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martedì 31 agosto 2010

La stampa isolana e l'accaduto di domenica pomeriggio

GIORNALE DI SICILIA 31.08.2010
RELIGIONE. Polemiche dopo il "blocco" dell'ingresso nella chiesa bizantina di papas Sepa Borzì
Rivolta per il nuovo parroco, I fedeli "divisi" a Contessa
La curia di Piana, preoccupata di porre fine ai contrasti fra le due comunità, procederà all'insediamento al più presto di papas Sepa Borzì per dare serenità alla comunità greco-bizantina
Domenico Clesi
Contessa Entellina
Domenica pomeriggio i greco-bizantini di Contessa Entellina nell’intento di mostrare attaccamento e stima al parroco degli ultimi venti anni, papas Nicola Cuccia, trasferito a Palazzo Adriano, hanno bloccato con barriere umane l’ingresso alla Chiesa parrocchiale dell’Annunziata al delegato diocesano papas Janni Pecoraro, venuto da Piana degli Albanesi per insediare il nuovo reggente, papas Sepa Borzì. Si è trattata di una manifestazione di massa che ha coinvolto giovani ed anziani. La gente ha inteso solidarizzare in favore di papas Nicola perché egli da alcuni anni si è speso per la applicabilità delle tradizioni greco-bizantine del paese, contestate sotto certi versi invece dal parroco di rito latino, don Mario Bellanca.
A Contessa Entellina, piccolo paesino dell’entroterra palermitano al confine delle province di Agrigento e Trapani, la gente si distingue quasi paritariamente fra rito romano e rito greco-bizantino. La tradizionale pacifica convivenza fra i due riti, dipendenti per quanto riguarda l’aspetto giurisdizionale entrambi dall’unico Vescovo residente a Piana degli Albanesi, da qualche tempo è entrata in crisi perché i bizantini, come dice Nino Schirò, “rilevano l’intenzione di voler cancellare alcune secolari tradizioni che il clero greco ha sempre celebrato con ciclo annuale nella chiesa parrocchiale ‘romana’” e, a dimostrazione, rievoca “la vicenda dell’agosto 2009 quando la celebrazione della Paraklisis all’interno della Chiesa della Favara non si potè tenere perchè il portone fu tenuto chiuso per impedire l’ingresso ai bizantini”, mentre i “latini” vedono nello svolgimento di questi riti nella loro parrocchia una sorta di predominio dei bizantini che, come ha più volte riferito lo stesso Don Mario, “con l’introduzione del codice di diritto canonico del 1983 non sono più operanti”. Nino Schirò tiene inoltre a evidenziare che “le proteste di domenica pomeriggio non avevano assolutamente un valore di giudizio nei confronti del nuovo designato reggente Papas Sepa Borzi”.
Domenico Cuccia, dal canto suo, dice che: “Le vicende locali sono state gestite male dall’Autorità ecclesiastica che ha sottovalutato il ruolo religioso, culturale e sociale, che papas Nicola Cuccia ha svolto nella comunità di Contessa Entellina e non ha dato spiegazioni per il trasferimento a Palazzo Adriano, facendo intendere che ci fosse stata corresponsabilità dello stesso nelle discordie intervenute tra le comunità religiose di Contessa Entellina. In tal modo papas Nicola è stato visto dalla maggioranza dei contessioti come vittima sacrificale necessaria per dimostrare che non si colpiva in una sola direzione, quella latina che aveva generato quei comportamenti definiti “teologia delle porte chiuse”, ma veniva punita anche l’altra parte. L’avere poi reso operativo il trasferimento di papas Nicola, mentre resta ancora sospeso il trasferimento del parroco latino, ha contribuito ad esasperare gli animi spingendo parte della popolazione a compiere gesti non condivisibili”.
La Curia di Piana, preoccupata di porre fine ai contrasti fra le due comunità, procederà all’insediamento al più presto di papas Sepa Borzì per dare serenità alla comunità greco-bizantina locale, inoltre secondo ulteriori disposizioni sta facendo in modo che Padre Giorgio Ilarda lasci gli incarichi diocesani il dodici settembre prossimo per immetterlo nella nuova funzione parrocchiale a Contessa, dopo che Mario Bellanca avrà lasciato la parrocchia della Favara. In questo modo l’Eparchia ritiene che la serenità debba tornare nel centro arbërëshe.
(Dc)

Perviene e pubblichiamo

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L'autore del blog è persona nota ed identificabile. Gruppo latini è dizione anonima.

L'autore del blog il contessioto, conosciuto per la sua obbiettività e imparzialità non mi ha voluto pubblicare questo commento. Lo ringrazio a nome di tutti i latini e di quelle persone che vogliono conoscere la verità. VOGLIA SAPERE PERCHE' NON VUOI PUBBLICARE QUESTO COMMENTO Ma com'è assurdo...!!! Adesso la colpa delle VOSTRE porte chiuse è anche di Don Mario. Perché è stato, a sentire voi, di cattivo esempio. E' la scusa più ridicola che potevate trovare. Dovete assumervi le vostre responsabilità, farvi un esame di coscienza e un mea culpa. E' assurdo che una vicenda, iniziate per la richiesta da parte dei latini, di una partecipazione più presente e dignitosa ai festeggiamenti della Madonna della Favara (la Madre di tutti i Contessioti), sia sfociata in una guerra simile. E con questi risultati. ADESSO VOGLIAMO, CHE TUTTI I CONTESSIOTI, LATINI E GRECI, SAPPIANO IL VERO MOTIVO DELLA LITE: “””LA PARTECIPAZIONE ALLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FAVARA IN COMUNIONE CON
 RATELLI BIZANTINI”””. Non vi sono altri motivi o altri obbiettivi, come questo blog ha cercato di far credere e a quando pare vi è riuscito, con un campagna martellante di un anno. Complimenti al responsabile...!!! @Sos rito greco Quello che affermate “hanno combattuto, la teologia delle porte Chiuse ed il suo fondatore...”, è, dal nostro punto di vista, gravissimo, infatti non si doveva combattere, ma sentire gli autori di questa teologia, il perché di questo gesto. Da che cosa è stato dettato... Un fratello in Dio è questo che dovrebbe fare, non combattere un altro fratello, e sacrificare la pace e la serenità di tutto un paese, pur di conservare quelle tradizioni che gli sono state tramandate, o sentirsi ferito nell'orgoglio nel dovere colloquiare o metterle in discussione per lavorare insieme senza sentirsi traditore, per non averle potuto riconsegnarle, a sua volta, al nuovo subentrante così come le ha ricevute. Anzi un operatore di pace, che sacrifica delle cose, che hanno portato malumore e liti in questi secoli di storia contessiota, avrebbe sicuramente avuto il consenso un plauso da parte di tutti gli abitanti di contessa.
Gruppo latini

Ridiamo un pochettino. Non possiamo farne a meno

Contessa Entellina come la Costantinopoli di Teodosio: dal fabbro al contadino al soldato tutti erano esperti della Santa Trinità.

Nenè: Sai ?,  sono stato in Chiesa domenica scorsa e il prete con dottrina e dovizia teologica parlava di porte aperte e che finalmente dopo sette anni di sofferenze, astinenze, ed umiliazioni subite nel ... deserto ... intravede spiragli di luce.
Calogero: Tu sai che per noi di rito orientale, come dice papas Nicola ogni domenica durante la liturgia di San Giovanni Crisostomo, Dio è invisibile, inconcepibile, inesprimibile ed innominabile.
Nenè: Allora gli spiragli di luce di cui si parlava dovevano essere le fiamme dell'inferno.

Commento pervenuto all'e-mail

Sconcertata ho seguito le vicende raccontantate nel dettaglio da questi "blogger".
Si parla di fantascientifiche "Teorie delle porte chiuse", di punizioni, di ribellioni, di rabbia, di espropriazioni di Preti (come fossero espropriazioni di terreni), di vittime e di conseguenza anche di "carnefici".
Adesso non voglio star qui a fare prediche, a sindacare...ma il dubbio sorge spontaneo: è questa la morale Cristiana, la fede, l'amore per il prossimo? Gesù Cristo predicava questo? Beh...potrebbe pure essere, ma se così fosse dovremmo proprio riscrivere i libri di storia! è l'ennesima conferma di quanto marcio ci sia nella Chiesa Cattolica, sin dalle più alte gerarchie, per come voi stessi le avete definite..."Gerarchia" poi...che brutta parola! “Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile? Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere.” (Michail Bakunin)
Tutta questa baraonda per un semplice trasferimento, sine verbis!
Ad un fedele non basta soltanto una qualsiasi guida spirituale? Che importa della persona che si fa carico di questa responsabilita?
Sopraffatta da innumerevoli interrogativi chiudo qui.
Emily Sparks

lunedì 30 agosto 2010

La vicenda di domenica pomeriggio sulla stampa


Giornale di Sicilia del 30.08.2010
Contessa Entellina - Al religioso impedito l'ingresso nella chiesa bizantina
Fedeli in rivolta, bloccato il nuovo sacerdote
La piazza Matrice, davanti al monumentale prospetto della chiesa di rito bizantino di Contessa Entellina, ha vissuto un lungo pomeriggio domenicale di passione e in qualche momento di tensione. Oggi alle 18,30, nell’ora in cui dovevano celebrarsi i Vespri, era fissato il termine per l’immissione della funzione di amministratore parrocchiale di papas Sepa Borzì. La piazza si è gremita di gente che ha fatto barriera davanti le tre porte di ingresso alla chiesa parrocchiale per rendere impossibile l’ingresso al delegato diocesano, papas Janni Pecoraro e al nuovo reggente designato della parrocchia, papas Sepa Borzì, dopo che nei giorni scorsi era stato trasferito a Palazzo Adriano il parroco che per oltre venti anni era stato ben accetto alla Comunità.
La protesta della Comunità bizantina di Contessa Entellina non è rivolta al nuovo Amministratore parrocchiale designato bensì al Vescovo ordinario di Piana degli Albanesi, Mons. Sotir Ferrara, e al delegato pontificio, Mons. Francesco Pio Tamburrino che nelle settimane scorse avevano deciso di rimuovere dal centro italo-albanese della provincia di Palermo sia il parroco di rito bizantino, Papas Nicola Cuccia, che quello di rito latino, Don Mario Bellanca per far tornare la comunione fra i due riti, entrambi cattolici. I contrasti fra di essi risalgono, come si ricorderà, all’agosto del 2009, quando Don Mario Bellanca impedì la celebrazione secolare della Paraklisis che i che i greco-bizantini tengono all’interno della chiesa di rito romano.
Papas Nicola Cuccia nei giorni scorsi era stato insediato parroco di Palazzo Adriano e ieri pomeriggio papas Sepa Borzì avrebbe dovuto immettersi nella funzione lasciata libera da Papas Nicola; ma i fedeli massicciamente hanno proibito che le porte della Chiesa Madre venissero aperte.
E’ verosimile che il delegato diocesano, Papas Janni Pecoraro, tenterà di immettere il nuovo amministratore parrocchiale, papas Sepa Borzì, nei prossimi giorni.
(Dc) – Domenico Clesi

Riflessione dovuta.

Alla fine la teologia delle porte chiuse ha trovato proseliti in comparti della vita socio-religiosa insperati. Proprio la manifestazione spontanea alimentata dal passaparola dei greco-bizantini ha offerto una sponda ad un comportamento tanto contrastato e avversato perché espressione del “teologo delle porte chiuse” che per un anno ha impedito la celebrazione della Paraklisis all’interno della Chiesa della Favara.
Ieri pomeriggio la rabbia dei greco-bizantini, quella rabbia nata dall’avvenuta espropriazione, prevista dal piano di trasferimento dei parroci preparato da Mons. Sotir Ferrara e da Mons. Francesco Pio Tamburrino, ai loro danni del tanto amato e stimato Papas Nicola Cuccia è sfociata nel chiudere il passaggio di ingresso alla Chiesa SS. Annunciata al delegato diocesano papas Jianni Pecoraro -accompagnato da papas Giovanni Stassi, dal diacono Sergio e dal diacono Rosario-, e a papas Sepa Borzì, il sacerdote che era stato designato a traghettare la parrocchia degli arbërëshe che era stata privata dalla sua ventennale guida.
L’osservazione e l’analisi di quanto accaduto ieri sera ci induce a pensare che la manifestazione, che probabilmente nelle intenzione voleva essere l’estremo atto di solidarietà a Papas Nicola Cuccia, era guidata dalla rabbia, dalla sofferenza di non conoscere la ragione percui la “guida” di sempre era stata punita col trasferimento in un’altra parrocchia.
Certo è che nessuno avrebbe immaginato che proprio i greco-bizantini, le vittime della teologia delle porte chiuse, avrebbero tratto da questa strambalata teologia una qualche ispirazione, impedendo l’insediamento di un papas, pure esso greco-bizantino come papas Nicola, nella loro parrocchia.
Leggendo le cronache di queste settimane risulta che alche in altri luoghi della Sicilia episodi analoghi non mancano. Quando questi episodi accadono c’è sempre, a nostro giudizio, una carenza di informazione fra le gerarchie che dispongono ed i fedeli che sono chiamati ad ubbidire. Nel caso di Contessa Entellina c’è inoltre la pessima gestione di un “caso” insorto alcuni anni fa, lasciato crescere nel lassismo e nell’indifferenza, trattato con superficialità e taglio burocratico ed infine sfuggito al controllo di qualsiasi volontà che potesse in qualche modo incanalarlo.
Mons. Tamburrino, a cui l’esperienza non dovrebbe mancare, lo abbiamo evidenziato più volte, ha sbagliano a sottovalutare che il trasferimento di un prete sposato non è come spostare un celibe. Il prete sposato con la società in cui svolge la missione ha un rapporto molto, ma molto, più intenso di un prete celibe. Il prete sposato non è solo un prete, è un padre, un marito, un cognato, un cittadino che meravigliosamente si allinea al comune sentire della comunità. Il prete sposato è guida ma è anche “ascoltatore speciale” di ciò che serpeggia nella società. Non predica solamente dal pulpito il Vangelo per gli altri, lo amalgama col comportamento nelle cellule della società. Papas Nicola non appartiene solo alla sua famiglia, ma avendo intessuto della sua presenza e del suo comportamento di padre, marito, cognato le fibre della società contessiota egli costituisce una arteria del corpo sociale. Levare dal corpo sociale lui significa rischiare di assistere al collasso di un sistema di vivere.
Mons. Tamburrino che probabilmente non ama i preti sposati dovrebbe meglio approfondire il ruolo
di queste figure. Il patriarca dei maroniti che in uno scritto da noi pubblicato qualche giorno fa diceva che se nel Libano esiste ancora la fede cristiana è tutto merito dei preti sposati non errava. Egli ha molta ragione. Con un parroco sposato infatti dialogano e discutono tutti, fedeli in senso stretto e gente non praticante. Con un parroco celibe tanti passano alla larga e si danno a raccontare barzellette su di lui.
Forse ci siamo dilungati: ma l’intenzione che ci ha guidato era di spiegare come mai la gente di Contessa per Papas Nicola nutre tanto affetto, stima e simpatia.
Rientrando a passare in rassegna l’accaduto di ieri c’è da dire che un ruolo non secondario l’ha avuta, a far scoppiare la rabbia della gente, la circostanza di avere assistito già -da mercoledì scorso- all’insediamento di papas Nicola Cuccia a parroco di Palazzo Adriano e al permanere invece, a Contessa Entellina, del teologo delle porte chiuse.
Si, non c’è dubbio che la “vicenda Contessa Entellina” è stata, fin dal primo giorno, mal gestita.
Inoltre, lo diciamo per completare la panoramica, c’è qualcuno che dice che ciò che avviene non stia accadendo casualmente ma, se si guarda in controluce, si nota che una mano esperta, nei palazzi apostolici, con la abituale sottile diplomazia stia lavorando in vista di un obiettivo per il quale vale la pena alimentare un po’ di irrazionalità nella base credente: al momento giusto, poi, chiunque scoprirà quale sia il vero obiettivo per il quale “ove si puote” si sta lavorando.

domenica 29 agosto 2010

Rinviata l'immissione dell'amministratore parrocchiale papas Sepa Borzì


  Pomeriggio di passione e, in qualche attimo, di tensione. Circa trecento fedeli della parrocchia SS. Annunziata che fu di Papas Nicola Cuccia si sono radunati, fin dalle 17,oo nella piazza Matrice ed hanno fatto barriera al delegato diocesano, papas Janni Pecoraro, ed a papas Sepa Borzì, incaricato di condurre la parrocchia dopo che il parroco precedente è stato trasferito a Palazzo Adriano, impedendo loro l'ingresso in Chiesa.
  Sostanzialmente è stato rinviato ai prossimi giorni l'immissione del nuovo amministratore parrocchiale.
  Va precisato, come veniva detto fra i presenti, che l'iniziativa non è rivolta alla persona del nuovo amministratore parrocchiale, papas Sepa Borzì, bensì ai prelati, Mons. Sotir Ferrara e Mons. Pio Francesco Tamburrino che non hanno reso ragione delle motivazioni per cui papas Nicola Cuccia è stato rimosso dalla parrocchia. Costui, come sappiamo, per la coscienza cittadina è stato vittima della Teologia delle porte chiuse elaborata, lo scorso anno, dal parroco della chiesa di rito latino.
   Essere vittima, eppure punito.
La gente non capisce: i prelati però non spiegano.

Le conseguenze delle decisioni avventate di mons. Tamburrino, il Super-Commissario risolvo tutto io dei greco bizantini d'Italia

La Chiesa della SS. Annunziata e San Nicolò

Nel tardo pomeriggio di oggi, papas Jianni Pecoraro, delegato diocesano, consegnerà la parrocchia dell'Annunziata e San Nicolò, la cui comunità si è interamente riconosciuta per oltre venti anni nella spiritualità di papas Nicola Cuccia (per questa ragione punito dai prelati), a papas Sepa Borzì, originario di Contessa e da alcuni anni parroco dei greco-bizantini di Palazzo Adriano.

sabato 28 agosto 2010

La cattiveria su Tamburrino. La gente la racconta in campagna e nei bar

Una premessa:
L'iniziativa di Tamburrino: trasferire Papas Nicola non ha alcun valido motivo oggettivo. Lo abbiamo scritto in tutti i modi. Lo stupido di turno non pensi comunque che criticando Tamburrino meritiamo l'ostracismo dalla Chiesa. Trasferire un parroco è una valutazione "politico-ecclesiale" erronea  che pertanto resta sotto il libero giudizio negativo di chiunque; non è una verità di fede.  
Per essere veri credenti non occorre primariamente essere tamburriniani; sarebbe la fine. Stiamo bene dove siamo pur pensando male, abbastanza male, di Tamburrino.
Questa premessa vale per tutti gli stupidi del mondo. 

Abbiamo in vari modi e in tutte le salse detto che quanto accade a Contessa Entellina da quando un ex seminarista di Cianciana è diventato sacerdote, grazie alla manica larga di Sotir Ferrara, ha sapore di Medioevo, di ignoranza, di fanatismo e chi più ne ha più ne metta.
Il sacerdote in questione, come sappiamo ha elaborato la teologia delle porte chiuse, secondo cui i greco-bizantini che da secoli svolgono delle celebrazioni all'interno della Chiesa della Favara, devono fermarsi davanti al portone chiuso della Chiesa e non varcarlo.
Ad essi è inibito mettere piede all'interno della Chiesa se sono al seguito di un Papas di nome Nicola Cuccia. Questo passaggio è importante: se sono al seguito di Papas Nicola Cuccia.
Mons. Tamburrino, di professione commissario delle realtà bizantine d'Italia per conto della Santa Sede, ha saputo che il problema teologico di Padre Mario Bellanca non ha carattere permanente ed universale: è legato alla presenza, fra i greco-bizantini di Contessa Entellina, di Papas Nicola Cuccia. Cosicchè da bravo "commissario" ha trasferito da Contessa Entellina il Papas Nicola Cuccia -persona antipatica al TEOLOGO del terzo millennio-. Lo ha mandato a Palazzo Adriano.
Tamburrino confida dopo la sua intuizione (sciussciata), grazie alla ventennale esperienza di commissario ai danni dei greco-bizantini, di avere rimosso il "male". Egli conta sui prossimi appuntamenti festivo-religiosi che ciclicamente sono previsti all'interno della Comunità Contessiota per vedere confermata la sua analisi. La sua teoria dimostrerà, egli è convinto, che estirpato il "male" (Papas Nicola Cuccia) Don Mario diventerà il TEOLOGO DELLE PORTE APERTE. Bellanca arriverà al punto, sentite cosa pensa mons. Tamburrino, di riconoscere come superiore gerarchico il duo Tamburrino-Ferrara e licenzierà l'avvocato che finora è stato il suo "gurù". Tamburrino,  pensate un pò, potrebbe diventare il nuovo "gurù" di Bellanca.
E' bravo il Commissario !
Pensate che un regista televisivo sta ideando una serie di telefilm sulla sua persona; del genere del commissario ... di Camilleri. Un vescovo-Commissario che in giro per l'Italia risolverà tutti i casi complicati che esistono nelle centinaia di diocesi italiane.
Ovviamente, dopo che risulterà dimostrata la bontà della teoria, c'è chi pensa all'opportunità che venga revocato il decreto di trasferimento del Teologo: ormai teologo delle porte aperte.
Il "male" intanto resterà confinato a Palazzo Adriano.

venerdì 27 agosto 2010

Mario Bellanca avendo presentato ricorso al decreto di rotazione perora non si muove dalla sua chiesa

Madonna di Calatamauro
Il blog si è proposto, fin dal primo giorno, di narrare Contessa Entellina. La vicenda su cui ci soffermiamo da settimane, quella dell’interpretazione da dare al concetto di “salvaguardia” dell’identità etnico-culturale locale, è esemplare, ancora di più della consueta inettitudine amministrativa che regna in Municipio, su ciò che attende il futuro del nostro paese. Sbagliano quei soloni, anche amici da una vita, che bollano la questione come “roba da preti” e si girano dall’altro lato.
In questa vicenda c’è di tutto:
-dai problemi di Fede spirituale a quelli di Potere materiale;
-dalla salvaguardia dell’identità comunitaria all’ignoranza fanatica di pochi elementi nonché gli utili spunti intellettuali per giudicare la “globalizzazione”;
-dai sistemi di governo delle comunità al dispiegarsi del ‘clientelismo’ più spicciolo nonché l’atteggiarsi dell’essere umano di fronte alle presunte opportunità offerte dalla vita;
-dalla possibilità di conoscere le coscienze dell’uomo all’intravederne anche la ‘bestialità’, quella bestialità che in una certa misura alberga in ciascuno di noi;
-e molto, molto altro.
Continueremo a seguire pertanto questa “Storia”, senza voler trascurare il resto. A chi ci ha fatto sapere che questi non sarebbero fatti nostri, rispondiamo –ovviamente- che l’unica autorità che possa indicarci ciò che è o meno di nostro interesse siamo noi, ciascuno di noi.
Nostro obiettivo di partenza resta quello di capire in base a quale criterio un buon sacerdote, apprezzato da tutti, viene additato dalla Gerarchia ecclesiale come meritevole di allontanamento dalla “comunità” e quindi trasferito altrove ed un altro sacerdote che stando allo svolgimento dei fatti -come questi sono stati seguiti esteriormente dall’intero paese- che si rende protagonista di azioni tese a rendere difficoltoso lo svolgimento delle “tradizioni locali” possa riuscire, per più anni, a ritenere che debba essere egli, venuto da Cianciana, a dettare i limiti delle “tradizioni secolari”.
Non escludiamo che nel nostro “narrare” facciamo prevalere le nostre propensioni, come non escludiamo di non disporre dell’intera panoramica della vicenda. Ma queste sono situazioni da noi non volute. D’altronde chiunque può fornirci chiarimenti sui lati oscuri.

Quadro situazione ad oggi:
1) Papas Nicola è ormai parroco di Palazzo Adriano. E’ il primo ad avere avviato la catena delle rotazioni dei parroci.
2) Padre Mario Bellanca, parroco di rito latino, sulla base del decreto firmato da Mons. Tamburrino e Mons. Sotir Ferrara dovrebbe raggiungere, a Piana degli Albanesi presso la Curia, il suo nuovo incarico di responsabile della pastorale giovanile. Egli ha comunque impugnato, come suo diritto, il decreto e pertanto, almeno perora, non si sposterà da Contessa Entellina.
3) Proprio per la volontà di Mario Bellanca di non spostarsi da Contessa Entellina c’è il rischio che Padre Giorgio Ilardi (attuale parroco latino di Palazzo Adriano e destinato, dal piano di rotazione dei parroci ad insediarsi a Contessa Entellina) possa restare per qualche tempo privo di incarico. Egli infatti il dodici settembre dovrebbe cedere la guida della comunità latina di Palazzo Adriano a padre Ruffino, sacerdote proveniente da Mezzojuso, senza potersi insediare al posto di Mario Bellanca.

giovedì 26 agosto 2010

Cristianesimo. Quello della chiesa gerarchica o quello della chiesa dei credenti ?

   In questi giorni si parla tanto di un editoriale del settimanale Famiglia Cristiana che in linea, in aderenza, col sottofondo di sempre del Vangelo non condivide la prevaricazione dei più forti (leggasi Berlusconi) ai danni delle persone comuni, delle persone che non hanno un Vescovo amico o un politico governativo, in pratica di tutti coloro che vanno sotto la dizione di "cittadini", di "fedeli".
   Riflettiamo sulla Fede.
Per un cristiano la vita è solo un passaggio, un preludio alla vita futura che non avrà mai fine. Per il credente quanto avviene nella storia umana, nell'intera vicenda del cosmo, dal big bang in avanti, ha un senso ed uno scopo, nasce dalla volontà di Dio. Essere puniti per essere rimasti vittime della cattiveria altrui non è quindi una vittoria del "Male"; lo sanno bene anche le tante vittime delle gerarchie ecclesiali, dalle streghe bruciate vive, alle tante vittime dell'inquisizione, tutti coloro che in un modo o in un altro hanno subito decisioni umorali dei prelati.
Illustrazione sulla cacciata dei mercanti dal tempio
   Cristiano è in primo luogo colui che ascolta e cerca di applicare il messaggio di Gesù di Nazareth codificato nei Vangeli. Dove, aprendo una pagina a caso, viene ricordato che il primo dovere di chi ha fede è di stare dalla parte degli ultimi, di dare al povero la metà del proprio mantello, perchè è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che per un ricco si apra la porta del paradiso. Dove il Gesù dell'amore e della mitezza diventa furia di intolleranza solo con i mercanti del tempio, perchè trasformano un luogo dello spirito in una spelonca di ladri, e con chi dà scandalo ai piccoli, perchè sarebbe meglio che si gettasse in mare con una macina al collo, e con i farisei e chi non parla secondo "il tuo dire sia sì sì, no no", perchè ogni "di più viene dal maligno".
   Uno dei comandamenti dice "non ruberai", un'altro dice "ama il prossimo tuo come te stesso". Il prossimo è l'immigrato, lo straccivendolo, ancor più dei fratelli o del padre e della madre (che nei Vangeli Gesù tratta tutti più volte con sprezzante durezza) o dell'amico. Gesù fa appello alla coscienza di ciascuno, non all'obbedienza verso le autorità, verso i sommi sacerdoti di una Chiesa Gerarchica. La Chiesa fondata da Gesù non è altro che il riunirsi di chi ha fede in agape fraterna e non quella dispotica e amante del potere che va a cena sulle terrazze con vista su Trinità dei Monti, o che affida appartamenti di Propaganda Fidei ai Bertolaso che vanno in crisi con le rispettive mogli, piuttosto che ai baraccati.
   Il messaggio terreno di Gesù è un messaggio di giustizia e libertà. Tra i più radicali, e perciò divenuto paradigmatico di tante rivolte. Il messaggio della Chiesa Gerarchica che pretende di avere in monopolio le chiavi della volontà di Cristo è invece divenuto, nei momenti cruciali della modernità, un diktat di obbedienza volto fin troppo al mantenimento del privilegio.
   La divaricazione della fede percorre tutta la modernità, ed è oggi più che mai presente. C'è infatti la fede di monsignor Romero, martirizzato dagli squadroni della morte delle oligarchie e quella del cardinale Bertone che si diletta a cenare con Berlusconi fresco fresco dall'aver preso la comunione ai funerali dell'attore Raimondo Vianello e l'indomani alza il dito, minacciando anatemi, contro il netturbino di Roccannuccia che divorzia e vorrebbe pure prendere la comunione.
   Non sempre la contraddizione è così netta, ovviamente. E talvolta i due modi di vivere la fede si intrecciano e alternano nella stessa persona. Fra i valori del vangelo o la supremazia della gerarchia ogni credente, alla fin fine, compie una scelta.
   Pochi di noi trovano il coraggio di vivere radicalmente i valori di giustizia e libertà fino al punto di generosità e abnegazione di tanti cristiani lontani, anni luce, dalle gerarchie.

Papas Nicola Cuccia da ieri è parroco di Palazzo Adriano

 Dal tardo pomeriggio di ieri l'ormai ex parroco di Contessa Entellina, Papas Nicola Cuccia, è la guida spirituale dei greco-bizantini di Palazzo Adriano. Alla presenza di Papas Janni Pecoraro e Papas Sepa Borzì è avvenuta l'immissione in possesso nei termini previsti dai canoni.
  Significative le parole rivolte ai numerosi fedeli all'interno della Chiesa dal neo parroco: "Sono stato inviato qui, fra voi, per scontare una punizione inflittami dai prelati, miei superiori. Mi auguro comunque di instaurare con voi un buon rapporto".
  Parole eloquenti che danno il segno dell'abisso che esiste fra l'operare di un "credente" dello spessore di Papas Nicola e il gioco di potere che caratterizza la gerarchia cattolica; gerarchia a cui la Giustizia interessa nella stessa misura di uno stuzzicadente.

mercoledì 25 agosto 2010

Non tutti i lettori hanno chiaro lo svolgimento della misteriosa "questione Contessa Entellina". Misteriosa anche agli occhi di chi ritiene di averla seguita nei vari passaggi

Papas Nicola Cuccia, trasferito a Palazzo Adriano
Servendoci delle incomplete informazioni di cui disponiamo, che pertanto risentono di oscurità e delle parzialità derivanti dal punto di vista soggettivo dell'estensore della pagina, tentiamo di fare il punto.
A fine anno del 2000 il vescovo Sotir Ferrara ammette al sacerdozio un ex seminarista che il Vescovo di Agrigento ritiene invece di non voler ordinare. Sotir Ferrara destina Mario Bellanca nella parrocchia di rito romano di Contessa Entellina.
Per alcuni anni, stando all’apparenza, Mario Bellanca e Nicola Cuccia (quest’ultimo parroco della chiesa di rito bizantino) hanno rapporti cordiali.
Il primo episodio con effetti esteriori, che fa capire agli abitanti del piccolo paese di Contessa Entellina che fra i due parroci c’è qualcosa che non va per il meglio, scoppia il due novembre 2007.
1) Mario Bellanca che nel giorno dedicato ai defunti ha sempre detto messa nella cappella della Congregazione della Madonna della Favara, quell’anno decide di celebrare nella cappella cimiteriale comunale, di cui egli sa che storicamente la chiave è detenuta dal parroco bizantino. Vista la porta chiusa (in verità egli aveva scritto del suo intendimento al sindaco) egli non piglia il telefonino per chiamare Nicola Cuccia e farsi dare la chiave ma sotto l'incuriosito sguardo di alcune decine di persone riesce … come per miracolo ad aprire la porta. Gli astanti si dividono fra coloro che scoppiano dalle risate e coloro che inorridiscono e recitano litanie.
2) Papas Nicola capisce che Mario Bellanca ha aperto le ostilità. Per due settimane si astiene dal celebrare messa, nello spirito dell’esortazione di San Basilio: non salire verso l’altare se non sei in pace con tutti.
3) Sotir invia una contestazione a Mario Bellanca per l’episodio del “miracolo” cimiteriale, ma questa viene smontata immediatamente dall’avvocato (figura questa che entra in scena da questo episodio in poi, fino ad oggi). L’avvocato eccepisce che Sotir non ha condotto l’istruttoria preliminare al richiamo inflitto a Bellanca sull'episodio cimiteriale, pertanto l'ammonizione è giuridicamente nulla.
4) Nel periodo precedente la Pasqua la parrocchia greca vive da sempre momenti di coinvolgimento popolare come quello del venerdì prima della Domenica delle Palme. I giovani annunziano con un canto arbërëshe l’avvenuta resurrezione di Lazzaro per l'intera notte lungo le strade del paese. Bellanca, ordinato sacerdote dal vescovo bizantino, non ama queste tradizioni e decide di spostare la Via Crucis per le vie del paese, che fino a quell'anno ha sempre guidato nelle ore pomeridiane, fissandola in concomitanza delle ore in cui viene cantato l’annunzio della Resurrezione di Lazzaro. Per motivi di sicurezza, dalla vicina Corleone devono fluire rinforzi di carabinieri per presidiare gli incroci viari ed evitare che le due manifestazioni a sfondo religioso vengano in contatto. Più che in presenza di manifestazioni religiose si ha la sensazione di essere in un Libano dilaniato da fazioni.
5) Agosto 2009. Siamo arrivati al periodo in cui Bellanca ha ormai elaborato la sua “teologia”, quella che lo renderà famoso al vasto pubblico: “La Teologia delle porte chiuse”. Preannuncia al Vescovo, a colui che lo ha ammesso fra i preti, che Egli non farà entrare nella “sua” chiesa i greco-bizantini che da quattro secoli sono invece soliti cantare all’interno, nella prima quindicina di agosto, la Paraklisis. Detto fatto. La porta della Chiesa della Favara resterà chiusa per quindici giorni e la Paraklisis verrà cantata dai bizantini –guidati da Papas Nicola- all’esterno della Chiesa. Il primo giorno di agosto il maresciallo dei carabinieri mise a disposizione i suoi buoni uffici per far aprire il portone della Chiesa, ma l’Avvocato raggiunto telefonicamente dettò le disposizioni che, di fatto, azzeravano quelle secolari dei vescovi di Agrigento e Monreale e quelle recenti del Vescovo di Piana degli Albanesi. Dove maggiore c’è (l’Avvocato) minore cessa (i Vescovi), viene proprio da dire.
6) Pasqua 2010. Mons. Tamburrino, nella veste di Visitatore Apostolico, in forma fra l’ufficioso e l’ufficiale, invita Bellanca ad ammettere, come da secoli avviene, i fedeli bizantini nella Chiesa della Favara dove recano in processione l’annuncio del Christos Anesti (Cristo Risorto) nel giorno di Pasqua.
Bellanca non può smentire platealmente la fama di teologo essendo ormai noto ovunque come l’autore della “Teologia delle porte chiuse”. La processione dei bizantini viene così tenuta bloccata dall’antiporta della Chiesa, perché Bellanca, il teologo, deve completare le prove di canto. Dopo sette, otto minuti, di attesa l’antiporta viene finalmente aperta, ma i bizantini devono subire l’ondata di esortazioni e di canti del Bellanca che destreggia il microfono dell’altoparlante alla maniera di Berlusconi.
7) Luglio-Agosto 2010. Per interrompere il prolungarsi di questa intricante, quanto misteriosa, diatriba, il Vaticano, che ha intanto commissariato l’Eparchia per tutt’altre ragioni, a mezzo di Mons. Tamburrino dispone la rimozione sia del Bellanca che di Papas Nicola Cuccia dalla guida parrocchiale.
Sotto l’aspetto tecnico-giuridico va precisato che la rimozione non ha carattere disciplinare (che, ove lo si avesse voluto, avrebbe dovuto applicarsi in prossimità di ciascun episodio), ma agli occhi e al giudizio dei fedeli (sempre più smarriti) la sostanza non cambia.
8) Oggi pomeriggio (25 agosto), a Palazzo Adriano, Papas Nicola sarà immesso nel possesso della nuova parrocchia bizantina di quella realtà. Egli prete sposato con moglie e figlia viene sradicato dalla comunità in cui è nato, cresciuto ed è sempre vissuto nella stima più assoluta di chiunque per essere stato vittima della "teologia delle porte chiuse". Come se l'essere vittima implica colpa.
9) Domenica pomeriggio -29 agosto-, Papas Sepa Borzì assumerà invece nella veste di “amministratore parrocchiale” la guida della comunità bizantina di Contessa Entellina, ormai privata di papas Nicola Cuccia.
10) E Mario Bellanca ? E' la domanda di tutti.
Egli dall’Eparca facente funzioni, Mons. Tamburrino, è stato trasferito a Piana degli Albanesi, presso la Curia, tuttavia sappiamo che Egli da due, tre anni piglia suggerimenti non dalla gerarchia ma dall’Avvocato e noi non conosciamo quale sia stata la disposizione ultima di questi.
Sappiamo solamente che Mario Bellanca ha segnato una crocetta a mò di firma (un amico dice una firma a mò di croce), in calce ad un lungo ricorso preparato dall’Avvocato (figura questa che a Contessa Entellina tutti identificano con le fattezze di Gianni Agnelli, non essendosi mai pubblicamente presentato alla comunità di cui decide da tre anni le sorti).
Vedremo lo svolgersi ulteriore degli avvenimenti nei prossimi giorni.
Riepilogo:
-L’Eparchia è commissariata con il ruolo di “motore” spettante a Mons. Tamburrino;
Eparchia bizantina ed eparca -di fatto- latino;
-la parrocchia latina di Contessa Entellina pure essa commissariata con il ruolo di “motore” spettante all’Avvocato;
Parroco latino e strategia ad un laico-professionista. E' la prima volta nella storia millenaria della Chiesa che un laico dirige una parrocchia, con un presbitero subordinato. E' una circostanza che non mancherà di attirare attenzione.

martedì 24 agosto 2010

Il Comune ha soldi, ma non avverte l'esigenza di programmarli. In vista di qualche immediata scadenza si chiederà al Consiglio di approvare ciò che piace al sindaco (modalità già sperimentata col precedente Consiglio)

   Il Consiglio Comunale non tiene seduta dal maggio scorso. Il sindaco e la giunta sono tutti presi a seguire la vicenda del trasferimento dei preti ? Riteniamo di no.
  Già in maggio sarebbe servita, a ridosso dell'approvazione del bilancio d'esercizio 2010, una variazione al bilancio medesimo stante il sopraggiungere di un importo superiore a centosessantamila euro dalla Regione. Finora al sindaco non è riuscita la quadra dei numeri. Come sua consuetudine tenterà di mettere il Consiglio sulla posizione: o ti bevi questa minestra o ti butti dalla finestra. E' una delicatezza di Sergio Parrino che gli ex consiglieri (ormai anziani) conoscono. Lui però ancora non ha appreso che queste delicatezze non funzionano.

Mons. Tamburrino condanna l'intolleranza - Il guaio è che tratta allo stesso modo l'intollerante e l'intollerato

Pubblichiamo un estratto della lettera pastorale di mons. F.P. Tamburrino, Arcivescovo di Foggia-Bovino, in occasione della festività patronale della Madonna dell'Iconavetere.

Foggia non è mai stata una città-castello o roccaforte isolata da alte mura. Foggia, come lo dimostrano le antiche mappe, è stata una città attraversata dai tratturi, un centro di convergenza, di incontro e di scambio tra varie regioni. Questa vocazione storica si è rinnovata, nel dopo-guerra, con il trasferimento di molti dai paesi del sub-appennino e dal Gargano nell’ambito sociale cittadino, e dagli inizi degli anni Novanta con l’arrivo di gente dall’altra sponda dell’Adriatico, dai paesi dell’Est europeo, dall’Africa del nord e, recentemente, del centro.
Gesù, nostro maestro, ci ha lasciato l’esempio di accoglienza nei confronti dei peccatori, dei pubblicani, dei lebbrosi. Egli ci ha insegnato la solidarietà, il farsi prossimo di chi è solo e bisognoso di aiuto, di chi ha fame, ha sete, è straniero, o è in carcere.
Io chiedo per me, per i miei fratelli di fede, per la nostra Chiesa il dono dell’accoglienza, della solidarietà, che sono partecipazione e riflesso dell’esempio di Gesù. Sta salendo, invece, la temperatura del rifiuto, della xenofobia; sta cadendo verticalmente la solidarietà, in una situazione che ci pone ineluttabilmente sempre più di fronte alle povertà, alle solitudini, alle diversità. Io non mi scandalizzo della fatica che tutti stiamo facendo nell’accettare l’incertezza in cui viviamo a tutti i livelli: una società frammentata, una emergenza di problemi a cui non siamo preparati. Ma ciò che dobbiamo rifiutare è l’intolleranza, il rigetto irrazionale di chi non la pensa come noi, o del diverso per cultura, per colore della pelle o per religione.
L’accoglienza ci qualifica come figli di Dio e come cristiani. Essa ovviamente, sul piano civile, non dev’essere selvaggia, disordinata o fuori di ogni quadro legislativo: richiede certamente un rispetto dei diritti e l’assolvimento dei doveri; scongiura però l’egoismo che pensa solo a se stesso e talora ironizza sulla solidarietà.
Amici foggiani, la nostra società ha bisogno non di cattiveria, ma di serietà, di leggi giuste per affrontare la crisi economica e sociale; c’è bisogno, insomma, di un supplemento di umanità e una dose più sostanziosa di spirito cristiano.
Fonte: http://blog.libero.it/fdsfoggia/commenti.php?msgid=7554805&id=82985&ssonc=170680580

Sul finire del 1998 Francesco Di Martino -Presidente della Commissione Bilancio dell'ARS- è convinto di potere contribuire al recupero del complesso monumentale di S. Maria del Bosco e presenta un disegno di legge. La morte sopraggiunta nel 2000 non gli consentirà di portare a compimento quest'ultima impresa a beneficio della terra natale.

Francesco Di Martino a S. Maria del Bosco nel corso del convegno di presentazione del disegno di legge
E' estremamente interessante la relazione storico illustrativa che accompagna il disegno di legge a firma di Francesco Di Martino che qui riportiamo. Da rilevare la parte in cui Di Martino ritiene che la giurisdizione ecclesiale, in esclusiva, debba competere all'Eparchia di Piana degli Albanesi.

RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,
l'abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, alle falde del Monte Genuardo (1179, 27 l.m.), nel triangolo Contessa Entellina - Bisacquino - Giuliana, sorse in seguito ai fermenti ideali e spirituali nella Sicilia post-Vespro. Un gruppo di eremiti sottrattisi alla inquisizione dei vescovi, si rifugiò infatti agli inizi del 1300 alle falde del Monte Genuardo, nel bosco cosiddetto di Calatamauro, dal nome del vicino castello bizantino-arabo.
Gli eremiti del bosco di Calatamauro scelsero in seguito la regola benedettina e riconobbero l'autorità del vescovo di Agrigento.
Nel corso del Giubileo del 1400, Papa Bonifacio VIII emise la bolla 29 agosto con cui elevò il priorato di Santa Maria ad abbazia, con il diritto di eleggere l'abate. Da allora iniziarono, con lasciti baronali e concessioni regie, le fortune economiche di S. Maria, le cui manifestazioni possono essere colte nell'attribuzione del 45° seggio del parlamento feudale siciliano all'abbate di S. Maria e nelle importanti
opere d'arte fatte eseguire ad ornamento del complesso monumentale, tra cui il celeberrimo busto marmoreo di Eleonora d'Aragona eseguito dallo scultore dalmata Francesco Laurana, oggi conservato presso la Galleria Regionale della Sicilia (Palazzo Abatellis di Palermo).
Il lento declino della potenza del monastero inizia sotto il viceré Caracciolo, nel 1784, allorché i monaci furono costretti ad abbandonare il monastero con la forza pubblica e si concluse con la soppressione degli ordini monastici e la legge di alienazione dell'asse ecclesiastico del 1866. Con quest'ultima legge il Monastero fu alienato a privati, i cui eredi lo detengono a tutt'oggi, ad eccezione della chiesa (crollata definitivamente nel 1982) e di un'ala del primo chiostro - foresteria, entrambi di proprietà del Ministero degli Interni (FEC - Fondo Edifici di Culto ), che nel 1932 li ha affidati in uso, per competenza territoriale, alla Curia Arcivescovile di Monreale. Proprio la Diocesi di Monreale, la più vasta della Sicilia, cui sarebbe spettata la cura della chiesa ha, invece, assistito negli anni alla progressiva ed irreversibile rovina del bene pubblico, ai continui furti ed ai vandalici saccheggi. La Chiesa resistette infatti alla forza del terremoto del 1968, e quando, nel 1972, avvenne il primo grave crollo della copertura essa era ancora recuperabile se solo si fossero prontamente attuati necessari interventi.
Nel contesto ora delineato è chiaro che il bene pubblico di cui si argomenta (chiesa e foresteria) appartiene, a tutti gli effetti, in forza del decreto del Presidente della Repubblica 1 dicembre 1961, n.1825, alla Regione Siciliana, che potrà affidarlo, essendo ormai venuta meno la finalità di culto, alle cure ed alla gestione della Sovrintendenza dei beni culturali ed ambientali di Palermo.
Va peraltro rappresentato che dall'8 luglio 1960, in seguito a bolla pontificia, l'intero territorio di Contessa Entellina, su cui insiste il complesso monumentale di Santa Maria del Bosco, appartiene sotto il profilo ecclesiastico all'Eparchia di Piana degli Albanesi, a cui andrebbe eventualmente riassegnato l'uso del bene pubblico regionale.
L'ubicazione sul Monte Genuardo consente la visione di un panorama che dall'interno del palermitano si stende fino al Golfo di Castellamare. Al complesso monumentale, che sovrasta un pianoro (m. 828,50 sul l.m.) di circa due ettari, si accede da un doppio slargo su cui insistono un grande bevaio, i fabbricati della chiesa, del monastero e dei numerosi magazzini agricoli, di realizzazione recente.
Il doppio slargo si configura come piazza - belvedere.
I lavori di realizzazione della chiesa furono avviati, su un preesistente impianto medievale, fra il 1583 ed il 1588 e definitivamente terminati nel 1757 sui disegni del famoso architetto napoletano Luigi Vanvitelli. Allo stato odierno la chiesa trovasi in condizione disastrose: rimangono i resti della facciata intagliata in pietra con decorazioni dei capitelli e del rosone, la torre campanaria ed alcuni muri perimetrali. Ciò che resta della chiesa è in buona sostanza il vuoto simulacro delle preziose decorazioni, stucchi e sculture che ne facevano uno dei migliori esempi del barocco siciliano. Recenti interventi restaurativi, molto discutibili ed incompleti, hanno consolidato l'esistente, trascurando i vasti spazi interni.
La Chiesa occupa un'area di 2205,54 mq.-
I lavori di costruzione dell'attuale monastero vennero iniziati nel 1593 e furono completati nel 1646. E' articolato su quattro elevazioni e due chiostri con al centro due fontane. IL primo chiostro di forma quadrata è composto da 36 colonne con capitelli di gusto dorico; il secondo, di forma rettangolare, è composto da 32 colonne pure esse di gusto dorico.
Sulla parete frontale del refettorio è posto un grande affresco, in pessimo stato, rappresentante il miracolo della moltiplicazione dei pani.
Alla parte superiore del monastero si accede tramite due ampie scale, una delle quali chiamata 'scala regia'.
Tutto il monastero conta 114 stanze. Esso sopravvive in discrete condizioni per le premure dell'attuale proprietario.
Convegno a S. Maria del Bosco di presentazione del disegno di legge
I danni provocati dagli eventi sismici del gennaio 1968 sono perfettamente visibili e minacciano l'intero impianto



strutturale.
Appaiono urgenti gli interventi di consolidamento delle mura e quelli per la tenuta delle volte, con particolare riferimento a quella del refettorio e degli ampi corridoi.
I chiostri, i balconi, i portali in pietra ed i cornicioni necessitano di restauri conservativi.
L'abbazia di S. Maria del Bosco rappresenta quindi una testimonianza storica nella Sicilia occidentale dal medio evo ai nostri giorni ed un patrimonio architettonico e monumentale di inestimabile valore, che è d'obbligo recuperare e conservare per offrirlo al pubblico godimento.
Tale complesso, inserito in un itinerario turistico tra i più suggestivi della Sicilia, potrebbe contribuire allo sviluppo ed all'occupazione nei comuni ricadenti nel bacino dell'Alto Belice e del Corleonese per la sua particolare attrazione.
Il disegno di legge prevede interventi finanziari per il biennio 1999/2000 per una spesa di lire 30.000 milioni, di cui lire 5.000 milioni per il recupero e la ricostruzione del patrimonio storico-architettonico di proprietà privata ed altri immobili distrutti o danneggiati dal terremoto del gennaio 1968. All'articolo 2 è data facoltà al Presidente della Regione di provvedere all'affidamento dell'incarico per la progettazione esecutiva dei lavori anche a liberi professionisti.
Inoltre per il finanziamento totale dell'opera di recupero e conservazione degli immobili di proprietà pubblica dell'abbazia e la ricostruzione della chiesa, è previsto l'intervento comunitario ed il cofinaziamento a carico del bilancio della Regione.
Per gli interventi sui fabbricati di proprietà privata è prevista l'erogazione di contributi con l'applicazione dei criteri, delle procedure e delle modalità indicate dalla legge 29 aprile 1976, n. 178 e successive modifiche ed integrazioni, riguardante la ricostruzione degli immobili distrutti o danneggiati dal terremoto del gennaio 1968 che ha colpito la Valle del Belice. Si raccomanda vivamente la rapida approvazione del presente disegno di legge.
---O---
DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1.
1. Per il recupero e la conservazione dell'abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro in Contessa Entellina, testimonianza storica fondamentale della Sicilia dal medio evo ai nostri giorni, è autorizzata per il biennio 1999/2000 la spesa di lire 30.000 milioni. La predetta spesa è destinata quanto a lire 5.000 milioni, al recupero o alla ricostruzione del patrimonio storico-architettonico di proprietà privata ed a] ripristino degli altri fabbricati.
Art. 2.
1. Il Presidente della Regione per gli interventi di cui all'articolo 1 riguardanti il recupero e la conservazione del Monastero dell'abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro ed annessa foresteria e per la ricostruzione della chiesa distrutta dagli eventi sismici del gennaio 1968 che hanno colpito la Valle del Belice, provvede:
a) ad affidare ai dipendenti di uffici della Regione od anche a liberi professionisti, singoli od associati, iscritti nei relativi albi professionali da almeno 10 anni, la progettazione esecutiva delle opere;
b) inserire nel programma operativo plurifondo della Sicilia la realizzazione degli interventi sui beni immobili di proprietà pubblica con il relativo cofinanziamento a carico del bilancio della Regione.
Art. 3.
1. Per gli interventi sui fabbricati di proprietà privata è assegnata al comune di Contessa Entellina la somma di lire 5.000 milioni, in ragione di lire 2.500 milioni per l'anno 1999 e lire 2.500 milioni per l'anno 2000. Il predetto comune provvede alla erogazione dei contributi ai proprietari od agli aventi diritto per il recupero, la conservazione e la ricostruzione degli immobili in applicazione dei criteri, procedure e modalità indicate dalla legge 29 aprile 1976, n. 178 e successive modifiche ed integrazioni, riguardanti la ricostruzione degli immobili distrutti o danneggiati da terremoto del gennaio 1968 nei comuni della Valle del Belice.
Art. 4.
1. La spesa complessiva di lire 30.000 milioni autorizzata per il biennio 1999-2000 trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione. All'onere di lire 15.000 milioni ricadente nell'esercizio 1999 si provvede con parte delle disponibilità del capitolo 21257 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario medesimo.
Art. 5.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione
(26.10.1998) Testo presentato Seduta N° 199 del 2 Dicembre 1998
(Annunzio di presentazione e contestuale invio alla IV Commissione legislativa)
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Riferimenti  XII Legislatura Numero 814 del 26.10.98
Gruppo Parlamentare Gruppo Misto
Iniziativa Parlamentare
Firmatari
Di Martino Francesco (Misto).
Argomenti
• Beni culturali
Organo d'Esame
4. Quarta Commissione - Ambiente e Territorio

lunedì 23 agosto 2010

Ma noi siamo cattolici di rito bizantino

Il blog scrive, scrive … ma non otterrà alcun risultato, ci scrive, dedicandoci molta attenzione e premura, padre Giovanni Capparelli.
Il problema è di chiarire cosa si intende per risultati.
Scrivendo ci proponiamo di perseguire una linea tesa alla riflessione, all'attenzione su certi fatti e all'approfondimento, per meglio comprendere tutto ciò ci sta attorno, attorno all’ambiente in cui viviamo.
Perché no ? proviamo a porre limiti alle ingiustizie più eclatanti.
Fra i nostri obiettivi non c’è, e riteniamo non debba mai esserci, quello di mettere in dubbio la secolare fede cattolica degli antenati, quella da sempre professata in questi ultimi cinquecento anni dalle comunità arbërëshe.
Stiamo seguendo con impegno e vorremo dire con dedizione quanto accade a Contessa Entellina ai danni dei fedeli “cattolici” di rito greco e quanto viene fatto dalle Gerarchie ai danni della sua guida spirituale, Papas Nicola Cuccia. Il tutto accade all’interno della Chiesa Cattolica, dove oggi, domani e sempre ci saranno i padre Mario Bellanca di turno che per carenza culturale si affideranno ora all’avvocato, domani al filosofo e dopodomani ancora allo stregone, per rivendicare spazi di presunto potere nei “comitati” delle feste, motivi di orgoglio da spandere fra i cortigiani che li invitano a pranzo e a cena. Niente di nuovo sotto il sole, viene da dire. Tutto ciò non ha nulla a che spartire con la Fede, con il Mistero che ci è stato insegnato.
Detto quanto sopra, non significa che tutto ciò che accade nel recinto del cattolicesimo ci lascia indifferenti. Proprio perché non abbiamo dubbi sulla Fede ci permettiamo di scrivere sulla sporcizia che ci sta attorno (a cominciare dalla nostra coscienza, ovviamente), sulle ingiustizie che vengono perseguite dall’ottusità delle Gerarchie, sull’ignoranza manipolata ai fini della vanità da voltastomaco.
La Fede unisce noi cattolici (compresi noi di rito bizantino), le “vergogne che ci stanno attorno ci inducono invece a gridare ed a “scrivere” nella convinzione che attirando l’attenzione di chi di dovere qualcosa possa correggersi. Questo è il nostro antidoto al male (o, per meglio dire, a ciò che erroneamente dovessimo giudicare “male”), altri usano altri farmaci come la preghiera, il digiuno ed il sacrificio. Ad ognuno il proprio talento !
Certo non siamo degli illusi e sappiamo bene che la “casta” gerarchica della Chiesa Romana vive in un mondo dove conta il potere, l’otto per mille, l’immobiliare Propaganda Fidei e così via. Ma tutto ciò non ha nulla a che spartire con la Fede che ci sostiene.
Con la convinzione di avere distinto e spiegato le ragioni di Fede dalle ragioni che ci inducono a scrivere e a contestare le decisioni della “Gerarchia”, precisiamo che passare da una confessione all’altra equivale a cambiare partito, casacca. Come dire ieri ero craxiano, oggi sono berlusconiano, domani sarò bossiano e dopodomani vendoliano. E’ come seguire la direzione del vento, come immergersi nel mondo del ridicolo; tutto il contrario della perpetuità della Fede.
Caro Padre Carapelli,
noi le portiamo stima, ma non è nostra intenzione iscriverci ad un nuovo partito. Siamo delusi da tutti i ‘partiti’ in quest’epoca di individualismo esasperato.
Scriviamo delle sporcizie che ci capitano lungo il cammino della Chiesa in cui ci troviamo e senza alcuna riverenza –che sarebbe immeritata- diciamo e denunciamo gli errori e gli abusi dei Mons. Tamburrino di turno. Gente che -priva di sensibilità- giudica allo stesso modo chi intende conservare il rito cattolico-bizantino secolare e pertanto non ha esitazione a pregare dietro un portone che gli viene chiuso in faccia e chi, infischiandosi del Vangelo, della fraternità, della comunione con i confratelli, non ha esitazione a buttare fuori dalla Chiesa chi vuole cantare la Paraklisis.
Non abbiamo pertanto esitazione a gridare l’ingiustizia commessa dall’Eparca, un certo Monsignore latino, essendo da lunghissimo tempo dormiente l’Eparca titolare.
Riteniamo noi che se Mons. Tamburrino ha un attimo, un solo attimo, di riflessione potrà rimediare all’ingiustizia, se invece è assillato dall’idea che da Arcivescovo deve conseguire la berretta di Cardinale e poi da Cardinale deve occupare la sedia di Prefetto di una Congregazione (magari di quella per le Chiese Orientali per imbrigliare i Papas -come Nicola Cuccia- che sono pure sposati) e così via, è chiaro che non gli frega nulla di mettere sullo stesso piano il giusto e l’ingiusto. Questi sono parametri che riguardano i credenti non i Gerarchi. Per la Gerarchia, lo sappiamo bene, benissimo, queste distinzioni, giusto-ingiusto, sono sottigliezze che non meritano attenzione.
Avrai capito bene, caro Padre Capparelli
che le cose su cui siamo impegnati non riguardano la saldezza della Fede. Per noi i padre Mario Bellanca, passeranno come passeranno i Monsignori Tamburrino, mentre la liturgia di San Giovanni Crisostomo, con tutto ciò che prefigura, resterà la stessa anche per i secoli a venire, al contrario della messa latina che cambia ad ogni stormire di papa.
IlContessioto

domenica 22 agosto 2010

E padre Mario intanto resta fra noi. Papas Nicola va via ... Mondo SOTTOSOPRA !

  Contessa Entellina consentirà che la volontà di un Vescovo benedettino, che ammantato da esperto canonista e da uomo che sa farsi ubidire dai suoi monaci (single, si suppone), possa condurre alla distruzione di una Comunità costruita, pietra su pietra, in oltre venti anni da Papas Nicola Cuccia ?
   Questo è l'interrogativo che gira per le case di Contessa in queste ore, dopo che è stato reso pubblico che domenica 29 agosto, alle 18,30, un sacerdote verrà da Piana degli Albanesi, su disposizione dell'Eparca -Mons. Pio Francesco Tamburrino- (non si hanno notizie dell'ex-Eparca Sotir) per redigere il verbale di consegna di tutto ciò che appartiene alla Parrocchia dell'Annunziata. Gli stessi beni Tamburrino, Vescovo dalla sensibilità grandiosa, li devolverà al suo amico Papas Sepa Borzì perchè amministri la parrocchia privata della guida di sempre. Così il cerchio viene chiuso, secondo la visione del benedettino.
   Come è noto, il Vescovo benedettino, che in quanto a conoscenza delle realtà bizantine (nonostante dal 1994 di mestiere faccia il Delegato pontificio per addomesticare le realtà bizantine d'Italia) attinge dagli elementi e dalle opere di grandi teologi del calibro di Mario Bellanca da Cianciana, autore della "Teologia delle porte chiuse", era stato presentato come il "rilanciatore della presenza dell'Eparchia". A giudicare dalla mossa di cui parliamo non abbiamo dubbi che Egli abbia un mandato: affossare ciò che resta dopo cinque secoli di presenza greco-bizantina in Sicilia.
  E' verosimile che la Comunità di Contessa non consentirà mai che Papas Nicola Cuccia lasci il paese per soddisfare i gusti di Mons. Tamburrino, mentre Mario Bellanca, teologo noto ormai in ogni angolo di Sicilia, resti a perseguire la sua originale pastorale nel paese da cui viene allontanato il "prete credente", solo perchè l'avvocato (nulla a che fare con l'antico Gianni Agnelli) tiene in scacco prelati che non possono che essere tenuti sotto scacco.
   Il MONDO SOTTOSOPRA cui assistiamo in questo 2010 vede il Credente punito e 'il violento morale" che sa aprire porte senza disporre di chiavi, sa sbattere fuori dalla Chiesa chi vuole cantare la Paraklisis etc. etc. .... etc. etc. premiato.
Papas Nicola a Palazzo Adriano e Mario Bellanca nella Chiesa della Favara.
   Bravo il nostro benedettino !

sabato 21 agosto 2010

I cattolico-bizantini nonostante la loro fedeltà al soglio di Pietro non saranno mai accettati a pieno titolo e con rispetto della loro dignità dalla Gerarchia Latina (mai questa farà uno sforzo per entrare nell'animo della interpretazione bizantina del Cristianesimo)

S.B. E.ma Card. Nasrallah Pierre SFEIR, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Capo del Sinodo della Chiesa Maronita (LIBANO), nel corso di un intervento sinodale ebbe a dire:

estratto di un intervento
2. Esiste un problema che nessuno ignora e che merita un esame attento. Nella Chiesa maronita sono ammessi i sacerdoti sposati. La metà dei nostri sacerdoti diocesani sono sposati. ................
Il sacerdote sposato ha il dovere di occuparsi ..(oltre che dei fedeli) di sua moglie e dei suoi figli, assicurare loro una buona educazione, inserirli nella società. ...
........... Il suo Vescovo tuttavia non può cambiarlo per l’impossibilità di trasferire insieme a lui tutta la sua famiglia. Nonostante tutto, i sacerdoti sposati hanno perpetuato la fede di quel popolo con cui condividono la dura vita. Senza di loro questa fede non esisterebbe più.
.
Monsignor Tamburrino, vescovo latino e benedettino, ritiene invece che i preti di rito orientale, sposati, possano essere trasferiti. Papas Nicola Cuccia, per esempio, per essere stato un esemplare "Cristiano" nel proprio paese, Contessa Entellina, deve raggiungere la nuova sede di Palazzo Adriano per soddisfare un prete latino, Don Mario Bellanca, la cui specializzazione teologica (teologia delle porte chiuse)  è di buttar via dalla Chiesa (latina) qualsiasi 'bizantino' al seguito di Papas Nicola.
Latino non mangia latino (viene da dire).
E' proprio vero, la sensibilità dei vescovi latini non corrisponde al "sentire" di sempre degli arbӫrӫshe. E' questa la ragione per cui le tre realtà bizantine d'Italia sono "commissariate". Si, la curia romana ha sepolto, pare secoli fà, lo spirito del Vaticano II.
Nessuno ha mai spiegato alla gerarchia latina che su dodici apostoli scelti da Gesù solamente uno o due erano celibi, gli altri erano tutti sposati.

venerdì 20 agosto 2010

Contessa amara. Anche lo sport calcistico in affanno

Riceviamo e pubblichiamo
Si è svolto il 18 c.m. l' atteso incontro presso la sala consiliare "F. Di Martino" dove hanno partecipato componenti dell'Amministrazione Locale, la dirigenza (o ex??) e una rappresentativa di calciatori-tesserati (o ex??). DESERTA LA PLATEA DEI CITTADINI INVITATI. Un segnale forte (e triste) che testimonia quanto sia INESISTENTE l'interesse e il desiderio del calcio di categoria per gli "sportivi" contessioti. Amaro epilogo per la dirigenza che alla luce di quanto emerso concentrerà le proprie energie e i propri sforzi su sport cosidetti "minori" abbandonando il calcio e il Contessa Calcio. "Speravamo di avere qualche amico in più, si dice che nel momento del bisogno gli amici si fanno avanti. Invece oltre noi della compassata dirigenza e i nostri ragazzi ci siamo ritrovati soli come sempre -dichiara il primo dirigente del Contessa Calcio, l'ormai ex-presidente Michele Filippone-dopo più di 20 anni di calcio è arrivato il giorno più triste della nostra storia". L'Amministrazione Locale esorta i dirigenti a non gettare la spugna e tentare altre soluzioni perchè il prossimo 3 settembre 2010 anche il Contessa Calcio sia iscritto nella lista della Lega Dilettantistica Sicilia.

NESSUN PERICOLO!! di Nino Montalbano

NESSUN PERICOLO!!
Nessun pericolo nel nostro “immaginario” percorso turistico per il territorio del comune di Contessa Entellina. Oggi abbiamo visitato la zona di Bagnatelle: un Bed & Breakfast, un ristorante, tante case private, uliveti e vigneti. Le strade sono curate, perfette, l’erba tagliata, nessun segnale di pericolo perché non ci sono pericoli, soprattutto di notte e chiunque può avventurarsi.
Purtroppo la realtà è molto diversa. Le opere di viabilità che hanno reso negli anni addietro fruibili quei territori oggi sono nel più completo abbandono e rimane percorribile solo il tratto che porta al ristorante e al B&B venendo da Contessa. Per il resto nelle strade non viene tagliata l’erba che copre la maggior parte della carreggiata (vedi foto).
Nella parte di strada che porta verso costiere mi sono trovato davanti ad un dislivello del manto che rende impossibile il passaggio di una macchina (almeno avessero messo un cartello, transito vietato alle auto). Nessuna segnaletica è presunte. Sa l’avessi percorsa di notte avrei distrutto sicuramente la macchina. Immaginatevi un turista o il cliente del ristorante che uscendo invece di prendere a destra va a sinistra. (magari abbiamo trovato il futuro slogan della FUTURA lista comunale: NESSUN PERICOLO... SE VAI A DESTRA O RESTI AL CENTRO!)
Un intervento è programmato vi diranno i nostri amministratori. Ed ecco il dato di fatto allarmante tutti lo sanno, sono informati del fatto che chi passa da quella strada senza segnaletica rischia di restare là. Devo dedurre allora che non è rilevante segnalare perché non è rilevante prendersi cura di chi usa quelle strade per caso o per lavoro e di chi ci vive. Che non passano forestieri o semplicemente che amministrare è un impegno discontinuo. Che non si hanno impegni nei confronti di nessuno e nemmeno responsabilità, che io cittadino devo aspettami di tutto. Che nessuno pensa a me. Parlare non serve, bisogna aspettare e sperare che qualcosa succeda.
Questo è il nostro destino, rimanere inascoltati anche quando parliamo, come è successo per il lavatoio comunale. Perché non si amministra per la gente, per i bisogni ma “per il tempo che passa”, PER UN FUTURO CHE NON VERRA’ MAI, senza rendersi conto che qualcuno, probabilmente ora, ha distrutto la macchina in quella strada o che qualcun’altro, vive l’odore nauseabondo dei cassonetti o, che qualcun’altro spera in silenzio di essere rappresentato. Ma loro l’avevano anche scritto sul logo CONTESSA NEL FUTURO non hanno detto CONTESSA NEL PRESENTE, il futuro non verrà mai.
E intanto in piazza uno striscione annuncia che la Provincia è in festa - FESTA FARINA E FURCA (molti diranno) -. Sono passati mesi ma la politica dei nostri amministratori apparentemente non è cambiata. Mentre in realtà non è così, due anni fa, dietro ad una protesta i cestini venivano spostati per renderli visibili in piazza, per confondere gli elettori mentre ora non ci sono elezioni e quindi è meglio coltivare il silenzio… Allora mi viene da riassumere che questa è la politica del silenzio e del tempo che passa per riscuotere le indennità, si, quella che prendevo pure io penseranno loro, ma nemmeno questo c’è bisogno di dire, non ci sono elezioni in vista, almeno apparentemente.
Nino Montalbano

Con la sfiducia verso chiunque non si va lontani. Don Mario Bellanca faccia il gesto che tutti ci attendiamo, contribuisca a ridare fiducia ai contessioti.

C’è un rammarico che ci accompagna in questa vicenda pluriennale di cui Padre Mario Bellanca si è intestata la paternità imprimendo, come tutti sappiamo, al nostro paese, a Contessa Entellina, il marchio, i marchi, dell’arretratezza, dell’ignoranza, dell’inciviltà, del paganesimo e dell’intolleranza verso chi … ha modi diversi di pregare, veste abiti differenti, è stato battezzato o ha frequentato il catechismo altrove.
Alla base di questa ‘medievale’ vicenda c’è l’ignoranza, quell’ignoranza che la scuola non ha saputo estirpare, quell’ignoranza che il nostro “mondo chiuso” locale alimenta attraverso le telenovele berlusconiane e consente che si accresca in maniera esponenziale invece di ridimensionarla.
Il punto di partenza del nostro ragionamento è sempre quello: da dove è spuntata la folle idea di sbattere la porta di una Chiesa in faccia ad uno di noi (o a più di uno) ? A uno di noi che a Contessa c’è nato, c’è cresciuto e possibilmente ci vuole morire ?
Questa gente che ha meditato il piano e poi lo ha attuato, il prete, i cosiddetti componenti del Consiglio Pastorale, hanno mai nel corso della loro vita letto un libro di educazione civica sulla convivenza umana ? Non diciamo un libro religioso perché verosimilmente la domenica l’avranno fatto solo per incombenza ciclica ma non per coglierne il gusto.
Svolgiamo un ragionamento, suggeritoci da un libro capitatoci fra le mani.
1) Per evitare di sciupare la vita, la vita che ci ritroviamo di “vivere”, è essenziale volere che anche gli altri abbiano ciò che abbiamo. Lo dice il Cristianesimo e lo dicono i pensieri laico-umanistici di stampo socialista democratico.
2) Esistono certamente persone che ci piacciono, e persone che non ci piacciono, persone che ci lasciano indifferenti e così via.
Una cosa è certa: a noi, a chiunque, piace essere salutati, ricevere un sorriso anche da persone mai precedentemente viste.
3) La persona umana ha bisogno di fidarsi del mondo circostante. Alla Scuola, alla Scuola di sempre, compresa quella della Gelmini, va chiesto di impartire una educazione basata sulla fiducia, che insegni il rispetto verso se stessi e la tolleranza nei confronti di chiunque.
4) Senza fiducia, la soddisfazione, la bellezza di vivere in una comunità, la collaborazione non è possibile. E’ un elemento, la fiducia, che vale nel mondo del lavoro, nella politica pulita, nell’operato delle istituzioni, nell’associazionismo e nelle famiglie e vale ancora di più in ambito personale: senza la fiducia non c’è amicizia, non c’è amore, non c’è cooperazione.
5) Il calo di fiducia che si coglie oggi in ogni ambiente nei confronti degli amministratori comunali, dei politicanti, dei professionisti, dei sacerdoti (spesso provocati dal fallimento morale e dalla colpa di singoli individui: caso della pedofilia) ha effetti sociali gravissimi. Davanti alla fiducia delusa riposta, per dire, in un sacerdote, sono autorizzati i giudizi e le analisi più critiche, ma anche gli sconforti più depressivi.
6) Per noi contessioti non serve a nulla passare alle condanne generalizzanti di intere categorie (i preti, i politici etc.). Nella vita coloro che ci hanno deluso e coloro che, ancora, ci deluderanno nel corso dei giorni che ci restano da vivere, sono stati e saranno moltissimi.
7) Padre Mario sbattendo la porta in faccia ad uno solo di noi ci ha deluso perché lo avevamo accolto, dieci anni fa, con grandi speranze. Ciò non può indurci a condannare l’intero mondo che lui non ha saputo bene rappresentare.
8) In Europa la convivenza pacifica di persone di diversa origine, nazione o religione è, ai nostri giorni, sempre più turbata e disturbata da giudizi sommari negativi di cui i media ci danno dettagli a non finire.
9) Anni fa, non molto distanti, tanti dicevano “Non mi fido degli ebrei”, oggi tanti dicono –ed è altrettanto non veritiero- “non mi fido dei musulmani”. Ci sono di contro, e ci sono stati, ebrei e musulmani che pensano la stessa cosa dei cristiani. I “credenti” delle varie religioni appiccicano etichette spregiative ai “non credenti”, agli atei, agli scettici; anche in questo caso l’atteggiamento è reciproco.
10) Guai se da noi, a Contessa Entellina, il confine fra i “buoni” ed i “cattivi” dovesse passare fra ‘greci’ e ‘latini’; entreremo nel mondo dell’ignoranza e delle tenebre più assolute, faremo il gioco di quella decina (non sono di più) di persone “arretratissime” che dell’inciviltà ne hanno fatto una bandiera, fino al punto che ancora oggi con i farneticanti volantini non mostrano segno alcuno di ravvedimento (la lotta … continua, osano scrivere).
11) L’esperienza insegna che in tutte le nazioni, le religioni, i riti, le culture, esistono persone, uomini e donne, di cui fidarsi e con cui si può lavorare sulla base si un rapporto di fiducia.
A Contessa Entellina tutti aspettiamo, con vera fiducia, che Padre Mario piuttosto che recitare (ovviamente l'ha fatto con autoironia) il duce a piazza Venezia, o il caimano a piazza San Giovanni, voglia ripercorrere criticamente la “violenza morale” esercitata contro coloro a cui ha chiuso in faccia il portone della Chiesa. Siamo certi che lo farà, non può ulteriormente deluderci. Il primo a congratularsi di un simile gesto sarà questo Blog.