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domenica 26 febbraio 2012

Gli amministratori locali che non si occupano di cultura locale
La Regione Sicilia deve ridimensionare il numero degli Istituti Scolastici autonomi che insistono sul proprio territorio.
Ha predisposto nelle settimane scorse un piano che coinvolge 143 scuole, tutte interessate da tagli, accorpamenti e ridefinizioni.
143 scuole rispetto alle 250 che il Ministero, da Roma, avrebbe voluto ridurre.
La politica dell’austerità avviata nel luglio scorso al livello nazionale prevede che il numero minimo degli alunni non può essere, per ciascun Istituto, inferiore a 600 unità.
L'escamotage (noi Siciliani siamo bravi sulle scappatoie) ideato in Sicilia è stato quello di ridurre il limite minimo delle scuole da 600 a 500 studenti perché sia  conservata  l'autonomia. Il Piano varato dalla Regione è stato discusso in svariati tavoli di negoziato con i sindacati, e con le rappresentanze degli amministratori locali, ed  alla fine ha scontentato molti per non dire tutti, soprattutto nelle realtà locali più piccole, da dove è partita l'accusa di interventi che sarebbero stati orientati –ma su questo nessuno ne dubitava- da scelte politiche, da pressioni di parte e di partiti.
Nella trattativa dovrebbero essere escluse le realtà dei comuni di etnia minoritaria (arbëresh, gallicani ..), su cui il legislatore regionale ha varato una legge specifica appena pochi mesi orsono che dovrebbe mettere al riparo gli istituti che superano le 100 unità. Ma nel disinteresse degli Amministratori locali di queste realtà si è finora parlato di accorpamenti … e chissà se non si andrà anche oltre.
Chi siede nei tavoli dei negoziati ha infatti fatto notare come brilli l’assenza degli amministratori locali dei comuni arbëresh.
Insomma le solite storie e le solite incompetenze e mancanza di identità o meglio di personalità dei sindaci.
Il mondo della cultura siciliana (scrittori, appassionati e personalità consapevoli) hanno fatto notare che in questo campo, quello della scuola,  più importante dei tagli sarebbe la razionalizzazione.
E, eliminati gli sprechi che ci sono e sono tantissimi, servirebbe investire sui poli che culturalmente hanno qualcosa da dire, ossia sulle realtà che hanno da aggiungere alle realtà omologate.
Ma l'aria che tira,  che mostra ovunque sciupii, sembra dire che non sia il momento di affrontare questo argomento.
La Sicilia, dopo anni di allegra finanza rischia purtroppo il colpo d'ascia, e non solamente nel settore della scuola. La regione Sicilia di Raffaele Lombardo è sotto osservazione non solo di Roma, ma anche di Bruxelles su ogni comparto della vita associata: dall’immenso esercito dei dipendenti, ai mancati investimenti strutturali, al parassitismo nella formazione che vede coinvolti politicanti, sindacati e finte cooperative.

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