StatCounter

mercoledì 31 agosto 2011

Il governatore Lombardo fa "mangiare" tutti: mogli, figlie, etc. di deputati ed ex. Coi soldi pubblici fa il Babbo Natale

E torniamo ad occuparci dei costi della politica siciliana.
I Cobas puntano il dito contro le spese della Regione, dall'altra il governatore Lombardo e la sua squadra non solo ritengono congrue le spese in corso, ma annunciano sforbiciate ad alcuni settori.
L'UFFICIO DI BRUXELLES 
Non serve a nulla ma di soli stipendi e indennità per personale interno e consulenti costa alla Regione siciliana un milione di euro l'anno, più le spese di gestione (luce, telefono). L'accusa arriva dal Cobas/Codir che denuncia pure favoritismi per le assunzioni dei consulenti.
Dipendenti e consulenti distaccati in Belgio costano alla Regione circa 3 mila euro al giorno, cifra alla quale vanno aggiunte le voci variabili relative ai rimborsi per le missioni e alle spese di gestione (luce, acqua, telefono) dell'appartamento di 600 metri quadri acquistato due anni fa per 2,5 milioni di euro, più un altro mezzo milione di euro sborsato per l'arredamento dell'open-office, al quarto piano di un palazzo di sette, dove ci sono anche gli uffici degli alcolisti anonimi e la sede dell'Ilga, the international lesbian and gay association. Il giornalista distaccato in quell'ufficio, che si occupa di redigere una newsletter di cui sono stati realizzati tre numeri zero, secondo i calcoli del sindacato costa oltre 14 mila euro al mese più le spese forfettarie, quasi quanto lo stipendio del presidente della Regione siciliana (16.650 euro netti).
Il sindacato segnala anche presunti favoritismi nell'assunzione dei consulenti, il cui stipendio è intorno ai 2mila euro al mese. L'ultimo caso è quello di Giordana Campo, figlia di Gesualdo, direttore generale del dipartimento Beni culturali della Regione: la donna, 27 anni, è stata assunta per chiamata diretta, come consentito dalla legge regionale 2 del 2002, e ha firmato il contratto all'inizio dell'anno. A dirigere l'ufficio è Maria Cristina Stimolo, ex moglie del presidente dell'Antimafia regionale Lillo Speziale (Pd), mentre tra i consulenti figurano, oltre a Campo, Pier Francesco Virlinzi dell'omonima famiglia imprenditoriale di Catania, Loredana Basile figli dell'ex deputato regionale (Udc), Francesca Parlagreco, figlia dell'ex componente dell'ufficio stampa della Presidenza della Regione, Salvatore Lupo ex consigliere comunale nel nisseno, vicino all'eurodeputato Rosario Crocetta.
Come si vede il Pd viene trattato bene.

Manovra equa. Il Cavaliere dopo avere esultato "equità" ha deciso di riscriverne un'altra in Consiglio dei Ministri;

Le proteste piovute sul governo da opposizione, sindacati, società civile e anche da ambienti della stessa maggioranza hanno prodotto il ritiro della stretta sulle pensioni.
La “manovra equa di Berlusconi” è saltata. Calderoli e Sacconi, incontrandosi sotto la montagna di malumori prodotti dalla “manovra” hanno suonato il de profundis sulla contestata norma.
L’alternativa? Per il momento quella più probabile, dicono nella maggioranza, è una “intensificazione della lotta all’evasione fiscale”. Dati e cifre però sono tutti da scoprire.
E meno male che la manovra doveva essere “più equa”, come garantito dal premier. Le uniche cose distribuite equamente, per il momento, sono l’insoddisfazione e la confusione. A cominciare proprio dalle pensioni. La decisione di intervenire sul riscatto degli anni della laurea e del militare, infatti, aveva cominciato ad insinuare dubbi non solo nella Lega, ma anche nel Pdl,
A far pendere per l’abolizione, però, il subbuglio nella Lega. Il problema è che il gettito previsto (650 milioni il primo anno e circa 1200 l’anno successivo) va ora coperto con un’altra misura che al momento non c’è, nonostante le voci del governo.
All’appello mancano diversi miliardi di euro e li dovrà tirare fuori Tremonti, un ministro dell’Economia con il quale il Cavaliere giura di aver ritrovato il feeling di un tempo (“lo scontro è un romanzo d’agosto”) . Tanto che l’altra sera era ricominciato a girare il nome di Vittorio Grilli come suo successore.
Nella migliore delle ipotesi, il buco nella manovra si aggira attorno ai 5 miliardi di euro. Nella peggiore previsione si arriva invece a 20 miliardi. Come si arriva alle cifre? Nel primo caso il conto è ormai risaputo. Dal vertice di Arcore, infatti, la manovra è uscita senza contributo di solidarietà (a parte gli statali, sui quali la vessazione rimane) e con i tagli agli enti locali dimezzati. Cioè con quasi sei miliardi di gettito in meno. Recuperato e poi di nuovo perso solo in parte grazie alla norma ammazza-riscatto sulle pensioni, che nella migliore delle previsioni doveva portare nelle casse dello Stato non più di un miliardo e mezzo di euro. Ora che è saltata, quindi il buco torna a 6,5 miliardi.
Se però si considera che le stime sul Pil italiano nel frattempo sono crollate rispetto al +1,1% su cui il governo ha impostato i propri conti, il buco diventa una voragine di venti miliardi.
Per il Fondo monetario internazionale il nostro paese si dovrà accontentare di un +0,7% quest’anno +0,8% l’anno prossimo. Risultato: a conti fatti altri 15 miliardi da recuperare nel rapporto con il deficit per arrivare all’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013.
E potrebbe non finire qui. Ieri lo spread con i Bund tedeschi ha ricominciato a crescere e si è avvicinato alla soglia dei 300 punti. Se dovesse continuare così (nonostante l’acquisto di titoli italiani operato dalla Bce) nessuno può escludere che a breve si parli di una nuova, ennesima manovra correttiva.

Giorgio Bocca e caso Penati. I ladri di destra e di sinistra per uscire dall'affanno potrebbero organizzare un golpe ?

ripreso da IL FATTO-Quotidiano
Giorgio Bocca: “Il Pd è come il Psi di Craxi”


Il giornalista: "In quanto a onestà la sinistra è la stessa cosa della destra. Bersani non dovrebbe fare un passo indietro, ma buttarsi a mare. Il pericolo, ora, è che questa classe dirigente (tutta) faccia un golpe per evitare la galera"

Due squilli e il ricevitore si alza. Poi non fai nemmeno in tempo a concludere una domanda – sulla questione morale a sinistra – che la risposta è questa: “Ma è la solita storia della corruzione politica: tutti i partiti, in tutte le epoche, quando amministrano hanno bisogno di soldi e li rubano. Nulla di nuovo sotto il sole”. Dall’altra parte, l’accento cuneese di Giorgio Bocca, scrittore e firma di Repubblica e dell’Espresso. Che, con il tono mite di un neo 91enne, aggiunge il seguente siluro: “Soprattutto nulla di nuovo rispetto a Craxi”.
Vede analogie tra il Pd e i tempi d’oro del Psi piglia-tutto?
Macché analogie. Vedo un’assoluta identità.
Perché?
Craxi diceva: i mariuoli ci sono ma i soldi servono ai partiti. L’unica cosa che si capisce da questa vicenda è che la sinistra è la stessa cosa della destra, quanto a onestà.
Ce lo spieghi meglio.
C’è poco da spiegare: rubano tutti. Tutti i politici hanno lo stesso interesse: avere il potere e fare soldi. La via è comune.
Nella sua similitudine tra Pd e Psi non torna solo la lungimiranza. Il partito di Craxi fu annientato dagli scandali. Il Pd vuol fare la stessa fine? Non è vero che la storia insegna?
Historia magistra? Mah. Guardi, le dico questo: alla fine della Guerra io e altri partigiani pensavamo che il Partito socialista avrebbe cambiato il modo di fare politica in Italia. Nel giro di pochi anni tutte le persone per bene e oneste sono state cacciate da quel partito. Dove sono rimasti solo i furbi e i ladri. Vuol farmi dire che la politica è cambiata? Non lo penso.
Non voglio farle dire nulla: le chiedo come può la dirigenza del Pd essere così miope.
Non c’è nessun disegno politico, questa è la cosa grave. C’è l’istinto, in chi fa politica, di usare i mezzi più facili.
Quali sono?
Mettere le mani sul denaro e corrompere. Non mi pare si tratti di altro.
Tangentopoli non è servita.
Vista dal punto di vista di uno storico no. Andiamo ancora più indietro. Che ha fatto Giulio Cesare quando aveva consumato il suo patrimonio? S’è fatto mandare in Spagna, dove ha rubato talmente tanto che è tornato a Roma ricchissimo. Ha armato un esercito e si è impadronito del potere. Le dinamiche sono abbastanza chiare.
Bersani dovrebbe fare un passo indietro, considerando i suoi rapporti stretti con Penati?
Altro che far passi indietro. Dovrebbe fare un tuffo nel mare.
Ci sono stati tempi in cui la politica era diversa?
Forse solo nelle grandi emergenze, durante le guerre, si sono visti politici onesti e disposti anche a farsi fucilare per la libertà. Ma quando la politica diventa amministrazione scade, di solito, a un livello bassissimo. Non conosco oggi un politico che sia stimabile come persona privata. Un uomo come me, che a vent’anni comandava una divisione partigiana, aveva tutte le opportunità di impegnarsi in politica. Ma ho capito immediatamente che era un rischio da non correre. E non me ne sono pentito. Mai.
Così non c’è scampo.
Come si fa a sperare? Io non vedo segni di cambiamento.
Non dappertutto è così. Nella maggior parte dei Paesi a regime democratico l’etica pubblica è un valore.
Dove si sono stabilite – almeno in minima parte – le regole del gioco, il codice viene rispettato. Noi le avevamo stabilite, ma le abbiamo anche mandate all’aria. Dopo la guerra partigiana e la Liberazione dell’Italia, l’onestà è stata, per quasi mezzo secolo, un valore condiviso. Allora i partiti rubavano, ma lo facevano con cautela e vergognandosene quando venivano scoperti. Ora si ruba senza nemmeno vergogna.
È una questione statistica. Essere indagati o imputati, per i politici, fa quasi curriculum…
Sì, è un metodo. Un sistema: lo diceva oggi (ieri, ndr) nel suo articolo sul Fatto Nando Dalla Chiesa, una persona che stimo, come del resto stimavo molto suo padre. Però anche lui non scrive a chiare lettere: lì c’è gente che ruba. Con i nomi e i cognomi.
Siamo ancora nella fase delle indagini preliminari. Diventa un reato fare certe affermazioni prima dei processi.
Sì, ma mi ha stupito il tono di Dalla Chiesa, troppo leggero. Oggi è impossibile dire a un politico che ha rubato “hai rubato”. Ma allora cos’è questo giro di affari, soldi, tangenti?
Bersani, all’alba della vicenda Penati, minacciò querele a destra e a manca.
È vero, infatti mi sono ben guardato dallo scrivere articoli sull’argomento. Le querele volano e i giornali nemmeno ti sostengono. Un tempo mi sarei lanciato nella discussione, stavolta non l’ho fatto anche con un senso di paura.
Al di là dell’opportunità, secondo lei dire “faremo una class action contro i giornalisti” è un discorso politico?
La classe politica rivendica il diritto di far paura alla stampa.
Più che politica è arroganza.
I potenti dicono: state zitti perché comandiamo noi.
Non sono comportamenti molto diversi da quelli dei partiti di governo.
Berlusconi è più moderno, ha capito che con il denaro si risolve tutto. La sua calma si legge così: io li compro e tanti saluti. Gli altri, semplicemente, non hanno abbastanza soldi. E hanno delle preoccupazioni d’immagine. Ma come fa Penati a difendersi?
I democratici si sentono – e si professano – molto diversi dal centrodestra.
Certo che si dicono diversi. Lo fanno perché agli occhi della pubblica opinione non vogliono apparire uguali agli altri. Uguali ai ladri.
Vede pericoli?
L’unico pericolo è che questa intera classe dirigente, per non andare in galera, faccia un golpe.
Un loro azzeramento no?
Proveranno a tirare avanti, come han fatto fino a ora. Chi ha i soldi se la cava. Cesare è ricordato come uno dei più grandi uomini politici della romanità ed era uno che confessava candidamente di aver rubato. Però potrebbe arrivare anche un moto d’ira popolare che li manda tutti a casa. Mi trovo di fronte a un’umanità incomprensibile. Un politico che ruba, sa di essere al di fuori dell’etica. Eppure lo fa. Io veramente non li capisco.
Crede che la prudenza dei vertici del partito sulla questione Penati vanificherà il successo delle amministrative e dei referendum?
Mi pare che ci sia un fraintendimento su questo nuovo interessamento alla politica. Lo scambiamo per un cambiamento morale. Ma è più che altro una moda.
Ha compiuto 91 anni tre giorni fa…
… quindi posso dire tutto, anche le sciocchezze?
No, le chiedevo cosa direbbe a un ragazzo italiano di vent’anni.
Gli direi: “Non rubare”. Si vive meglio da onesti. L’onestà è l’unica riserva per sopportare questa vita terrena, che è piena di insidie e porcherie.

martedì 30 agosto 2011

Lo Stato annulla il rapporto di lealtà con i cittadini, non rispetta la ricongiunzione a pagamento del servizio militare e del corso di laurea. E il grande bugiardo dice: "adesso la manovra è equa".

COSA PENSANO I SINDACATI SUL COLPO DI PENNA DI BERLUSCONI IN MATERIA DI RICONGIUNZIONE PENSIONISTICA
''Sulle pensioni è stato fatto un golpe''. E' un duro attacco quello che arriva dalla Cgil all'indomani delle modifiche alla Manovra messe a punto durante il vertice di ieri ad Arcore. "Dopo il vertice di ieri a Villa San Martino le ragioni dello sciopero del 6 settembre sono confermate e rafforzate'', dice il leader della Cgil Susanna Camusso.
"Quello che è stato fatto sulle pensioni è molto grave -continua Camusso- molti ancora non se ne sono resi conto, ma i lavoratori se ne sono accorti. A tutti i maschi italiani che hanno deciso di servire lo Stato attraverso un anno di militare, ora gli si dice di aver perso un anno. Questa e' una discriminazione di genere, si colpiscono cosi' tutti i lavoratori precoci. E va peggio per tutti coloro che hanno scelto di laurearsi e che hanno speso soldi per riscattare gli anni di laurea. Oggi questo non vale piu' e dovranno lavorare almeno 4 o 8 anni se hanno fatto la specializzazione".
"Il messaggio che passa è che non ci si può fidare dello Stato e delle istituzioni. E questo apre un contenzioso infinito perche' tutti potranno dire di essere stati discriminati. Allora oggi possiamo dire che era una bugia che non avrebbero toccato le pensioni".
La Camusso non pensa proprio, come ha detto il premier Silvio Berlusconi, che ora la manovra ''è più equa''. ''Discrimina i lavoratori pubblici. Solo su questa parte del Paese ricade la manovra. Non c'è equità perché sparisce il contributo di solidarietà per gli altri. Direi che si può dire che è una manovra 'classista' al contrario".
Altrettanto ferma, seppure con toni meno perentori, la posizione del leader della Cisl, Raffaele Bonanni. ''La partita non può chiudersi così. Il Governo ed il Parlamento devono sforzarsi di ricercare il massimo di equità e di consenso in questa manovra. Per salvare i giocatori di calcio ed i redditi alti dal contributo di solidarietà, è sbagliato penalizzare chi ha riscattato con i propri soldi la laurea ed il servizio militare. Questo non va bene. Non è una operazione equa''.
E se per il leader Luigi Angeletti il ritocco sulla previdenza rappresenta "la fine delle pensioni di anzianita'", perché "d'ora in avanti nessuno, considerando l'età in cui si inizia a lavorare e gli anni di contributi necessari, andrà più in pensione prima del tempo", la segreteria della Uil ritiene "inaccettabile l'ennesimo intervento sul sistema pensionistico". Per questo il Comitato centrale, già convocato per il prossimo 16 settembre, ''deciderà, anche sulla base degli effetti della mobilitazione in corso nel settore, la data di uno sciopero generale dei lavoratori del pubblico impiego''. In particolare, la Uil considera ''inaccettabile il mancato computo degli anni di laurea e del servizio militare gia' riscattati ai fini previdenziali. Questo provvedimento si aggiungerebbe allo slittamento di un ulteriore anno del rinnovo dei contratti, al posticipo di due anni per l'erogazione della liquidazione, alla messa in mora delle tredicesime e agli specifici interventi previdenziali relativi alla scuola''.
Anche dall'Ugl arriva una censura netta. ''Non si può intervenire sempre sulle pensioni per rimpinguare le casse dello Stato'', dice il segretario generale Giovanni Centrella.

La Cgil non ci sta a far pagare la crisi solo alle fasce più deboli della società

Le scelte del governo sulla "manovra" sono state come era inevitabile ad opera di una maggioranza di centro-destra tutte a scapito delle fasce più deboli della società.
Lasciano sconcertati i commenti, le riflessioni ed i risultati per eliminare l'unica imposizione che gravava a carico di "chi più ha, più deve pagare".
Berlusconi ed i suoi hanno levato l'unico "addebito" che avevano posto a carico di chi guadagna più di €. 90.000,oo.
Gli italiani che nella stragrande maggioranza €. 90.000,oo annui possono soltanto sognarli pagheranno, quindi, per intero gli oneri di una crisi le cui origini, almeno in Italia, è frutto dei cattivi governi che finora hanno finto di ignorare che creare "debito pubblico" fosse un elemento ininfluente per il sistema economico-sociale.
Come è noto tre anni fà il Veltrusconismo ha spazzato via (con un intervento sulla legge elettorale) dal Parlamento la Sinistra.
La CGIL è oggi l'unica organizzazione di peso a Sinistra che può far arrivare ai "poveracci della casta e delle caste" la sua voce per dire che la finiscano.

Berlusconi si scorda dei milioni di disoccupati del meridione però ha dato una mano a quegli italiani, poveracci, che guadagnano più di €. 90.000,oo annui. Che volete, è fatto così !

Il contributo di solidarietà essendo stato ritenuto un tributo che gravava sui “poveretti che guadagnano €. 90.000,oo annui” è stato eliminato da Berlusconi, premier che come si sa ha sempre avuto a cuore le condizioni economiche delle classi disagiate.
Il vertice di Arcore -ieri- fra Pdl e Lega ha cambiato il decreto sulla manovra.
Sono già stati presentati, entro lo scadere dei termini, fissati a ieri sera, dalle opposizioni oltre 600 emendamenti.
I saldi. L'ammontare complessivo dell'intervento deve rimanere pari ai circa 25 miliardi di euro di cui al decreto Tremonti.
Ma vediamo le grandi voce della nuova versione.

PENSIONI: LAUREA E MILITARE - L'intervento principale per i risparmi immediati da ottenere arriva dalle pensioni, nostante Bossi avesse giurato che la “previdenza non si sarebbe toccata”. Senza introiti da aumenti dell'Iva, senza contributi di solidarietà e senza modifiche sull'età pensionabile delle donne rispetto alle recenti novità (progressivo innalzamento dell'età pensionabile in tempi lunghi) pagano invece gli uomini nati prima del 1985, che da oggi (se passerà l'emendamento) devono lavorare un anno e o un anno e mezzo in più per arrivare all'età pensionabile. Non vale più, infatti, il recupero del servizio militare. La leva obbligatoria è terminata nel 2005 e l'ultima chiamata ha riguardato i nati nell'85.
Va detto tra l'atro che per i più anziani l'annullamento del recupero pesa per ben 18 mesi, non un anno, visto che il servizio di leva era in precedenza di un anno e mezzo. Pagano anche i laureati (donne e uomini, in questo caso): per l'età pensionabile non contano più gli anni di università, che sono stati finora recuperabili attraverso un versamento, spesso anche sostanzioso, a copertura dei contributi. Il calcolo infatti sarà effettuato soltanto in base agli «effettivi anni di lavoro». Il raggiungimento degli anni di anzianità non terrà più conto quindi degli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari che «verranno scorporati» mantenendo immutato l'attuale regime previdenziale. Gli anni in questione, quindi, verranno computati per il calcolo dell'ammontare della pensione, ma non hanno più alcun valore per il calcolo dell'età pensionabile.
PROVINCE E PARLAMENTARI - Si fa molto lunga e in salita la strada per l'abbattimento dei costi della politica. Anzi gli italiani verosimilmente possono scordarsi questa aspettativa. La maggioranza si è accordata per cancellare tutte le province ma l'abolizione potrà essere fatta solo per via costituzionale, con i tempi lunghissimi che comporta. Lo stesso vale per il dimezzamento del numero dei parlamentari. Sono stati salvati i piccoli comuni ai quali verrebbe chiesto tuttavia di accorpare i servizi.
STRETTA SULLE SOCIETA' DI COMODO - Contrariamente alle attese, l'Iva non sarà aumentata Il provvedimento presentato a Ferragosto dal ministro Tremonti mantiene la Robin Tax e ci sarà poi «una stretta sulle società di comodo». Il contributo di solidarietà, è stato annunciato, sarà sostituito da «nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonchè riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative».

Mafia. Libero Grassi è un'icona della Sicilia che sarà, ma non ancora è

Sono trascorsi 20 anni da quella mattina, erano le 7.36,  in via Alfieri, nella zona residenziale di Palermo, quando Salvatore Madonia uccise, con tre colpi di pistola sparati dietro la nuca, Libero Grassi, 67 anni, mentre l'altro sicario, Marco Favaloro, lo attendeva nella sua auto per fuggire.
Da quel 29 agosto 1991 l'industriale tessile, medaglia d'oro al valor civile, è diventato un'icona della ribellione antimafia, soprattutto di quella contro il pizzo, la tassa «trasversale» delle cosche che accomuna tutte le vittime di Cosa Nostra: dal costruttore milionario al commerciante. «Se paghiamo i 50 milioni - scriveva Libero Grassi - torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no». Frasi semplici, concetti ovvi che tutti a Palermo bisbigliavano, ma che nessuno prima di lui aveva osato pronunciare apertamente. Eppure Grassi rimase solo. Come quella mattina del 29 agosto 1991.

Ancora sulla polemica Enti commerciali ecclesiastici e radicali

Gli enti della Chiesa pagano già le tasse dovute, la vera urgenza italiana è stanare gli evasori fiscali. Così Avvenire torna sulle polemiche sui presunti privilegi fiscali della Chiesa, al centro anche di una consistente mobilitazione sul web, rispondendo al segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, tra i principali promotori della campagna anti-esenzioni ecclesiastiche, che sabato aveva detto si non voler «tagliare i fondi a parrocchie e Caritas, ma solo far pagare le tasse a tutte le attività commerciali degli enti religiosi».
Nella nuova puntata della polemica, il quotidiano dei vescovi scrive: «Da 4 anni dimostriamo, dati alla mano, che gli enti religiosi che producono reddito pagano già tutte le tasse dovute; chi non lo facesse sbaglierebbe, e i Comuni hanno gli strumenti per accertarlo». «Piuttosto - prosegue il corsivo "Secondo noi", che esprime la linea del giornale - il segretario dei Radicali spieghi come concilia la sua volontà di non voler "tagliare i fondi a parrocchie e Caritas" con l'attacco suo e del Gran Maestro (del Grande Oriente d'Italia, ndr) all'8 per mille. E anzichè prendersela col mite popolo delle parrocchie, additando all'italiano stanco e triste e impaurito il facile diversivo del «mostro cattolico», cacci fuori qualche idea per stanare il Gatto e la Volpe che evadono le tasse e se la ridono».
Nel dibattito, e a difesa delle posizioni della Cei, è intervenuto anche Alfano, segretario Pdl, che in una lettera ad Avvenire spiega che «tentare di penalizzare la Chiesa significa far male alla nostra gente e, soprattutto, alla gente più indifesa». Secondo Alfano gli «ipotizzati privilegi» di cui godrebbe la Chiesa sono bugie e falsità «cavalcate anche da settori del Pd». «Si usano - denuncia - cifre fantasiose e si inventano privilegi che non esistono».
Secondo Alfano, neo segretario pdl, togliere l'esenzione dall'Ici alla Chiesa e agli altri (quindi esenzioni esistono !) creerebbe «un danno sociale immenso».

Pd Sicilia. Molti si chiedono perchè il pd di Penati non ha fatto nell'ultimo decennio "opposizione vera" in Lombardia al pdl di Formigoni

Sinistra ecologica e libertà (Sel) non ha alcuna intenzione, come l'Idv, di far parte della maggioranza (Pd-Terzo polo) che sostiene il governo Lombardo.
«Non abbiamo ancora capito qual è l'idea di governo che propone questa maggioranza, a parte la spartizione scientifica dei posti di potere e di sottogoverno a cui abbiamo assistito in questi mesi, dalla sanità al sistema delle Asi, quali risposte al disastro finanziario in cui versa la Regione, alla crisi economica e occupazionale e alla questione morale che investe tutta la politica siciliana», ha detto il segretario regionale, Palazzotto, e aggiunge: «Il lombardismo, come sistema di potere, è in Sicilia l'altra faccia della medaglia del berlusconismo. Per questo, non possiamo costruire alcuna alleanza con le forze che sostengono questo governo. Il Pd decida se vuole far parte di questo sistema assumendosi la responsabilità politica di spaccare definitivamente il centrosinistra, senza scaricare le proprie responsabilità su chi con coerenza sta provando a costruire un'alternativa».

lunedì 29 agosto 2011

Scajola. Il livello del fango che inonda la classe politica italiana continua ad aumentare

Claudio Scajola, l’ex ministro che aveva detto che la casa di fronte al Colosseo era stata acquistata a suo favore ma “a sua insaputa”, è indagato dalla Procura di Roma per violazione della legge sul finanziamento ai partiti politici.
“Verrà chiarita la mia estraneità” continua a ribadire, in quanto lui non sapeva che altri pagavano per suo conto il corrispettivo.
Gli inquirenti ritengono invece che l’appartamento è stato pagato in parte (anche se l’ex ministro sostiene di esserne stato all’oscuro), dall’imprenditore Diego Anemone, uno dei personaggi chiave dell’inchiesta sugli appalti del G8.
L’ex ministro allo Sviluppo Economico, che proprio a seguito di questa vicenda rassegnò le dimissioni pur dicendo di non saperne nulla, continua a rispedire al mittente le accuse e attacca i pm romani che non si sono attenuti al comportamento dei colleghi perugini, che finora non lo hanno iscritto nel registro degli imputati.

Leoluca Criscione e la sua Corleone

ripreso da "La Sicilia"
Lo scorso 8 giugno, in Svizzera, la Console Generale d'Italia a Basilea, Gaetana Farruggio, ha consegnato al prof. Leoluca Criscione, emigrato corleonese, l'onorificenza di «Ufficiale al merito della Repubblica Italiana», che gli era stata conferita il 27 dicembre 2010 dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La motivazione dell'onorificenza è basata sui meriti scientifici del prof. Criscione, che ha contribuito alla scoperta di uno degli ormoni (neuropeptide Y) che regola l'appetito e del farmaco più venduto dalla Novartis (combatte l'ipertensione), e sulla sua lunga attività di volontariato in favore della comunità siciliana e italiana emigrata in Svizzera. «L'unica motivazione che mi ha indotto ad accettare questa onorificenza - ci dice Leoluca Criscione - è stata quella di poterla dedicare ai più di 25 mila Corleonesi sparsi nel mondo. Infatti, il mio discorso, dopo la consegna della medaglia da parte del Console di Basilea, si è concluso, annunciando la dedica ai Corleonesi nel Mondo». Criscione oggi ha 65 anni, da tanto tempo abita in Svizzera, ma appena può non rinuncia mai a fare un salto a Corleone. Nonostante sia partito tanti anni fa in cerca di fortuna, al suo paese è rimasto molto legato. E, nonostante tutto, nonostante le diffidenze che per anni ha suscitato il nome di Corleone nel mondo, Criscione resta orgoglioso della sua città origine. «Certo - conferma con decisione - perché non possono essere le vicende (seppure terribili) di mafia degli ultimi 150 anni ad offuscare la storia più che millenaria della nostra città». Criscione ama Corleone, nonostante tutto. Nonostante l'essere corleonese gli abbia procurato anche disagi e sofferenze. In primo luogo perché l'ha costretto ad emigrare, ad andare via da ragazzo dalla sua terra. E poi per tutti gli ostacoli e i disagi aggiuntivi, che ha dovuto affrontare negli anni. Ce ne racconta alcuni. «Nel 1980 - dice - la "Cornell University" di New York mi ha concesso un posto di specializzazione nell'Istituto di Neurobiologia, "nonostante" nel mio curriculum vi fosse scritto "nato a Corleone". Però, l'accoglienza a New York fu tutta caratterizzata dalla particolarità del mio paese di nascita. Infatti, il primo giorno in istituto fui presentato ai colleghi con questa frase: "Venite, venite, è arrivato don Corleone!". Dodici anni dopo, nel 1992, si svolse a Madrid un congresso mondiale sull'ipertensione, a cui parteciparono circa 15 mila specialisti di tutto il mondo. Io fui scelto per fare una presentazione orale del mio lavoro. Un bel riconoscimento, perché solo 50-60 lavori - su più di 3-4 mila presentati - furono scelti per una presentazione orale. Dopo il mio intervento di presentazione, si avvicinarono dei colleghi degli Stati Uniti per chiedere ulteriori e dettagliate spiegazioni. Loro, infatti, avevano provato a fare lo stesso lavoro, ma non erano riusciti nell'intento. Subito capirono dove avevano sbagliato ed hanno cominciato a ringraziarmi per le spiegazioni che avevo dato loro. Poi, finita la discussione scientifica, come spesso accade, si passò al "privato". E, nonostante la mia esperienza del 1980 a New York, alla domanda: "Ma tu da dove vieni?", risposi (e rispondo) a tamburo battente: "Sono di Corleone e lavoro in Svizzera!". Nel sentire "Corleone", i colleghi rimasero sbalorditi. Dopo qualche secondo, uno esclamò: "Nice, joke!" ("Scherzi, è un gioco!" - ndr). Ed io: "Che joke e joke, io sono di Corleone e voi siete venuti a chiedermi delucidazioni scientifiche, tutto qui!". Ed insistetti nel chiedere loro se dopo la rivelazione delle mie origini, la mia informazione scientifica assumesse un altro valore. Al che si sono scusati, ma non finivano di menzionare il film "Il padrino"». Si tratta di due episodi, che la dicono lunga sulla particolarità dell'esperienza di "scienziato corleonese" di Leoluca Criscione."Però, negli ultimi anni - constata Criscione - i cittadini di Corleone hanno saputo avviare un processo di riscatto civile, ammirato e rispettato in Europa e nel mondo". Criscione è convinto che i circa 25 mila corleonesi sparsi in tutto il mondo (più dei corleonesi rimasti a Corleone, che oggi sono appena 11.300) potrebbero fare la fortuna della loro città d'origine. "Basterebbe stimolarli, con gli strumenti adeguati, ad acquistare i prodotti alimentari genuini e tipici dell'agricoltura corleonese…".
Dino Paternostro

I questori dell'Assemblea Regionale valuteranno se è il caso che i "parlamentari" scendano a terra dal paradiso dei privilegi

Oggi, lunedì, sul tavolo del collegio dei questori dell’Assemblea Regionale è arrivata una relazione curata dagli Uffici interni contenente le misure per ridurre i costi del “Palazzo dei Normanni”.
Le grandi voci della relazione sono:
-Riduzione dell’indennità assembleare,
-stretta sui servizi,
-consulenze e spese di viaggio,
-soppressione di alcuni benefit,
-diminuzione del numero dei deputati (oggi 90).
La relazione, dopo, il 6 settembre sarà all'ordine del giorno della riunione del Consiglio di presidenza dell'Assemblea regionale siciliana.
Dopo l'abolizione del bonus per le spese funerarie dei deputati potrebbe essere cancellato il ticket di 9 euro concesso anche agli ex-deputati che possono utilizzarlo come vitalizio per pranzare alla buvette di palazzo dei Normanni.
Dopo i tagli per 37 milioni di euro in tre anni, deliberati dalla presidenza prima della pausa estiva, l'Assemblea si prepara a varare una ulteriore sforbiciata in coincidenza con la visita a Palermo, l'8-9 settembre, del capo dello Stato, Napolitano, che più volte ha richiamato la classe politica al senso di responsabilità. Ma di sforbiciata si tratta; nessun organismo si è mai "privato" liberamente da se stesso di nulla. Polvere agli occhi dei contribuenti, insomma.
Per quanto riguarda le indennità, la busta paga del deputato potrebbe essere alleggerita del 50% in linea con quanto previsto dalla manovra del ministro Tremonti, solamente nel caso in cui un parlamentare che svolge attività lavorativa percepisca un reddito superiore al 15% della stessa indennità.
Probabile, inoltre, che venga ripescato il disegno di legge che prevede la riduzione del numero dei parlamentari.
Il testo, bocciato per tre volte in Aula e in commissione Affari istituzionali, indica il passaggio da novanta a settanta deputati, venti in più di quanto previsto dalla manovra Tremonti.
Per il deputato questore Gucciardi (Pd), «la manovra non basta per ridurre i deputati, occorre che l'Ars vari la legge-voto con la successiva doppia lettura in Parlamento per modificare lo statuto autonomista della Sicilia: comunque, l'intervento va fatto, dobbiamo dare l'esempi, potremmo ridurre il numero a 60 o 50».
Assieme ai funzionari, il Collegio dei questori farà comunque nei prossimi giorni una ricognizione voce per voce sulle spese dell'Ars per capire dove potere intervenire. Alla fine scopriranno di avere poco da tagliare:
i commessi continueranno a guadagnare migliaia e migliaia di euro al mese, i funzionari navigheranno sui ventimila euro al mese ed i 90 deputati .... come sempre. Ci è stato spiegato che sono diritti acquisiti: come si fa a dare al "commesso" lo stipendio del fattorino ? come si fa a far lavorare il "commesso" ?
Gucciardi ha comunque le idee chiare: «Bisogna intervenire quasi su tutto e ogni taglio, anche quello che potrebbe sembrare minimo, rappresenta una segnale, assicurando, ovviamente, l'organizzazione dell'attività parlamentare».
Il problema vero di quel palazzo, Palazzo dei Normanni, non sono i tagli più o meno cospicui: è la credibilità degli occupanti che non esiste ! non esiste da qualche tempo !

La Sicilia dopo sessant'anni di Repubblica

Sono finora circa 1.300 le domande per tre posti a tempo determinato, di tre mesi, nel ciclo dei rifiuti in provincia di Caltanissetta dopo il bando dell'Ato ambiente Cl2.
Gran parte delle domande proviene da diplomati e laureati che pur di avere un posto di lavoro per 90 giorni non temono di dover lavorare nella discarica di Timpazzo tra Gela e Mazzarino. Le assunzioni, per 36 ore settimanali, riguardano le figure di "coordinatore-caposquadra - area spazzamento, raccolta, attività accessorie e complementari; operaio addetto alla pesatura dei mezzi d'opera conferenti presso gli impianti di smaltimento con verifica della corrispondenza del rifiuto alla tipologia ammessa nell'impianto e altre operazioni connesse, esclusa l'attività di registrazione; operaio addetto alle discariche e agli impianti di smaltimento che, oltre alle mansioni di pesatura e verifica della corrispondenza del rifiuto alla tipologia ammessa nell'impianto e altre operazioni connesse, svolge attività di registrazione dei rifiuti".
Giovanni, 27 anni, laureato in ingegneria ambientale al quotidiano dice: "Ho la laurea da due anni e non ho mai lavorato: mi campa la mia famiglia. Ho presentato la domanda perchè ho voglia di fare la mia prima esperienza lavorativa, di mettermi alla prova". Oltre a tanti trentenni la domanda è stata fatta anche da un cinquantenne con la licenza elementare che è rimasto senza lavoro e ha una famiglia da mantenere.

domenica 28 agosto 2011

Anche le diocesi italiane dovrebbero pubblicare lo "stato patrimoniale" come avviene in tutti i paesi europei

Secondo il quotidiano della Conferenza episcopale “Avvenire” contro la Chiesa è in atto un complotto, anzi l’aggressione di un serpente a due teste.
L’una testa è radicale, l’altra è massonica. I nemici della Chiesa, scrive, cercano un “bersaglio da additare all’odio popolare”.
In un fondo il direttore del giornale attacca radicali e giornalisti, di alcune testate, colpevoli di “spacciare leggende nere e cifrati anatemi contro la Chiesa” e denuncia un fantomatico “ordine di attacco… dev’essere detto che la salvezza dell’Italia in crisi sta nel colpire la Chiesa”.
Questi nemici aizzati dai radicali sono spietati. Vogliono (secondo l’editoriale di Avvenire) fulminare di tasse “mense dei poveri, case di accoglienza, oratori, ostelli, scuole, musei”.
In realtà alcuni giornali ed i radicali di Pannella, nelle settimane scorse, hanno posto l’interrogativo se sia giusto o meno che anche la Chiesa Cattolica concorra all’attuale momento di difficoltà del bilancio dello stato.
E’ stata sollevata anche l’opportunità e la necessità che le diocesi presentino un bilancio pubblico dei propri beni mobili e immobili come avviene in altri paesi europei. Circostanza questa che anche questo blog ritiene doverosa verso i fedeli ed utile ai fedeli medesimi (trasparenza).
La posizione dei radicali è arcinota da sempre e sostiene che l’Ici si debba pagare per gli immobili destinati ad attività commerciale. Escluse le attività di culto e cura delle anime, formazione del clero, scopi missionari, catechesi, educazione cristiana, assistenza, beneficenza, educazione.
Fatichiamo pure noi, che cristiani convinti ci dichiariamo, a vedere in questa formulazione un odio per la Chiesa.
Fede e senso civico non sono affatto in contrasto, anzi.

Il caso Penati scuote il pd

dal sito de IL FATTO-Quotidiano
Penati. L’accusa: “Soldi al partito fino alle elezioni regionali del 2010″
La Procura di Monza ribadisce le contestazioni al dirigente del Pd nel ricorso al Tribunale del riesame. Di Caterina: "Veniva a prendere le buste nel mio ufficio". Contributi illeciti sarebbero arrivati anche per la corsa vittoriosa alla Provincia di Milano nel 2004. Un altro imprenditore, Paolo Fondrini, conferma le accuse al "sistema Sesto"

Filippo Penati avrebbe “conti correnti a Montecarlo e a Dubai”. Lo afferma uno dei suoi grandi accusatori, l’imprenditore Piero Di Caterina. E per i pubblici ministeri di Monza è un motivo in più per richiedere l’arresto del dirigente del Pd, a fronte del “pericolo di inquinamento istruttorio”. I sostituti procuratori Walter Mapelli e Franca Macchia hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame di Milano ribadendo la richiesta di custodia cautelare per l’ex presidente della Provincia di Milano e per il suo braccio destro Giordano Vimercati. Una richiesta che il gip Anna Magelli aveva respinto, mandando in carcere altri due indagati, l’ex assessore Pasqualino Di Leva e l’architetto Marco Magni.
Nel ricorso, Mapelli e Macchia ribadiscono i punti fermi dell’inchiesta bocciati dal gip. Penati e Vimercati sono stati protagonisti di una concussione ai danni di diversi imprenditori sestesi, e non di corruzione (reato meno grave, per il quale gip ha potuto applicare la prescrizione). Inoltre parte delle presunte tangenti ricevute da Penati finivano al partito, aspetto che il gip non ha ritenuto sufficientemente provato. Invece, si legge nei documenti dell’accusa, “non vi è dubbio che Di Caterina abbia sistematicamente finanziato il Pds nelle persone di Filippo Penati e Giordano Vimercati sino ai giorni nostri”, in particolare “sino alle elezioni regionali del 2010”, quando Penati era il candidato del Pd, poi sconfitto da Roberto Formigoni.
IL SISTEMA SESTO
Intanto si allunga la lista degli imprenditori che si presentano come vittime del “sistema Sesto” scoperto dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano. Quello che i sostituti procuratori Mapelli e Macchia descrivono così: “Un desolante quadro di sfruttamento della funzione pubblica a fini di arricchimento privato e illecito finanziamento alla politica” che si sarebbe manifestato nell’ex Stalingrado d’Italia – città ininterrottamente “rossa” dal Dopoguerra a oggi – nell’”ultimo quindicennio”.
LA SEDE DI SKY
Oltre all’immobiliarista Giuseppe Pasini, già proprietario delle aree ex Falck, parla anche Paolo Fondrini, titolare della grande concessionaria Audi-Volkswagen Sesto Autoveicoli. Nel 1999, Fondrini voleva ampliare la concessionaria in una parte dell’area industriale Ercole Marelli: “Ho dovuto però sottostare, all’epoca della giunta Penati, alle indicazioni cogenti provenienti dal sindaco”. In sostanza, operazioni sulle aree a favore del solito Di Caterina, all’epoca legatissimo al sindaco. In una telefonata intercettata il 24 febbraio di quest’anno, Fondrini parla anche di Pasini e dell’area Falck: “Dal momento in cui è andato a comprare la Falck, cosa ha fatto? Non solo ha dato stecche da tutte le parti ai soliti vermi, che alla fine poi non gli hanno dato un cazzo di aiuto… ma le banche gli hanno detto: o rientri o ti facciamo fuori”. Le carte dell’accusa contengono pesanti considerazioni su Bancaintesa, protagonista finanziaria di tutti i passaggi di proprietà della aree Falck e anche di alcuni movimenti di denaro finiti nel mirino degli inquirenti.
Il titolare di Sesto Autoveicoli fa un riferimento anche alla nuova sede di Sky, che in un primo momento sarebbe dovuta andare a Sesto, ma “qualcuno si è messo in tasca non so quanti quattrini per far sì che Sky andasse a finire là, in Santa Giulia”, il quartiere milanese edificato da Risanamento dell’immobiliarista Luigi Zunino, subentrato a Pasini nel 2005 nella propreità dell’area Falck.
ZUNINO E I SOLDI ALL’ASSESSORE DI LEVA
Secondo la ricostruzione della Procura di Monza, quando Penati lascia Sesto per superiori incarichi, il ruolo di “collettore” passa a Pasqualino Di Leva, importante esponente politico sestese già dai primi anni Novanta e più volte assessore. Di Caterina racconta di aver parlato con Giuseppe Grossi, il “re delle bonifiche” attualmente sotto processo per fondi neri, in affari con il gruppo Zunino, impegnato nel progetto Falck. “Grossi mi rappresentò l’esigenza del gruppo Zunino di affrontare sul territorio il problema del raddoppio della superficie lorda complessiva sull’area ex Falck, che volevano portare da 650 mila a un milione 300 mila metri quadri…”. Il nuovo sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini, “era d’accordo”, racconta l’imprenditore, mentre “Di Leva si metteva per traverso”. Per dare il via libera, che poi arriverà, Di Leva chiede “un milione e mezzo di euro per far fronte alle difficoltà finanziarie della Pro Sesto (la squadra di calcio, ndr) e di due giornali locali”.
Secondo la testimonianza di Pasini, Di Leva ha preteso “30 mila euro” anche sull’area Breda, la terza importante riconversione industriale sestese dopo Falck e Marelli. Un sistema, appunto.
DI CATERINA E IL FINANZIAMENTO AL PARTITO
L’imprenditore sestese Piero Di Caterina, attivo nel settore dei trasporti pubblici, racconta a verbale che “dopo il 1994, Penati e Vimercati mi chiesero un sostegno finanziario per le esigenze locali del partito, ma anche per la federazione milanese del Pds”. L’imprenditore ricorda “elargizioni di 20-30 milioni al mese”. Le “buste con denaro contante”, afferma, venivano ritirate “da Vimercati”. Tra il 1994 e il 1998, il totale versato petr queste esigenze sarebbe stato di “un miliardo, un miliardo e mezzo di lire”. Dal ’98 fino al 2003, altri “2,5 milioni di euro”.
“PENATI VENIVA A PRENDERE I SOLDI IN UFFICIO”
E’ sempre di Caterina a raccontare di aver finanziato le campagne elettorali di Penati per le elezioni provinciali (2004 e 2009) e regionali (2010). “In quelle occasioni”, mette a verbale nell’interrogatorio del 5 aprile di quest’anno, “Penati venne a prendere il denaro direttamente nella mia azienda, in due o tre occasioni, per un importo complessivo di alcune decine di migliaia di euro”.
IL CASO SERRAVALLE
I pm monzesi, si legge nell’appello al riesame, indagano anche sul controverso acquisto da parte della Provincia di Milano, guidata da Penati, di una quota dell’autostrada Serravalle dal gruppo Gavio. Lo spunto è un’anomala compravendita immobiliare in cui la società Codelfa, del gruppo Gavio, perde una caparra di due milioni di euro rinunciando ad acquisire un immobile di Di Caterina dopo avere firmato il compromesso.
I pm ci vedono un pagamento mascherato “nell’interesse di Penati e di Vimercati”. L’unica spiegazione razionale, scrivono, “è che la somma sia parte della tangente a loro destinata per l’acquisto da parte della Provincia di Milano del 15 per cento delle azioni della Milano Serravalle, avvenuto il 29 luglio 2005”. Secondo l’accusa, si sarebbe trattato di un risarcimento di Penati a Di Caterina, che pretendeva indietro parte dei finanziamenti erogati al politico perché insoddisfatto del trattamento ricevuto dalla Provincia di Milano in merito “alla distribuzione dei proventi del Sistema integrato dei trasporti dell’alto milanese (Sitam)”.
Da presidente della Provincia, scrivono ancora i magistrati, Penati “avrebbe indirizzato” all’amico imprenditore due provvedimenti: il riparto degli introiti del Sitam (giudicato però insoddisfacente dal beneficiario) e l’acquisto di un immobile di Di Caterina in via Varanini 28 a Milano.
LE BUSTE DI SCHWARZ A MULTIMEDICA
Di Caterina tira in ballo un nuovo nome, quello di Daniele Schwarz, un big della sanità lombarda con la sua Multimedica. Schwarz non risulta indagato, ma l’imprenditore sestese sarebbe stato indirizzato a lui da Marco Bertoli, direttore generale del Comune di Sesto San Giovanni ed esponente del partito. “In un paio di occasioni mi chiese di andare da Schwarz per ritirare dei contributi alla fine degli anni Novanta, cosa che feci. Anche durante il primo mandato di Oldrini (succeduto a Penati dal 2002, ndr) Bertoli mi chiese di tornare da Schwarz, ma io mi rifiutai”.
LE COOP ROSSE ALLA FALCK
Non solo tangenti. Nel pacchetto di “benefit” pretesi da Penati sull’area Falck, secondo la Procura di Monza, ci sarebbe anche l’ingresso delle cooperative rosse emiliane nell’affare. Il costruttore Pasini, proprietario delle aree fino al 2005, paga fatture “per prestazioni inesistenti”, si legge nell’appello al Riesame, alle società Aesse e Fingest, “presumibilmente destinate a regolare i conti con la politica a livello centrale”. Lo dice a verbale Luca Pasini, figlio dell’immobiliarista: “Durante la trattativa conobbi Omer Degli Esposti e un certo Salami come rappresentatnti delle cooperative emiliane. Ci venne detto, mi pare da Vimercati, che le cooperative avrebbero garantito la parte romana del partito”. Oggi Vimercati e Degli Esposti, notano i pm, a dieci anni di distanza “sono ancora coinvolti nell’operazione”, come “compagni d’avventura” del nuovo proprietario dell’area Falck, l’immobiliarista Davide Bizzi.
LE PRESSIONI DI PENATI SULL’INCHIESTA
A supporto della richiesta d’arresto, i pm Mapelli e Macchia accusano Penati di aver cercato di boicottare le indagini. Raccontano per esempio di un incontro con Pasini il 16 maggio davanti al palazzo della Regione Lombardia in via Filzi a Milano (Penati era vicepresidente del consiglio regionale e si è dimesso in seguito all’inchiesta), osservato dagli uomini della Guardia di finanza. Non è stato possibile registrarlo, perciò i pm riportano soltanto la testimonianza dell’imprenditore: “Lei, Giuseppe, sa che io non ho preso una lira, sa che io di quattrini non ne ho”, avrebbe detto il dirigente del Pd, parole che Pasini legge come “indicazioni da tenere presente in caso di convocazione da parte dell’autorità giudiziaria”. Altri scambi di telefonate e sms tra Penati e il suo entourage dimostrano, secondo l’accusa, la piena consapevolezza dei rischi connessi all’indagine. Per esempio il messaggio dello storico portavoce Franco Maggi dopo l’interrogatorio della segretaria di Vimercati: “No tel, no news, no problem”.

I nipotini di Berlinguer si sono smarriti, come era capitato prima ai nipotini di Turati e Nenni, nei meantri del potere fine a se stesso

La recente esplosione della questione morale anche all'interno del Pd, fino al punto che il capo della segreteria di Bersani risulta sia stato al centro di un "sistema" di tangenti, ha portato molti a riflettere sulla famosa intervista che Enrico Berlinguer rilasciò a Eugenio Scalfari nel 1981, proprio quando iniziava l'avventura craxiana.
Scrivere quanto segue viene chiamata “antipolitica”, decenni fa veniva chiamata “qualunquismo”. La verità è che l’antipolitica di oggi è praticata da chi ha avuto modo di conoscere la politica da vicino, da chi ha avuto la possibilità di “sporcarsi le mani”, e ne uscito nauseato.
La verità dell'agire politico di oggi è sotto gli occhi di tutti; assistiamo ad vero e proprio fenomeno sociale di degenerazione sistemica, che ci da la sensazione dell'irreversibile.
I partiti di oggi sono macchine di potere e di clientela:
1) I loro uomini hanno scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente,
2) Al loro interno mancano idee, ideali e programmi,
3) Il sentimento e la passione civile è pari a zero.
4) Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche i più loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.
5) Oggi ai partiti si sono sostituite le persone, le bande, le lobby, i gruppi di pressione, essendo i partiti solo dei simulacri all'interno dei quali trovano collocazione i vari gruppi di potere per esercitare e gestire i propri interessi.
6) Corruzione e malaffare non sono fenomeni che attengono alla flebile tenuta morale dei singoli, ma ad una complessa e storicamente motivata trasformazione del rapporto tra la politica e la società.
La moralità, l’inseguire i principi puliti, il volere una società migliore non è infatti frutto della buona educazione, dell'aver avuto buoni insegnamenti morali in parrocchia o a scuola: è il frutto di una storia ed è innanzitutto alimentata da una passione, nutrita dal sentimento.
Nella ingloriosa prima Repubblica per diventare “deputato” al Parlamento si iniziava dall’essere segretario di sezione, consigliere comunale, regionale, militante, organizzatore sociale. Solo quando si disponeva di una ”storia” poteva arrivare …il salto, che non era salto ma approdo.
Oggi il passaggio avviene da velina a deputato, da truffaldino locale a grande truffatore.
8) Per avere passione in politica, questa non deve essere vista come amministrazione del presente, come occupazione di posti di potere e di aziende municipalizzate per far funzionare gli acquedotti o l'azienda trasporti. No, la passione nasce da un'idea di futuro, da una immagine di società che sia in grado di mobilitare energie, di suscitare forza morale e di compensare quello che non si ottiene, amministrando, in benessere materiale.
9) La moralità è la conseguenza di una tensione tra il presente e quello che sarà, è la posta che si lancia sul tavolo della scommessa per il nostro avvenire, è il "sogno" che illumina l'altrimenti nostra grigia vita quotidiana; è la storia personale e collettiva di un ceto dirigente che si riconosce nel medesimo orizzonte e che ha lottato insieme per raggiungerlo.
10) Quando - in nome del pragmatismo e della società post-ideologica - la politica si riduce alla mera gestione del quotidiano e i ceti politici si formano per aggregazione opportunistica (p.e. a Contessa Entellina assistiamo ad un sindaco berlusconiano ed a un vice-sindaco cracoliciano che stanno l’uno accanto all’altro per riscuotere la rispettiva “mercede-indennità di carica”); quando essa (la politica) diventa il gioco del potere, allora coloro che amano il potere cominciano a giocare ai danni delle comunità.
E le conseguenze sono quelle che oggi vediamo e che Berlinguer nella famosa intervista ad Eugenio Scalfari, esattamente trent’anni fa, aveva diagnosticato: i suoi nipotini (i Bersani, i Veltroni, i D’Alema etc.), troppo occupati nel gestire e nell'amministrare, hanno perso ogni passione, ogni «sentimento»; hanno «perso l'anima» e con essa la residua legittimità di «chiamarsi fuori» dalla cacca del gioco di potere in cui sono entrati senza sapere per quale ragione di fondo.

sabato 27 agosto 2011

Agricoltura. Settore primario o comparto da archiviare ?

La crisi dell'agricoltura siciliana viene sintetizzata dal presidente regionale della Cia, Gurrieri, come segue:
"Il costo del lavoro ed i costi energetici costituiscono due delle maggiori voci di costo per le aziende agricole siciliane.
La mancata proroga sia della riduzione dei contributi previdenziali nelle aree svantaggiate del Meridione che dell'abbattimento delle accise sui carburanti agricoli costituisce un colpo economico non ammortizzabile dalle imprese".

Pensioni. Cosa riporta la manovra Tremonti nel testo all'esame del senato

La manovra, all'esame del Parlamento, contiene poche novità in materia di previdenza (trattamenti pensionistici) anche perchè alcune misure sono state prese con precedenti provvedimenti.
CHE COSA C'È. Innanzitutto una novità per le donne ma solo in termini di tempistica: il progressivo aumento dell'età pensionabile da 60 a 65 anni non andrà più dal 2020 al 2032, come previsto nella manovra di luglio, ma dal 2016 al 2028, con un anticipo di 4 anni complessivi.
È prevista poi una misura sul tfr per i dipendenti del pubblico impiego: sarà dato con un ritardo di 6 mesi per le pensioni di vecchiaia e di 24 mesi per quelle di anzianità.
C'è inoltre la norma sul comparto scuola che prevede la possibilità di andare in pensione solo nell'anno scolastico o accademico successivo a quello in cui si maturano i requisiti.
Ma sulle pensioni è tutto un fiorire di richieste e proposte, anche perchè è tra i settori che maggiormente può garantire risparmi strutturali.

La posizione dei partiti presenti in Parlamento sono qui sintetizzate:
LEGA. Non vuole che si intervenga ancora sulla materia. Il ministro Roberto Calderoli ha chiesto però di guardare alle «pensioni di chi non ha mai lavorato», mettendo mano alle pensioni di «reversibilità eccessivamente alte» e alle «indennità di accompagnamento che non sono legate al reddito».
PDL. Sarebbe favorevole ad una stretta sulle anzianità e a una ulteriore anticipazione del processo di innalzamento dell'età per le donne. Alcuni esponenti vorrebbero anche una immediata entrata in vigore, già dal 2012, della riforma che aggancia l'età pensionabile alle aspettative di vita ossia, visto che si campa di più, occorre andare in pensione secondo l'indice Istat che segnala il processo).
PD. Si oppone a qualsiasi intervento che abbia il solo obiettivo di fare cassa. Ma disponibile a discutere di oggettività strutturali.
ITALIA FUTURA. Superare le anzianità e la minore età pensionabile per le donne. Nella logica di non creare disparità fra "uomo e donna".
CONFINDUSTRIA. Superamento delle pensioni di anzianità e elevazione dell'età di pensionamento delle donne. Nella logica "si campa più allungo, si lavori più anni, quindi".
SINDACATI. Nonostante i distinguo, sono tutti contrari a un ulteriore intervento.

E se ci rendessimo conto che questo Parlamento che ci impone "lacrime e sangue" non è espressione del paese ?

"Chi più possiede, chi più percepisce in termini di reddito, più deve contribuire nel finanziare il famelico bilancio dello stato".
Tutti dichiarano di condividere e di volere seguire questa giusta indicazione. Tutti (destra e centro, manca come si sa nell'attuale Parlamento la sinistra) si stanno adoperando per levare, modificare, alleggerire l'unica cosa giusta inserita nella manovra economica di Tremonti: il contributo di solidarietà a carico di chi guadagna più di 90.000,oo euro l'anno.
Pdl, pd, udc e forze minori spendono parole contro questa misura che va a colpire, si dice, il "ceto medio".
Siccome il reddito medio delle famiglie italiane  è di gran lunga inferiore a quei 90.000,oo euro (l'impiegato statale si ferma a €. 30.000,oo), viene da chiedersi: ma il Parlamento italiano nelle espressioni pdl, pd, udc, idv, è espressivo degli italiani ? rispecchia la condizione sociale del paese ? Noi riteniamo di no.
Viene da chiedersi, inoltre,: ma la "casta" dei politicanti non è che additando come "classe media" chi guadagna €. 90.000,oo annue sta in realtà cercando di salvaguardare tutte le sue "usurpazioni" -a proprio beneficio- ai danni degli italiani ? i famosi privilegi ?

Vediamo chi sarebbero, per i parassiti-politicanti, i benestanti (visto che con €. 90.000,oo si è classe media):
 Sarebbero 71.989 gli italiani che dichiarano oltre 200.000,oo euro di reddito l'anno.
Si tratta dello 0,17% dei contribuenti. Così risulta dalle dichiarazioni dei redditi 2010, sull'anno di imposta 2009. Per i politicanti del nostro Parlamento (dove manca, lo ripetiamo, una forza, una sola forza che si dichiari di "sinistra") sarebbero questi i contribuenti, secondo le ultime ipotesi allo studio, sui quali dovrebbe gravare il contributo di solidarietà del 5%, inizialmente ipotizzato per quei "poveri diavoli" che guadagnano €. 90.000,oo. 
La gran parte dei "Paperoni" d'Italia sono lavoratori dipendenti e pensionati, ovviamente in gran parte hanno munto i loro redditi non nelle imprese private, dal merito professionale, ma nel mondo delle partecipazioni pubbliche e nei paragi del mondo 'politicizzato'.
In pratica si tratta (per la gran parte) degli amici dei 'parassiti'-politicanti.
Nel 2009 i soggetti che dichiarano più di 200.000 euro sono per il 58,8% lavoratori dipendenti, per il 27,5% pensionati e per il rimanente 13,7% contribuenti che dichiarano altri tipi di reddito; rispetto all'anno precedente è aumentata la quota percentuale di dipendenti (+0,8 punti percentuali) e pensionati (+1,5 punti percentuali), mentre sono diminuiti i soggetti che dichiarano altri tipi di reddito (-2,3 punti percentuali).
E' ovvio che i veri ricchi, quelli che governano l'economia italiana non ci sono fra questi: hanno residenze fiscali in Svizzera, nei paesi lontani, e yacht nei registri panamensi etc.
Costoro sono quelli che Berlusconi tutela con i condoni al 5% (leggi: scudo fiscale). Questi dalla manovra "lacrime e sangue", non saranno toccati, direttamente o indirettamente la imporranno al "ceto-medio", quello vero che è il popolo italiano (con media €. 30.000,oo)
Gli italiani con questa manovra dovrebbero ricordarsi dello scellerato patto "Berlusconi-Veltroni" (veltrusconi) con cui decisero di modellare  la legge elettorale al fine di lasciare fuori dal Parlamento le forze di "sinistra".
E' lì che è stao convenuto, in quel patto, che i lavoratori con €. 30.000,oo sono divenute vacche da mungere, quelli con €. 90.000,oo sono stati etichettati "ceto medio", e quelli con €. 200.000,oo sono i ricchi ( tanto sono pochi !) ed "i veri ricchi" non esistono (per il fisco)  perchè sono coloro che guidano davvero il paese; sono gli evasori che di tanto in tanto elaborano -mediante i manichini politicanti- uno scudo fiscale al 5% contro il 27% (aliquota media per chi raggiunge i 30.000,oo euro annui).
Forse abbiamo calcato troppo i concetti in questo scritto; la sostanza però c'è tutta.
Non lamentiamoci se gravitiamo nell'orbita del veltroscunismo: lo abbiamo accettato tre anni fa recandoci alle urne !

venerdì 26 agosto 2011

Ogni giorno che passa apprendiamo di parassitismo ai livelli alti dell'apparato pubblico: "siamo ridotti maluccio"

Dalla rubrica televisiva Rai "Report"
e da una inchiesta ddel Corriere della Sera, apprendiamo.
Quando un dipendente pubblico, astrattamente potrebbe essere un impiegato del comune di Contessa Entellina, viene chiamato a svolgere un incarico presso un ministero, una commissione parlamentare, un'authority o un organismo internazionale, va in «fuori ruolo».
Trattandosi di incarico temporaneo, conserva ovviamente il posto, l'anomalia è che conserva anche lo stipendio, a cui si aggiunge l'indennità per il nuovo incarico.
In sostanza quell’ipotetico dipendente riscuoterà due stipendi per un periodo di tempo spesso illimitato.
E’ ammissibile che un soggetto che non lavora per un'amministrazione, ma lavora per un'altra, venga pagato anche dall'amministrazione per la quale non lavora?
A trovarsi in questa situazione sono quasi sempre dirigenti dello Stato e spessissimo magistrati; sono sempre gli stessi a passare cronicamente da un fuori ruolo ad un altro, lasciando sguarnito il posto d'origine perché non possono essere sostituiti, e i loro colleghi che restano in servizio si devono far carico anche del loro lavoro. E poi c'è il danno, il magistrato fuori ruolo percepisce anche l'indennità di malattia. Costoro possono essere promossi, ovvero avanzare di carriera mentre sono fuori ruolo.
Ad esempio Antonio Catricalà è fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, è stato capo gabinetto di vari ministri di schieramenti opposti, poi all'Agcom, fino al 2005 segretario della presidenza del Consiglio con Berlusconi, quindi nominato presidente dell'Antitrust. Non ricopre la carica in Consiglio di Stato, ma ciononostante nel 2006 da consigliere diventa presidente di sezione, e senza ricoprire quel ruolo incassa uno stipendio di 9.000 euro netti al mese che si aggiungono ai 528.492,67 annui dell'Antitrust.
A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un'indennità di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare). Consigliere di Stato è anche Donato Marra: percepisce 189.926,38, più un'indennità di funzione di 352.513,23 perché è alla presidenza della Repubblica. Il dottor Paolo Maria Napolitano oltre allo stipendio di consigliere di Stato in fuori ruolo, prende 440.410,49 come giudice della Corte costituzionale. Anche Lamberto Cardia, magistrato della Corte dei conti fuori ruolo, è stato 13 anni alla Consob, ma il 16 ottobre del 2002 è stato nominato presidente di sezione, «durante il periodo in cui è stato collocato fuori ruolo», specifica l'ufficio stampa della Corte dei conti, «ha percepito il trattamento economico di magistrato, avendo l'emolumento di 430.000 euro corrisposto dalla Consob, natura di indennità».
Tra Consiglio di Stato, Tar, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e magistratura ordinaria, sono fuori ruolo circa 300 magistrati che mantengono il loro trattamento economico percependo un'indennità di funzione che a volte supera lo stipendio. Il commissario dell'Agcom Nicola D'Angelo ha sentito la necessità di rinunciare all'assegno e mettersi in aspettativa. Dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni riceve un'indennità di 440.410,49 annui, dall'agosto del 2010, dopo la manovra che tagliava gli insegnanti di sostegno nelle scuole per i disabili e gli stipendi dei dirigenti pubblici del 10%, ha rinunciato ai 7.000 euro al mese che prendeva da consigliere del Tar fuori ruolo. Una scelta personale, visto che non ci ha pensato Tremonti. D'Angelo dice di essere l'unico a porsi un problema etico, in effetti gli altri, ad esempio Alessandro Botto, consigliere di Stato fuori ruolo e componente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con doppio stipendio, ha dichiarato di non sapere che si potesse rinunciare al doppio assegno. La giustificazione è che lo stipendio da magistrato serve ad integrare quello per la carica da dirigente perché non abbastanza remunerata.

La trasparenza vale per il continente; noi siamo isolani

Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione, in un comunicato sostiene:
"Il monitoraggio effettuato in questi giorni dai funzionari di Palazzo Vidoni ha confermato .... che ormai tutti i Ministeri abbiano pubblicato sulla homepage del proprio sito istituzionale i dati prescritti dall’articolo 21 della Legge 18 giugno 2009 n. 69. Navigando su Internet tutti i cittadini possono infatti conoscere
- i curriculum vitae,
- i recapiti (telefonici e di posta elettronica)
- e le retribuzioni annue lorde dei loro dirigenti
- nonché i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale”.
“Anche tutti gli Enti Regione – continua il comunicato -, tutte le Amministrazioni provinciali e gran parte dei Comuni capoluogo hanno pubblicato sulla propria homepage i dati relativi al trattamento economico e curriculari dei loro dirigenti”.
In realtà, per quanto riguarda la Regione siciliana,  di dati che riguardano gli stipendi e i curricula dei dirigenti non vi è alcuna traccia, nonostante l'obbligo di pubblicazione è legislativamente sancito.
Da noi, in Sicilia, la "megghiu parola è chidda chi nun si dici". Noi siciliani siamo riservati, e come non possiamo esserlo con 2.000 dirigenti che, stando ai milioni di spese per consulenze, sono ignoranti ma ben pagati ?.

giovedì 25 agosto 2011

Da noi le leggi non vengono fatte tenendo di mira l'obiettivo da perseguire (p.e. l'igiene pubblica) ma ingolfando di inutili adempimenti le aziende

Il clientelismo, la corruzione, il malaffare della pubblica amministrazione (che la Corte dei Conti quantifica in 60 miliardi annui) da cosa discende ?
Dalle leggi malfatte, o meglio dalle leggi che danno filo alla mente contorta di tanti funzionari corrotti.
In Italia esiste un regolamento igienico-sanitario che stabilisce che in un ristorante:
1)  le materie prime devono entrare da una porta che immette nella dispensa, poi il cibo arriva in cucina e ne esce nei piatti da una seconda porta.
2) Poi quando i piatti rientrano in cucina per essere lavati non possono passare dalla porta attraverso la quale sono usciti dalla cucina, né dalla porta dalla quale sono entrate le materie prime: devono fare un altro percorso.
Mai nessuno ha sofferto di malattie, contaggi ed altro provocate dal fatto che un piatto di spaghetti sia passato da una porta attraverso la quale era prima transitato un piatto dove qualcuno aveva mangiato. Eppure migliaia di ristoranti, in Italia, sono stati costretti a sfondare muri, costruire corridoi eccetera per ubbidire a questa disposizione. Migliaia di euro destinati a soddisfare un regolamento che non mira a salvaguardare la salute di nessuno ma a soddisfare il capriccio e la schizofrenia di chi lo ha scritto.
Di contro, parlando di igiene, in Italia non c’è nessun reale controllo sulla qualità dei cibi che vengono serviti (bisogna aspettare che i Nas si muovano sulla base della segnalazione di qualcuno).
In Italia -nei ristoranti- si  può cucinare cibo spazzatura liberamente, mettendo magari le dita nel naso…
L'importante è che i piatti da servire e quelli da lavare seguano percorsi che rispettino la schizzofrenia del funzionario che ha scritto uno sconclusionato regolamento che con l'igine e la salute ha poco da spartire.

La Regione non intende allinearsi ai tagli Tremonti. Per dire no, difende a spada tratta i 30 comuni isolani sotto i mille abitanti

I tagli imposti dalla manovra economica di agosto, valutati in quattro miliardi di euro per i prossimi due anni, sono secondo l'assessore regionale Armao insostenibili è per la Sicilia.
Ha messo nero su bianco ed ha depositato una relazione scritta presso la Commissione Bilancio del Senato, dove è in programma l'audizione delle Regioni.
Questa la linea della Regione
"Atteso quanto emerge dalla nuova manovra governativa - spiega la relazione di Armao - si aggiungono ulteriori 1,6 miliardi di tagli circa per i prossimi due anni a carico di Regione ed enti locali siciliani (800 per il 2012 e 400 per il 2013, oltre a quelli direttamente incidenti sulle autonomie locali della Regione), che si sommano così a quelli già previsti dalla manovra di luglio e corrispondenti nel 2012 a 471 milioni e nel 2013 ad 869 milioni per la Regione, ed almeno 200/250 per gli enti locali siciliani".
"Ne discende che per i prossimi due esercizi i tagli di spesa, se correlati ai minori trasferimenti, raggiungono i quattro miliardi di euro", calcola Armao. "Un peso insostenibile per la Regione e per l'economia siciliana, al quale, peraltro, si accompagna il rischio di rallentare anche la spesa europea (che al contrario necessita di una accelerazione), comprimendo, stante la portata del patto di stabilità, la possibilità del necessario cofinanziamento regionale e quindi svolgendo un effetto depressivo", conclude Armao.
La Regione Sicilia nella sua levata di scudi non ci sta ad accettare il taglio dei piccoli comuni con meno di mille abitanti, previsto dalla manovra di agosto, e rivendica alla sua competenza e autonomia una eventuale decisione in merito premettendo, tuttavia, che il risparmio comunque sarebbe minimo. La cosa che sorprende di questa relazione è che Armao si fa paladino dei piccoli comuni (in Sicilia una trentina) ed omette di difendere la prerogativa statutaria in materia di numero di parlamentari all'Ars. Evidentemente non si sente di difendere la vergogna di 90 "nullafacenti" che non sono motivo di orgoglio regionale. Il clientelismo ed il parassitismo che contraddistingue la Sicilia deve pur avere, infatti, una sorgente.
La Sicilia ventila il ricorso alla Corte Costituzionale per violazione delle sue prerogative di Regione a statuto speciale.
"Giova ricordare che la Regione Siciliana ha potestà legislativa primaria in materia di autonomie locali (artt. 14, lett. o) e 15 dello Statuto), sicché ogni determinazione in materia di Comuni e Province non può che spettare alla sua competenza esclusiva legislativa", sottolinea Armao.
"Appare evidentemente apprezzabile lo sforzo del Governo nazionale di contenere il fenomeno della polverizzazione di Comuni, concentrato sopratutto in alcune aree del Paese, e di realizzare la eliminazione delle province minori. Ma se nel primo caso, in Sicilia si rinvengono solo 31 comuni che hanno meno di 1000 abitanti (si è calcolato che il risparmio, tra il venir meno di Consigli comunali e Giunte si aggirerebbe attorno a 330.000 euro annui), nel secondo caso, ai sensi dell'art. 15 dello Statuto, la Regione - spiega Armao - ha già manifestato l'intendimento di procedere in sede legislativa alla soppressione di tutte e 9 le Province regionali (mai incrementate dall'entrata in vigore dello Statuto) con il contemporaneo trasferimento delle funzioni di area vasta ai liberi consorzi di comuni, provvedendo altresì a varare definitivamente le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina".
"Ebbene, salvo ed impregiudicato restando il condiviso obiettivo del risanamento finanziario e del contenimento dei costi di funzionamento degli apparati istituzionali, non può revocarsi in dubbio - conclude l'assessore - che tali scelte attengano all'autonomia regionale, quando, come nell'ultimo caso ricordato, non siano direttamente previsti dallo Statuto".