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giovedì 21 febbraio 2013

Agricoltura. La viticoltura settore trainante

Le aziende vitivinicole siciliane lamentano la latitanza delle Istituzioni e la mancanza di un piano di sostegno al settore. In questo contesto lamentano il crollo della produzione (-29%) del fatturato (-5,6%) e dell’export che ormai non raggiunge il 10% della produzione. Si sono rivelate inoltre un fallimento gli approcci all’enogastronomia e le Strade del vino.
Tempo fa un cugino di chi scrive queste righe telefonò da San Francisco di California  dove risiede da molti decenni e con molta gioia ed entusiasmo in cuore ebbe a dirmi “Mimmo devo dirti una cosa. Ho qui con me una bottiglia di vino che viene, arriva da Contessa. E’ vino di Contessa Entellina ! lo porta scritto e stampigliato nell’etichetta. E’ ottimo, è buono e sono contento di poter bere il vino di Contessa Entellina”.
Bere un bicchiere di vino siciliano vuol dire assaporare le ricchezze e la varietà della  terra da cui proviene, ma anche scoprire un pezzo di storia, di cultura e di tradizione di cui si sa che si trovano condensate nel lavoro per produrre quella bottiglia di vino. Per questo, il vino siciliano, fiore all’occhiello della Sicilia, è molto apprezzato in tutto il mondo. D’altronde in tutto il mondo esistono comunità umane provenienti dall’isola.
 Non si comprende, pertanto, la ragione di un crollo della produzione del 29 per cento registrato dall’Istat nel 2011, rispetto al 2010, complessivamente l’annata più nera dal lontano 2000.
Sarebbe calato non solo la produzione, ma anche i termometri che fanno riferimento ai fatturati e alle aree coltivate a vite.
Secondo l’ultimo censimento Istat tra il 2000 e il 2010 è stata registrata una riduzione delle superfici vitate del 10 per cento, anche se altri vigneti sono presumibilmente stati espiantati nel corso del 2011. “Meno quantità e più qualità, per bere meno e bere meglio”; con questa battuta cerca di infondere coraggio  Dario Cartabellotta, neo assessore regionale alle Risorse agricole.

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