo dovrà affrontare; è eccezionale il fatto che sia necessario riscrivere alcune regole costituzionali. Credo quindi che le forze politiche che sostengono il governo stiano dimostrando un grande senso di responsabilità e di attaccamento alle istituzioni. Vent’anni di attacchi e delegittimazioni reciproche hanno eroso ogni capitale di fiducia nei rapporti tra i partiti e l’opinione pubblica, che è esausta, sempre più esausta, delle risse inconcludenti.Ho imparato da Nino Andreatta la fondamentale distinzione tra politica, intesa come dialettica tra diverse fazioni, e politiche, intese come soluzioni concrete ai problemi comuni. Se in questo momento ci concentriamo sulla politica, le nostre differenze ci immobilizzeranno. Se invece ci concentriamo sulle politiche, allora potremo svolgere un servizio al paese migliorando la vita dei cittadini.
È per questo che intendo appellarmi alla responsabilità dei partiti e dei movimenti perché ritengo centrale il ruolo del Parlamento, con una continua interlocuzione con le forze politiche che non sostengono il Governo e con la creazione di luoghi permanenti di codecisione, ai quali parteciperò personalmente, tra il governo e le forze politiche che lo sostengono.
La riforma delle istituzioni
L’appello alla responsabilità e alla capacità di trovare terreni di convergenza è ancora più pressante nel nostro compito di riformare le istituzioni, anche perché auspico che per la scrittura delle regole che riguardano la vita democratica di tutti il fronte si allarghi anche alle forze che non hanno intenzione di sostenere il governo in modo organico, che devono partecipare pienamente al processo costituente.Vedo oggi una via stretta, ma possibile, per una riforma anche radicale del sistema istituzionale e del sistema politico.Un imperativo deve essere chiaro a tutti noi fin dal primo momento: in questa materia negli ultimi decenni abbiamo assistito troppe volte all’avvio di percorsi riformatori che si presentavano come risolutori, che nelle intenzioni anche sincere di chi li proponeva, promettevano di regalarci istituzioni più efficienti e capaci di decidere, oltre che maggiormente vicine ai cittadini, e che invece si sono infranti contro veti reciproci, chiusure partigiane, prese di posizione strumentali e contrapposizioni dannose nonostante i reiterati richiami del Presidente della Repubblica.
Al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta fondamentale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente, sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione, aperta alla partecipazione anche di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati della attività parlamentare della scorsa legislatura e dalle conclusioni del Comitato di saggi istituito dal Presidente della Repubblica. La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per un provvedimento Costituzionale possano compiersi.
Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile per questo tema è il successo nell’approvazione delle riforme che il paese aspetta da troppo tempo, fra 18 mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare. In caso contrario, se veti e incertezze dovessero minacciare di impantanare tutto per l’ennesima volta, non avrei esitazioni a trarne immediatamente le conseguenze.
La moralità della politica è quella di prendere le decisioni che i cittadini si attendono, e di rispettare gli impegni presi di fronte al paese e alle istituzioni.
L’obiettivo complessivo è quello di una riforma che riavvicini i cittadini alle istituzioni, rafforzando l’investitura popolare dell’esecutivo e migliorando efficienza ed efficacia del processo legislativo. I principi che devono guidarci sono quelli di una democrazia governante: la capacità degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti e di decidere alle elezioni sui governi e le maggioranze che li sostengono.
Dobbiamo superare il bicameralismo paritario, per snellire il processo decisionale ed evitare ingorghi istituzionali come quello che abbiamo appena sperimentato, affidando ad una sola Camera il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo. Nessuna legge elettorale è infatti in grado di garantire il formarsi di una maggioranza identica in due diversi rami del Parlamento.Dobbiamo quindi istituire una seconda Camera – il Senato delle Regioni e delle Autonomie – con competenze differenziate e con l’obiettivo di realizzare compiutamente l’integrazione dello Stato centrale con le autonomie, anche sulla base di una più chiara ripartizione delle competenze tra i livelli di governo con il perfezionamento della riforma del Titolo V.
Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire le provincie. Semplificazione e sussidiarietà devono guidarci al fine di promuovere l’efficienza di tutti i livelli amministrativi e di ridurre i costi di funzionamento dello Stato. Questo non significa perseguire una politica di tagli indifferenziati, ma al contrario valorizzare comuni e regioni per rafforzare le loro responsabilità, in un’ottica di alleanza tra il governo e i territori e le autonomie, ordinarie e speciali. Bisogna altresì chiudere rapidamente la partita del Federalismo fiscale, rivedendo il rapporto fiscale tra centro e periferia salvaguardando la centralità dei territori e delle Regioni. Si può anche esplorare il suggerimento del Comitato di Saggi istituito dal Presidente della Repubblica per la eventuale riorganizzazione delle Regioni e dei rapporti tra loro.
Occorre poi riformare la forma di governo, e su questo punto bisogna anche prendere in considerazione scelte coraggiose, rifiutando piccole misure cosmetiche e respingendo i pregiudizi del passato.
La legge elettorale è naturalmente legata alla forma di governo, ma si possono sin da ora delineare gli obiettivi fondamentali. Innanzitutto, dobbiamo qui solennemente assumere l’impegno che quella dello scorso febbraio sia l’ultima consultazione elettorale che si svolge sulla base della legge elettorale vigente. Cambiarla serve non solamente per assicurare la formazione di maggioranze sufficientemente ampie e coese, in grado di garantire governi stabili; ma prima ancora per restituire legittimità al Parlamento ed ai singoli parlamentari. Non possiamo più accettare l’idea di parlamentari di fatto imposti con la stessa presentazione delle candidature, senza che i cittadini abbiano la possibilità di individuare il candidato più meritevole.
Sono certo che le forze politiche siano in grado di trovare delle ottime soluzioni. Permettetemi di esprimere a livello personale che certamente migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente.
La nuova Europa
Rappresentare l’intera nazione oggi significa prima di tutto sapere e ribadire che le sorti dell’Italia sono intimamente correlate a quelle dell’Unione europea. Due destini che si uniscono.
Nel 2012 tutti noi abbiamo vinto il premio Nobel anche se forse non ce ne siamo pienamente accorti. L’Unione Europea è stata premiata per un’alchimia politica senza precedenti: la trasformazione delle macerie di un continente di guerra in uno spazio di pace. Allora i nemici decisero di vivere insieme. Dopo insieme abbiamo promosso la democrazia e riunificato il continente dalle ferite della cortina di ferro. Insieme abbiamo dato vita al mercato unico. Insieme abbiamo concepito la cooperazione allo sviluppo, di cui siamo leader al mondo. Insieme ai ragazzi partiti nel 1987 per il primo Erasmus, abbiamo scoperto di avere nuove case e nuove famiglie. E insieme, nella crisi, dobbiamo ripartire da alcune verità, perché della verità non bisogna mai avere paura.
Primo: il Nobel non è alla memoria. L’Europa non è il passato, è il viaggio nel quale ci siamo imbarcati per arrivare nel futuro. L’Europa è lo spazio politico con cui rilanciare la speranza che ha animato la nostra società nella ricostruzione del dopoguerra. È lo spazio politico con cui mettere fine a questa guerra di stereotipi, di sfiducia e di timidezza, mentre la tragedia della disoccupazione giovanile mette un’intera generazione in trincea. L’Europa esiste solo al presente e al futuro, solo se alla storia scritta dai nonni e dai padri si affiancano le azioni dei figli e dei nipoti.
Secondo: l’Europa è il nostro viaggio. La sua storia non è scritta malgrado noi. È scritta da noi. L’orizzonte è europeo, con le università che devono diplomare laureati in grado di lavorare ovunque in Europa, e le imprese che devono inventare prodotti che siano competitivi a livello continentale se non globale. Pensare l’Italia senza l’Europa è la vera limitazione della nostra sovranità, perché porta alla svalutazione più pericolosa, quella di noi stessi. Vivere in questo secolo vuol dire non separare le domande italiane e le risposte europee, nella lotta alla disoccupazione e alla disuguaglianza, nella difesa e nella promozione di tutti i diritti. E soprattutto, l’abbattimento dei muri tra il Nord e il Sud del continente, così come tra il Nord e il Sud dell’Italia.
Terzo: il porto a cui il nostro viaggio è rivolto sono gli Stati Uniti d’Europa e la nostra nave si chiama democrazia. Guardiamo con ammirazione lo sviluppo delle altre nazioni, in particolare in Asia e in Africa, ma non vogliamo sognare i sogni degli altri. Abbiamo il diritto a sogno che si chiama Unione Politica e abbiamo il dovere di renderlo più chiaro. Possiamo avere «più Europa» soltanto con «più democrazia»: con partiti europei, con l’elezione diretta del Presidente della Commissione, con un bilancio coraggioso e concreto come devono essere i sogni che vogliono diventare realtà.
L’Italia vive in un mondo sempre più grande, caratterizzato dall’arrivo sulla scena di nuove potenze emergenti che stanno modificando gli equilibri mondiali. Di fronte a giganti come Cina, India e Brasile, i singoli Stati europei non possono che sviluppare una politica comune per raggiungere la massa critica necessaria ad interagire con questi nuovi attori e influire sui processi globali.
Questo significa un rinnovato impegno per una politica estera e di difesa comuni, tese a rinnovare l’impegno per il consolidamento dell’ordine internazionale, un impegno che vede le nostre Forze Armate in prima linea, con una professionalità e un’abnegazione seconda a nessuno. Lavoreremo per trovare una soluzione equa e rapida alla dolorosa vicenda dei due Fucilieri di Marina trattenuti in India, che ne consenta il legittimo rientro in Italia nel più breve tempo possibile.
L’Italia è saldamente collocata nel campo occidentale, ma la sua posizione geopolitica proiettata verso altre civiltà, la sua cultura abituata al dialogo e la sua economia vocata all’esportazione possono consegnarle un ruolo di ponte tra l’Occidente e le nuove potenze emergenti.
Questo è importante soprattutto nel Mediterraneo, dove il consolidamento delle primavere arabe, la risoluzione politica della crisi in Siria e la prosecuzione del processo di pace in Medio Oriente sono le questioni più urgenti.
Conclusione
In questi giorni ho pensato al personaggio biblico di Davide. Come lui, con lui, siamo nella valle di Elah, in attesa di affrontare Golia.
Nella valle delle nostre paure di fronte a sfide che appaiono gigantesche. Anche la sfida di metterci insieme per affrontarle. Come Davide in quella valle, dobbiamo spogliarci della spada e dell’armatura che in questi anni abbiamo indossato e che ora ci appesantirebbero.
Davide “prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese in mano la fionda e si avvicinò a Golia”. Noi, dal “torrente” delle idee sulle quali ci siamo confrontati abbiamo scelto i nostri “ciottoli”, le nostre proposte di programma. La “fionda” l’abbiamo in mano insieme, governo e Parlamento. Ma di Davide ci servono il coraggio e la fiducia. Il coraggio di mettere da parte quella “prudenza politica” che spinge a evitare il confronto con le nostre paure, a rimanere nella valle e, se proprio decidiamo di muoverci, a farlo con indosso l’armatura. Il coraggio di affrontare la sfida liberandoci dell’armatura, forse lo abbiamo trovato. La fiducia è quella che chiediamo al Parlamento e agli italiani.

Hanno detto ... ...

LUCA TELESE, giornalista
Per una volta che non ho criticato il m5s ma l'ho difeso grillo mi da dello sciacallo: che film avrà visto?
 
FRANCO BECHIS, giornalista
In transatlantico coda di questuanti davanti ai neomistri.
Mario Mauro ne avrà venti intorno che bacia. Bacia anche mè che passo di lì.
 
PAPA FRANCESCO,
Lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo.
 
 

domenica 28 aprile 2013

Contessa Entellina. Elezioni Amministrative (n. 13)

La campagna elettorale stenta ad assumere vigore. La gente verosimilmente diffida sui modi usati dai politicanti nostrani per conseguire una sedia in Municipio.
Diffida di cosa ?
Dei fatti che il Blog rende pubblici, delle motivazioni che spingono i politicanti ad ocuparsi delle risorse pubbliche ed di altro ancora, tutte questioni su cui intendiamo ulteriormente soffermarci via via.
 
Si, non c'è motivo perchè la gente si infervori.
Vediamo una breve panoramica.
1) Tiziana Musacchia in serata ha incassato il primo fiasco. Aveva fatto annunziare al suono di tromba  che alle 18,oo in piazza Umberto si sarebbe presentata (lei effettivamente sconosciuta alla gran parte della popolazione), alla cittadinanza ed avrebbe pure mostrato il simbolo della lista.
Si sono presentati all'appuntamento Lei, il fratello Beppe segretario della sezione di famiglia, i Capi famiglia Enzo Spera, Nino Montalbano, Carmelo Pecoraro, i candidati e qualche parente di candidao. In totale non più 40/45 persone.
D'altronde la gente il simbolo lo conosceva già, grazie al nostro Blog, che già ieri sera ne aveva pubblicato la foto (albero a mò di quercia nei colori verde e marrone).
Tiziana Musacchia ha accennato a qualcosa che voleva ricordare legalità e simili ed inoltre ha parlato della forza della quercia, del verde della speranza e del marrone della terra, seguita da Anna Caruso e da Michele Migliore. Il tutto in molto meno di 30 minuti.
Nessuno dei Capi famiglia ha preso la parola. D'altronde non c'era motivo di spiegarsi in famiglia. Gran parte dei non familiari erano semplicemente curiosi ed inviati del Blog.
2) Sergio Parrino sta conducendo la campagna pre-elettorale cercando "sorprese" che mettano in difficoltà pure il Blog che finora ha parlato di candidati giovani e giovanissimi.
E' ormai certo che la campagna elettorale, in partenza difficile per la sua parte, volga al meglio da quando i Capi Famiglia hanno rotto con l'unica forza politica con cui erano originariamente associati, l'area socialista. Senza qualcuno che mastichi di politica infatti ai Capi Famiglia manca, adesso, l'anima, lo spirito per dirsi espressione di qualcosa.
E la presentazione esibita in serata da Tiziana ne è ampia dimostrazione.
 
3) L'area socialista è attualmente quella più impegnata nelle discussioni. Non riunioni ufficiali ma contatti telefonici fra l'intero gruppo dirigenti, una decina di persone, finalizzati a dare risposte al proprio elettorato che pone quesiti in vista del voto del 9 giugno ed eventualmente decidere se fornire indicazioni ufficiali di voto.
L'orientamento generalizzato, come prevedibile, è di attenersi alle due deliberazioni finora adottate e che il Blog ha reso pubbliche.
Però come continua a ripetere il solito "amico" nulla è impossibile in politica.

Hanno detto ... ...

BIAGIO SIMONETTA, giornalista
Chi associa la sparatoria nei pressi di Palazzo Chigi ai movimenti anti-politica piuttosto che alla disperazione creata dalla dirigenza politica e' in palese (pagata) malafede.

GIANLUIGI NUZZI, giornalista e scrittore
Proporro' ai servizi la gestione del mio blog, fb e della linea telefonica cosi fanno prima e risparmiano.
Prima al telefono non in linea sentivo echi strani.

GIULIA INNOCENZI, giornalista
Liquidare la sparatoria come solo opera di un pazzo, e' da irresponsabili. Additare Grillo e' l'unica risposta possibile della ka$ta.

OSCAR GIANNINO, giornalista
Le disgustose liti di fazioni estreme sulla sparatoria:, le accuse incrociate fra chi dissente e chi alimenta il presunto regime sono un film dell'horror

MARCO CASTELNUOVO, giornalista de La Stampa
Complimenti a chi, per denunciare il clima di odio e di animi esasperati, mette altra benzina sul fuoco.
Quando si dovrebbero misurare le parole.


ENRICO MENTANA, conduttore del TgLa7
Addebitare l'attentato (sparatoria) alla disoccupazione o alla campagna anti-casta prima di conoscere il movente e' solo biega strumentalizzazione.

MICHELE EMILIANO, sindaco di Bari
Rispettosamente insisto col dire che il nuovo governo non puo' avere carattere politico perche' nessuno del Pd ha scelto questa intesa.

PIETRO BUSETTA, economista siciliano
Un governo quellobsiciliano che dovra' far ripartire il mercato immobiliare in funzione anticiclica, diminuendo il peso fiscale sulla casa.

ANTONIO DI BELLA, giornalista
Hollande si congratula con Enrico Letta e parla di crescita. Alla Merkel saranno fischiate le orecchie.

MANLIO VIOLA, giornalista siciliano
E' siciliano di Monreale Giuseppe Giangrande, il carabiniere gravemente ferito nella sparatoria di Palazzo Chigi.

Palazzo delle Aquile. Esistono dipendenti che non si recano al lavoro ma riscuotono

Il Settore Risorse Umane del Comune Di Palermo ha deciso il licenziamento di un dipendente "per assenza arbitraria e ingiustificata".
Il provvedimento è stato ieri pubblicato all'Albo pretorio ed il dipendente, N.C. in servizio presso l'Avvocatura comunale, avrà due mesi di tempo per un eventuale ricorso al Giudice del Lavoro.
Il dipendente non era rientrato da un periodo di congedo goduto a cavallo fra il 2012 e il 2013 e risulta quindi assente dal servizio da gennaio. Nonostante il provvedimento avviato dalla Commissione Disciplinare presieduta dal Segretario Generale, il dipendente non ha fornito alcuna spiegazione del proprio comportamento e da qui è scaturito il massimo provvedimento sanzionatorio.
L'Amministrazione ha inoltre deciso di procedere al recupero delle somme percepite indebitamente dal dipendente.

Agricoltura. Più facile assumere lavoratori

ALPA INFORMA

Meno burocrazia sui lavoratori stagionali e occasionali agricoli

Vengono semplificati alcuni adempimenti in materia di sorveglianza sanitaria e di informazione e formazione

Dopo un'attesa di quasi due anni, è stato concertato ed emesso il decreto interministeriale (lavoro, salute e politiche agricole) sulle semplificazioni burocratiche amministrative per il lavoro stagionale in agricoltura.
Il testo fa esplicito riferimento all'accordo stipulato tra rappresentanze dei sindacati agricoli, datoriali e dei lavoratori, il 16 settembre 2011.
Il decreto è immediatamente operativo ed è stato pubblicato sul sito del Ministero del lavoro.
Le semplificazioni riguardano i lavoratori stagionali agricoli che svolgono presso la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell'anno, nonché dei lavoratori occasionali che svolgano attività di carattere stagionale nelle imprese agricole.
Per tali lavoratori la visita medica preventiva deve essere effettuata, a scelta del datore di lavoro e senza aggravi di costi per gli stessi, dal medico competente ovvero dal dipartimento di prevenzione della ASL, ogni due anni. Essa consente al lavoratore idoneo di prestare, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici, la propria attività di carattere stagionale, nel limite di 50 giornate l'anno, effettuate anche presso altre imprese agricole, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici. L'esito della visita medica deve risultare da apposita certificazione, la cui copia deve essere acquisita dal datore di lavoro.
Gli obblighi in materia di sorveglianza sanitaria possono, altresì, essere adempiuti dagli enti bilaterali e dagli organismi paritetici del settore agricolo e della cooperazione di livello nazionale o territoriale mediante convenzioni con le ASL per effettuare la visita medica preventiva preassuntiva ovvero con i medici competenti in caso di esposizione a rischi specifici.
Al lavoratore interessato devono essere consegnati appositi documenti, certificati dalla ASL ovvero dagli enti bilaterali e dagli organismi paritetici del settore agricolo e della cooperazione di livello nazionale o territoriale, contenenti indicazioni idonee a fornire conoscenze per l'identificazione, la riduzione e la gestione dei rischi nonché a trasferire conoscenze e procedure utili all'acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e all'identificazione e eliminazione, ovvero alla riduzione e gestione, dei rischi in ambiente di lavoro.
Ai lavoratori provenienti da altri Paesi deve essere garantita la comprensione della lingua utilizzata nella documentazione.
a cura di Salvatore Sparacio

Il nuovo governo visto da ... ... ... Nicola Graffagnini

Il nuovo governo o  la nuova frontiera ....

Dobbiamo confessarlo, tutti ieri alle h. 17,21 alla vista di Napolitano e Letta , pronti per la presentazione della lista del nuovo governo e successivamente uniti in quella lunga stretta di mano, abbiamo tirato un bel sospiro di sollievo ....
Dobbiamo anche ammettere che molti addetti ai lavori , non avevano letto positivamente la terza salita al Quirinale di Letta e quindi c'è stata .... una positiva sorpresa.... alle 16,30... allorchè iniziava a scorrere nelle Agenzie stampa il Comunicato del Quirinale sormontato dalla grande Stella della Repubblica, che indicava per le 17,00 l'orario di apertura della Sala Stampa e a questo punto è scattata davvero la speranza che il ovrno risultava fiormato .
Da una visione globale appare un governo delle novità ,,. o meglio che offre una visione globale di rinnovamento e di composizione fuori dagli schemi classici del Cencelli .
E' un governo della nuova frontiera ... delle novità .. che necessitano alla nostra nazione ma anche alla nostra Italia collocata in Europa e non da oggi . Non si può ignorare che si tratta di un investimento di primo livello a partire dalla storia personale del suoPresidente Letta , un uomo che plastiamente rappresenta il nuovo , formatosi agli studi rigorosi di Economia politica della Scuola di Andreatta e al fare politica alla scuola del Presidente Prodi ., di cui divenne Sottosegretario .
Possiamo dire, mutuando il linguagguio calcistico che il tridente di punta o di attacco all'Europa è ben diretta da Letta e formata da Emma Bonino, già Commissaria UE ma di grandi esperienze internazionali, ultima quella dell'ONU .. per la sua azione contro la pena di morte e dal Ministro Moavero, già responsabile per le politiche comunitarie nel precedente governo .
Risalgono per la loro importanza tre altri Ministri: della Giustizia e del Lavoro e dell'Economia, rispettivamente Cancellieri , Giovannini e Saccomanni e in questo Gruppo possiamo dire che è ben visibile il timbro di una in modo che quei Ministeri affidati a Grand Commis dello Stato, offrano al Governo soluzioni non dettate da ideologia di una parte o dell'altra, visto che si proviene da un secondo baratro già ben visto da tutti gli Italiani ... nel giorno precedente all'accettazione di Napolitano !
Alcune parole chiave emergono dalla lettura dei nomi del governo , che in sè contiene un messaggio di novità alla nazione, quasi da nuova frontiera ,dato la terra di nessuno , in cui sdi dovranno avventurare questi uoomini , una terra per il cui attraversamento richiederà uno sforzo di collaborazione al di sopra di tentativi di tirare la giacca da un lato o dall'altro lato .
Molti addetti ai lavori , al momento dello scioglimento della riserva assegnarono al Presidente Letta , ujna grande determinazione , per portare il nostro Paese avanti e staccarlo dall'immagine della Palude dei 50 giorni , che oggi sembra già alle spalle .

Ora siamo alla stazione di partenza , il treno del governo potrà portare del bene per il futuro della nazione e pensiamo che i primi passi debbano farsi in sintonia con le aspettative più alte del Paese .
Da domai oltre che le Camere spero che la fiducia al Governo venga sopratutto data dalla fiducia dei cittadini ... che è chiaro va riconquistata giorno dopo giorno con i provvedimenti attesi e conseguenti ..... che quasi tutti i politici ormai ripetono quasi come una nenia a memoria !!

Così come un'altra nenia , viene ripetuta ogni giorno con slogan ... omai privi di mordente ... da parte di quel comico che aveva creduto .. facile dire sempre dei NO e fare opposizione dura e cruda mediante un drappello di giovani , cui non si è consentito di far sviluppare in autonomia progetti positivi su cui far sognare tutta la Nazione .

Gli errori delle 5 stelle .. stanno di fronte a tutti .. . e risalgono a mio parere .1) al dialogo poco costruttivo avviato col Presidente incaricato Bersani ...2) . al mancato orientamento a votare per Prodi alla quarta votazione ... e in ultimo .. propro pochi giorni fa .. 3) . al dialogo serrato .. avviato dal Presidente Letta ... che i gruppi stellini hanno dovuto subire .. senza alcun tipo di dialogo o scatto di autonome osservazioni o di riflessioni in merito al nascente governo .!
Dei pareri della stampa estera ... io in questo momento ne farei proprio a meno ., anche perchè stamane .. quasi tutti quelli tedeschi .. scrivono del governo Letta varato come espressione plastica della vittoria .di Berlusconi ..e non mi sento molto d'accordo su questa valutazione anticipata . Mentre mi sento d'accordo sulla valutazione di Pittella , VicePresidente del Parlamento Europeo che dichiara : < Sento un maggior profumo d'Europa , ma poco profumo di Sud , il Mezzogiorno e il suo sviluppo è un fattore determinante per l'avvio della crescita in quanto il SUD contribuisce per il 24 % all'economia del Paese , nel breve occorrono azioni prioritarie verso Bruxelles per ricontrattare il fiscal contract e rilanciare nuovi strumenti di finanziamenti per superare l'attuale stagnazione . Anche la ricostruziione del PD passa per le migliori esperienze dell'Europa, in modo da assumere le migliori pratiche ed aprire il Partito al territorio .. negli 8000 Comuni d'Italia, infatti è lì che si devono ascoltare i cittadini e confrontarsi coi loro bisogni per risolverli . ...>

NG

Riflessioni alla rinfusa sul nuovo governo

Il nuovo governo è un esecutivo che qualcuno definisce neo-democristiano. Li sono rappresentati democristiani del Pd e del Pdl.
Mancano o sono posizionati nel cantuccio gli uomini della Sinistra. Una pausa, una riflessione a questa area (prevalentemente di origine ex comunista) farà più che bene. Questa gente necessita di una bella ripassata della Storia.
E' gente che pur essendo stata comunista non lo è più, nemmeno lontanamente. E questa è una bella cosa.
Necessitano però di un aggiustamento culturale. Chi fugge dal Comunismo, avendone scoperto l'assoluta pesantezza e crudeltà non può scappare tanto da andare a finire nel campo liberista. In tutti questi anni gli ex comunisti sono stati campioni di liberismo, più dei berlusconiani. Il governo Monti per loro è stato come la Redenzione.
 
In Italia l'area socialista è piuttosto sguarnita. E gli ex comunisti del Pd non hanno aderito al Partito Socialista Europeo, che come è noto raggruppa tutti i progressisti del continente. Al fine di non essere esclusi dagli organi di rappresentanza del Parlamento Europeo hanno semplicemente chiesto una associazione di sostegno.
Ci auguriamo che l'assenza dal governo serva a loro, a questa area ex comunista, per recuperare i valori socialdemocratici e per maturare in via definitiva l'abbandono della rovinosa logica liberista.
 
Ai socialisti di sempre, ai socialisti alla Nenni-Pertini,  nel governo Letta è stata riconosciuta la loro coerenza laica. Ad essi con una figura non iscritta al Partito, Emma Bonino, è stata data la proiezione meritata.
Si, non si è socialisti se si va a  collocare al governo una sorellina del segretario, come a Contessa Entellina vorrebbe farci pensare lo scorretto comportamento del Beppe Musacchia di turno.  
I socialisti italiani si riconoscono in una persona dalla "schiena dritta" come Emma Bonino.

Hanno detto ... ...

ANTONIO BASSOLINI, gia' sindaco comunista  e poi Pd di Napoli
Non si puo' dire che si sia fatto bene sia prima che dopo.
O Bersani, Letta e l'intera segreteria pd sbagliavano a dire mai con Berlusconi o sbagliano adesso.


ELVIRA TERRANOVA, giornalista palermitana
Su alcuni giornali nazionali, tra cui il Corriere della Sera, , iene scambiata la guerriglia tra i lavoratori precari ed i Carabinieri per una protesta sui rifiuti.

ENRICO MENTANA, conduttore del TgLa7
Viene poi il giorno in cui ti rendi conto che 18 su 23 nel governo sono piu' giovani di te; e che cominciano a scorrere i titoli di coda.
 
ARTURO CELLETTI, giornalista
Mi colpiva il silenzio della Cgil e l'assenza dal governo di StefanoFassina. C'è un mondo che non è rappresentato e questa è debolezza
 
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DAVIDE SASSOLI, eurodeputato pd
Vendola oggi sul Manifesto: "Il centrosinistra è ormai un campo di macerie". Come se Sel fosse stata a guardare...
 
ANTONIO POLITO, giornalista
A Davide Sassuoli- il punto e': come avete potuto credere che un'alleanza cosi' potesse non finire in macerie?
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 GIOVANNI PEPI, già co-direttore del Giornale di Sicilia
Governo Letta: spingere la crescita con meno tasse per famiglie e imprese. Questo il primo servizio utile per un "esecutivo di servizio "

Monti Sicani. Ulteriore prova dell'incompetenza che regna nella dirigenza regionale

Il Tar ha emesso un provvedimento di sospensione del decreto con cui la Regione Sicilia, nel luglio 2012, aveva istituito il Parco che comprende dodici comuni delle province di Palermo ed Agrigento, tra cui quello di Contessa Entellina.
Il Tar Sicilia Palermo ha accolto il ricorso proposto da alcune societa' operanti sul territorio in quanto dopo una precedente sospensione la Regione avrebbe dovuto nuovamente chiedere il parere alla IV Commissione legislativa permanente dell'Ars.
L'assessore al Territorio ed Ambiente assicura che la Regione porra' rimedio alla situazione venutasi a creare.

sabato 27 aprile 2013

La guerra dei simboli

Ieri abbiamo parlato di bozze di simboli in cantiere da parte della lista dei Capi Famiglia.
Oggi Nino Montalbano ci ha assicurato che il logo prescelto non è fra quelli pubblicati ieri.
Meno male ! erano davvero impresentabili.
Riportiamo un'altra bozza, pure essa in cantiere, che vorrebbe raffigurare un albero ...
 

Il nuovo governo Letta

Ecco i nomi e gli incarichi dei ministri che fanno parte del governo guidato dal presidente del Consiglio Enrico Letta.

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - Filippo Patroni Griffi
Interni e Vicepremier- Angelino Alfano
Difesa - Mario Mauro
Esteri - Emma Bonino
Giustizia - Anna Maria Cancellieri
Economia - Fabrizio Saccomanni
Riforme istituzionali - Gaetano Quagliariello
Sviluppo - Flavio Zanonato
Trasporti Infrastrutture - Maurizio Lupi
Poliche Agricole - Nunzia Di Girolamo
Istruzione, Università e ricerca- Maria Chiara Carrozza
Salute - Beatrice Lorenzin
Lavoro e Politiche sociali - Enrico Giovannini
Ambiente - Andrea Orlando
Beni culturali e Turismo- Massimo Bray
Coesione territoriale - Carlo Trigilia
Affari europei - Enzo Moavero Milanesi
Affari regionali - Graziano Delrio
Pari opportunità, sport, politiche giovanili - Josefa Idem
Rapporti con il Parlamento - Dario Franceschini
Integrazione - Cecile Kyenge
Pubblica Amministrazione- Giampiero D'Alia

Cose da conoscere ... ...

L'Italia non si salverà.
Il parassitismo, l'inconcludenza e
l'ignoranza degli amministratori pubblici
è enorme.
La gente vota e pare che scelga via via i peggiori
Il bubbone.
A) Settemila società partecipate, costituite dagli enti locali costituiscono il serbatoi per assumere personale senza concorso, danno da mangiare (a sette palmenti) a 40 mila amministratori di dette partecipate, 25 mila revisori dei conti.
Tutti questi signori sono pagati a vuoto perché i servizi delle predette partecipate potrebbero benissimo essere prodotti da dipartimenti interni, organizzati in maniera efficiente e diretti da professionisti validi,
B) Centinaia di migliaia di dipendenti ministeriali che non hanno ragion d’essere, centinaia di migliaia di dipendenti delle Regioni, di cui solo una parte necessaria.


 
Situazione
La fiscalità generale, i contribuenti non possono più sostenere tutti questi parassiti, questi pesi, questi compensi pagati a vuoto perché ad essi non corrispondono i servizi per i cittadini.
La Pubblica amministrazione dovrebbe essere preposta proprio a servire i cittadini e non a un comportamento autoreferenziale che rende il Paese conservatore e non competitivo, con la conseguenza che tutti i meccanismi di crescita sono inceppati.
Se fosse chiaro che la politica non è un mestiere ma un servizio, i comportamenti cambierebbero profondamente.
Non possiamo aspettarci che la magistratura risolva il problema della disfunzione e della corruzione nella Pubblica Amministrazione, della disfunzione e della corruzione di tutte le istituzioni.
Occorre invece rinsavire, gli italiani devono svegliarsi: passare cioè da questo stato di vampirismo delle risorse pubbliche percui pure nei paesini si formano le “liste elettorali di famiglia” per assicurare a professionisti falliti, a parenti disoccupati, il reddito minimo (indennità di carica), si deve pertanto passare  ad una condizione di equità generale nella quale ad ogni prestazione istituzionale o burocratica, corrisponda un’azione utile alle attività di servizio. Servono ovunque amministratori seri e preparati, altro che nicchie per dar da mangiare, trasformando dall'oggi al domani in amministratore pubblico chi non ha lavoro.
A proposito
A cosa serve mettere in lista sorelle, figlioli, cugini etc. che non sanno, nemmeno concettualmente, cosa sia un atto amministrativo ? che non sanno cosa sia un piano di programmazione ? cosa sia un Piano Regolatore ?
In Italia ormai gli inconcludenti puntano a conquistare tutto il potere; che coseguentemente non potrà più essere potere perché gli amministratori del "nuovo che avanza" non sanno poi come funziona.
E’ quindi ? siamo in presenza di un potere/non potere  che serve a dar da mangiare ai parassiti.