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lunedì 21 marzo 2011

Piccole storie dal mondo ...,. .... di Nicola Graffagnini

San Suu Kyi , l’eroina con un fiore tra i capelli, una vita intera dedicata al suo paese …

Nel Myanmar, un paese oppresso da trenta anni, dalla dittatura ottusa dei militari, finalmente San Suu Kyi è stata liberata dopo undici lunghi anni, dallo status di “ arresti domiciliari “ col divieto assoluto di ricevere visite compresi i figli.
Adesso per il popolo Birmano è il momento della gioia, della vittoria ottenuta a caro prezzo, dopo anni e anni di sacrificio e di umiliazioni, è l’ora di stringersi come non mai intorno alla sua eroina. Avevo letto il suo nome un po’ particolare da scriversi, nei primi tempi in cui mi affacciai su facebook, verso il 2005 e per prima cosa notai pagine e pagine di solidarietà per San Suu Kyi, l’eroina della rivoluzione dei fiori, mi incuriosii degli appelli provenienti dalle Università di tutto il mondo rivolti alle Nazioni Unite, tutti scritti in rigoroso inglese e dopo un po’ di ricerche mi chiarii le idee su questa minuta persona che teneva in scacco, dall’uscio della porta di casa sua, una intera Giunta militare, debole e corrotta che aveva impugnato la sua libera elezione evitando sine die il passaggio dei poteri.
Aung San Suu Kyi, la dissidente che da una vita combatte per i diritti calpestati del suo popolo, premio Nobel per la Pace 1991, finalmente è uscita fuori dai cancelli della sua residenza coatta, con un fiore tra i capelli, dopo undici lunghi anni di isolamento dal mondo.
Rappresenta una grande speranza di un futuro di libertà e democrazia per un Paese distrutto dalla dittatura di generali ottusi e ignoranti che gli hanno perfino cambiato il nome da Birmania in Myanmar, nella vana speranza di cambiargli col nome in geografia, l’identità nazionale ….
La Signora Aung, per meglio dire la Presidente deposta Aung ha oggi 65 anni, conserva una calma e un sorriso ancora intatto nonostante le vessazioni subite per il lungo isolamento, durante il quale i suoi connazionali erano abituati a chiamarla: “l’Arpa Birmana” l’unica cosa che poteva fare e che suonava a finestre aperte nella sua villa a Rangoon, per far ricordare al suo popolo che lei era ancora viva e non intendeva cedere di un passo ai generali.
Aveva due anni quando suo padre, eroe nazionale, venne assassinato nel 1947. E’ cresciuta all’estero, prima in Italia, poi in Inghilterra, ove aveva sposato Michael Aris, Professore di Orientalistica a Oxford, ebbero due figli, Alexandre e Kim, rispettivamente di 35 e 33 anni.
I figli sono cresciuti lontani da lei, il marito è morto di cancro, nel 1988 era tornata nel suo Paese per assistere la madre ammalata e si era trovata in mezzo alla rivolta contro il regime. Decise di restare, divenendo la guida della Lega Nazionale per la Democrazia.
Alle elezioni del ’90 la NID vinse con l’83 % dei voti, ma i generali al potere annullarono le elezioni e la arrestarono.
Ora che Aung San Su Kyi, finalmente riunita anche con i suoi figli, è libera di parlare al suo popolo ha dichiarato nel suo primo comizio: “ Abbiamo bisogno dell’aiuto del mondo intero, solo così potremo risollevare questa nostra terra “.
Speriamo che alle Nazioni Unite un giorno o l’altro verrà messa all’ordine del giorno dell’Assemblea plenaria la risoluzione sulla questione Birmana, avanzata dal Premio Nobel per la Pace Aung Sau Suu Kyi. Quel giorno certamente tutti ci sentiremo un po’ più liberi ….
NG

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