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giovedì 31 dicembre 2009

B U O N... A N N O... 2 0 1 0 . GEZUAR VITIN E RI 2010 -

Buon Anno 2010
Al Sindaco, dott. Sergio Parrino, perchè non giudichi le persone dall'appartenenza alla maggioranza o alla minoranza. Ma sappia giudicare della bontà o inutilità delle idee di cui ciascuno è portatore. Siamo convinti, infatti, che la scienza non si trova tutta da un lato.
Al Presidente del Consiglio, Enzo Spera, perchè usi equilibrio nel condurre, fra maggioranza e minoranza, il confronto delle idee e dei progetti nella principale assise cittadina, senza cadere nella logica "razistica" dell'appartenenza. Equilibrio che in coscienza Egli già usa.
Al Papas Nicola Cuccia, Parroco stimato ed apprezzato dalla sua comunità parrocchiale, perchè possa continuare con successo e per lunghi anni a predicare la Parola .
Al parroco di Santa Maria della Favara, padre Mario Bellanca, di cui domenica scorsa si è potuta apprezzare l'omelia con cui invitava tutti a fare un resoconto dell'anno che ormai ci sta alle spalle, per apportare i necessari correttivi là dove si sono rivelate manchevolezze. Anche lui si è impegnato a fare la verifica riflessiva e correttiva.
Ai consiglieri di minoranza Anna Fucarino e Giusy Cannizzaro, sincere ragazze, che hanno preso  -come era giusto- sul serio il ruolo di rappresentanti della gente per esigere, dall'Amministrazione, l'efficienza e soprattutto l'imparzialità della macchina comunale. In un anno e mezzo di impegno hanno scoperto come la "piccineria" di taluno giudichi il "mondo contessioto" non per ciò che esso è capace di esprimere, ma per l'appartenenza fra chi ha vinto e chi ha perso le elezioni.
Continuate ! alla fine tutti potranno scoprire -come è capitato a voi-, che il "re è nudo".
Al Consigliere di maggioranza Vincenza Reina, a cui con sincera convinzione vorremmo consigliare di non rivendicare a sè ciò che gli altri hanno fatto; di riesaminare (eventualmente) i propri errori e di non temere di dirlo pubblicamente. La gente apprezzerà la sincerità.
L'errore commesso da Lei in sede di Consiglio nel settembre 2008 nel votare per l'uscita dall'Unione Besa non va catalogato fra quelli burocratici, amministrativi, ininfluenti; quella è stata una scelta suicida per infiacchire, se ancora ce ne fosse stato bisogno, l'identità della nostra Comunità. E' stata una scelta miope, per consentire al Sindaco di guadagnare quattro soldi di "indennità di carica" all'Unione del corleonese, un tradimento della storia secolare di Contessa Entellina e -se si riflette bene- dello Statuto Comunale che fa obbligo ai consiglieri, in ogni circostanza, di salvaguardare l'identità della comunità. In quell'occasione Lei votò, al posto della cultura italo-albanese, per la costruzione di un "canile". Canile di cui non si parla più.
Non usi orgoglio, ma umiltà, e stia certa che continuerà ad essere apprezzata. Errare è umano.
Ai Consiglieri comunali tutti (di maggioranza e di minoranza) perchè possano parlare di più fra di loro per conoscersi meglio e scoprire che probabilmente ciascuno di loro vorrebbe lavorare per Contessa Entellina.
Al responsabile dell'Ufficio postale di Contessa Entellina, Natale Monteleone, perchè continui fino a 90 anni a rendere i servizi alla cittadinanza. Se dovesse andare in pensione prima, sappiamo che l'Amministrazione postale non lo sostituirà ma, semplicemente, sopprimerà la sede di Contessa.
A Ninetta Ragusa e Salvatore Verardo perchè continuino a garantirci, col loro lavoro, il pane quotidiano. Per come vanno le cose a Contessa c'è pure da attenderci, infatti, che le poche realtà produttive possano chiudere.
Al dottore Girolamo D'Agostino perchè continui nell'assistenza sanitaria alla popolazione che al 70% può definirsi "anziana". A questa popolazione, ovviamente, non serve la abituale mangiata di "vastedda" offerta ancora ieri sera (nel Salone San Nicolò) dall'Amministrazione, chiamata ancora a rendicontare ... le vastedde, ma servono servizi che una realtà come la nostra, oggi, non dà. Portare un infartuato in Ospedale attraverso le "trazzere" di Contessa Entellina non è una impresa accettabile nel 2010.
Ai dottori Nino Colletti e Giacomo Schirò, sempre disponibili per quello che una volta era un bel paese e che oggi è privo dei suoi giovani, perchè emigrati.
Al Dirigente dell'Istituto scolastico "Fr.sco Di Martino" di Contessa Entellina, prof. Nicola Monte, che pur essendo originario di Bisacquino, ha saputo cogliere lo spirito dell'ambiente contessioto e si è reso disponibile per una didattica appropriata alla realtà minoritaria locale.

Auguri anche agli ex-sindaci che adesso si occupano di altro:
-Ing. Giuseppe Lo Iacono, testimone di tempi lontani;
-Dott. Giuseppe Musacchia, ultimo sindaco democristiano di Contessa Entellina;
-Rag. Pietro Cuccia, ultimo sindaco di sinistra di Contessa Entellina, prima che la distinzione destra-sinistra perdesse di significato;
-dott. Nino Lala, sindaco precursore-incubatore dell'attuale gestione di Sergio Parrino.

Auguri ai tantissimi che si occupano di cose grandi e piccole e che continuano a fare qualcosa per il loro paese. Allevatori, lavoratori forestali, coltivatori, meccanici, insegnanti in servizio ed in pensione, impiegati degli uffici comunali e dei servizi pubblici (dai trasporti alla raccolta rifiuti, alla banca etc.). Auguri ai testimoni di altri tempi: Giuseppe Calvacante, storico segretario della Camera del Lavoro quando la società contadina era tanto diversa dall'odierna cultura dell'effimero. Auguri a chi si occupa di attività civiche, sindacali e di patronato.
Auguri alle forze dell'ordine (Carabinieri e Vigili Urbani) perchè possano continuare il loro lavoro. Cosa che diventa a rischio se lo spopolamento del paese dovesse consistentemente continuare.
Auguri a tutti i nostri emigrati, di adesso e dei decenni passati. Auguri particolari a coloro che ci leggono.

Auguri a tutti !

Auguri perchè il 2010 possa essere l'anno della svolta. L'anno in cui le buone idee (che vengano dalla maggioranza o che vengano dalla minoranza) saranno valutate per quelle che sono. L'anno in cui, a 20 anni dal crollo del muro di Berlino, anche a Contessa Entellina crollino gli stupidi (ed espressione di ignoranza) pregiudizi.

Se tutti ci proveremo, ci riusciremo. E' l'unico modo per salvare il paese, in corsa verso l'estinzione.

Il Contessioto

mercoledì 30 dicembre 2009

Non c'era festa senza un dolce caratterizzante.

I dolci di capodanno e del sei gennaio

 Il Natale della tradizione era (ed è) all'insegna dei "pupi cu ficu. Il pranzo di Capodanno e del sei gennaio era inoltre caratterizzato dai dolci con la crema di ricotta: i Cannoli e le Sfinge.

In tutta la provincia di Palermo, oggi, i cannoli più rinnomati sono quelli che si producono a Piana degli Albanesi, ma le tradizionali produzioni casarecce di Contessa Entellina non sono affatto da disprezzare, pur non raggiungendo le caratteristiche di quelli. Le sfinge di Capodanno e dell'Epifania hanno dimensioni parecchio più ridotte di quelle che il 19 marzo vedremo sugli altari di San Giuseppe.

Le nostre nonne per preparare i cannoli usavano appositi tubetti di canna, mentre oggi sono d'uso quelli in acciaio. Come per i 'pupi cu ficu' ogni famiglia dispone di una ricetta più o meno personalizzata.
In genere gli elementi essenziali consistono nell'impastare farina, uova, un pò di burrò, lo zucchero, un pò di cacao sciolto in un bicchierino di marsala ed un pizzico di sale.
Ottenuto il composto omogeneo, si lascia riposare per un ora e poi lo si spiana in una sfoglia sottile. Si ricavano dei quadrati di cm. 10 o 12 per ciascun lato che vengono avvolti diagonalmente sui tubetti di canna.
Si scaldano due dita d'olio in una padella e vi si immergono i cilindretti coi cannoli. Quando sono dorati si tirano fuori per farli raffreddare.

Crema di ricotta e zucchero a velo, una puntina di cannella e qualche goccia di latte, vengonlo lavorate con una spatola fino a rendere il tutto omogeneo e denso. Si mischia del cioccolato spezzettato, un cucchiaio di zucca candita a dadini e un pugno di pistacchi sgusciati, scottati e tritati.
A questo punto i cannoli vengono liberati con delicatezza dai tubetti di canna per poterli farcire di crema.
Alla fine vengono guarniti con tocchetti di arancia candita e spolverati con zucchero.

Ingredienti:
Farina 150 g.
Cacao amaro
Un uovo
Zucchero
Sale
Marsala
Burro 40 g.
Olio oliva

Per il ripieno:
Ricotta, 450 g.
Zucchero a velo, 250 g.
Cioccolata fondente, 120 g.
Pistacchi tritati
Un pizzico di cannella in polvere
Scorza d'arancia e zucca condite
Latte.

Sulle sfinge torneremo in altra occasione, anche se, come detto, sono pure esse 'dolci' preparati, in genere, per le festività di inizio anno.

Costituzione Repubblicana: La Corte Costituzionale (Consulta, strumento di libertà)

Consulta, strumento di libertà
di Lorenza Carlassare

I Costituenti presero ogni precauzione per evitare la politicizzazione della giustizia costituzionale. Prudenza vana, per i tempi di scontro aperto che stiamo vivendo



La Corte costituzionale non è soltanto giudice delle leggi, ma anche dei conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato e Regioni e fra Regioni; delle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica (art. 134); dell’ammissibilità delle richieste di Referendum abrogativo (art. 2 legge cost. 1953, n. 1). Inutile sottolineare l’importanza del suo ruolo, al centro del sistema, garante del rispetto dei limiti reciproci degli organi di vertice e degli enti territoriali.

I ‘poteri’ dello Stato che possono sollevare conflitto a difesa della propria sfera di competenza sono il Presidente della Repubblica, i due rami del Parlamento, il Governo, il Consiglio superiore della magistratura, il Ministro della giustizia e i magistrati tutti. Mentre i conflitti Stato/Regione sono stati subito numerosi, pochissimi, invece, i conflitti fra i poteri dello Stato: gli oregani politici trovavano volentieri una via non giuridica per risolverli. I primi casi riguardavano soltanto conflitti con organi estranei alla politica, neutrali come i giudici con i quali non potevano trovarsi accordi o mediazioni politiche. Più tardi, alterato l’equilibrio fra partiti, i ricorsi alla Corte costituzionale sono stati più frequenti. Alcuni incredibili, che la Corte non ha potuto neppure ammettere al giudizio: famoso il ricorso del Ministro della giustizia Mancuso, in disaccordo col governo di cui faceva parte e con la maggioranza parlamentare che lo sosteneva, la quale gli votò la sfiducia: ma lui, non volendo dimettersi, si rivolse alla Corte contro il Parlamento, il Governo e lo stesso Capo dello Stato !

Numerosi i conflitti fra una delle Camere e i giudici che avevano iniziato procedimenti nei confronti di deputati o senatori per reati comuni che gli inquisiti pretendevano coperti da immunità perché ‘commessi nell’esercizio delle funzioni’ non volendo neppure risarcire i danni alle persone offese da ingiurie e/o diffamazioni … Spesso fu coinvolto l’on. Sgarbi che, da una televisione privata, in una trasmissione di cui era unico protagonista, diffamava chiunque lo avesse ‘disturbato’, pretendendo che si trattasse di opinioni espresse nella sua funzione di parlamentare (art. 68 Cost.). Casi poco edificanti, di cui deve occuparsi la Corte perché il Parlamento interviene a difesa delle sue prerogative che ritiene /spesso a sproposito) violate dai magistrati. Eppure, nonostante questa deprecabile prassi, si parla di introdurre immunità nuove ! Apprendiamo ora che intenderebbe valersi dell’immunità parlamentare il Presidente Berlusconi per difendersi dall’azione del gruppo “Espresso” per l’invito rivolto agli imprenditori di non dare più la pubblicità ai giornali “nemici”: sempre ‘opinioni’ espresse nell’esercizio della sua funzione di parlamentare ?

Un caso grave di conflitto fra poteri in una situazione più tragica si è aperto nella penosa vicenda di Eluana Englaro: dopo una sentenza della Cassazione che aveva consentito l’interruzione del trattamento, fra le tante reazioni scomposte vi fu anche il ricorso del Parlamento contro la Cassazione stessa per aver usurpato le sue funzioni legislative, ‘creando’ una norma nuova. Quasi non bastasse l’art. 32 Cost. che vieta i trattamenti sanitari senza consenso ! La Corte costituzionale respinse il ricorso dichiarando una cosa ovvia –ma non ovvia, forse, per la maggioranza che ci governa- che in quel caso non c’erano vuoti normativi da colmare, ma soltanto norme da interpretare, e che l’interpretazione è funzione dei giudici.

Un’altra importante attribuzione della Corte è giudicare il Presidente della Repubblica messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune per attentato alla Costituzione e alto tradimento (art. 90). Ipotesi estreme che non hanno mai portato ad un giudizio. Durante un tempestoso settennato del Presidente Cossiga, contro di lui furono presentate varie denunce per attentato alla Costituzione, una proveniente dai Gruppi parlamentari del Pds (5 dicembre 1991) “per fermare il processo degenerativo delle istituzioni” sul quale da tempo i costituzionalisti con vari appelli richiamavano l’attenzione. Non un singolo atto veniva indicato, ma una serie “di atti e comportamenti che, nella loro concatenazione logica e temporale, risultano intenzionalmente destinati a mutare la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale”.

L’intento di tutti era fermare, appunto, quel processo degenerativo; qualche riflessione sull’oggi mi pare s’imponga (anche se non sui comportamenti del Capo dello Stato).

L’ultima importante attribuzione della Corte (aggiunta dalla legge cost. 1953, n. 1) è giudicare l’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.

Come sottolineavo nel numero precedente, i Costituenti presero ogni precauzione per evitare la politicizzazione della giustizia costituzionale.

Oltre all’attenzione per la sua composizione, importante è che la Corte non possa scegliere la materia su cui intervenire: nei conflitti l’iniziativa è dell’organo leso; nei giudizi sulle leggi è del giudice –tramite necessario per i cittadini cui non è consentito il ricorso diretto-; lo Stato ricorre contro una legge regionale, la Regione contro una legge statale che violi la sua competenza legislativa; le accuse contro il Presidente della Repubblica le formula il Parlamento.

martedì 29 dicembre 2009

Comune di Contessa Entellina: si dimette la Musacchia -- Da noi l'inciucio fra Pdl e Pd è iniziato quando il sindaco ha cambiato casacca (alle elezioni Europee)

Tiziana Musacchia, assessore alla Cultura nella giunta municipale di Contessa Entellina ha rassegnato stamane le dimissioni. Queste erano nell'aria da parecchio tempo. All'indomani delle elezioni amministrative del maggio 2008 (a cui comunque la Musacchia non si è spesa gran chè, se non per terza persona mediante il fratello Peppe che dal palco elettorale ha certificato -sulla sua parola- agli elettori che Sergio Parrino era la migliore carta da giocare di cui disponesse Contessa Entellina per il ruolo di Sindaco) era apparso chiaro che il rapporto fra il neo-sindaco ed il suo assessore non era dei migliori.
Il sindaco Parrino non ha mai inteso, infatti, rinnovare alla Musacchia la delega per il Consiglio direttivo dell'Unione dei Comuni "Besa" dove, in precedenza, essa aveva ricoperto il ruolo di Presidente.
Per diciotto mesi la Musacchia è stato un assessore "fantasma". Le sue partecipazioni alle sedute di giunta sono state pressocchè inesistenti e le sue riscossioni di "indennità" sono servite -quasi per intero- per ripianare una posizione debitoria, nei confronti del Comune, creatasi nel passato.

Che il sindaco non tollerasse ulteriormente la situazione venutasi a creare era una constatazione alla vista di tutti. Già da ottobre scorso in paese circola il nome del possibile sostituto, Giovanna Schirò, anch'essa lontana cugina del sindaco, come la Musacchia e come la Bellini.

Il Contessioto si permette suggerire al Sindaco di non nominare ulteriori assessori. Tre percettori di rendita "indennità di carica", alla stregua di pensionati, sono già sufficienti; anche se gli suggeriamo pure di mandarli -tutti e tre- a casa perchè la loro inadeguatezza è più che palese. Il Vice Sindaco ha l'alibi di non fare nulla perchè il sindaco è accentratore; l'assessore al bilancio si è accollata la responsabilità dell'aumento Tarsu 2008 del + 160% (deciso da altri, ma da lui ritenuto -in una pubblica assemblea-, bontà sua, dovuto !!); della cugina al turismo rileviamo il flusso ininterrotto di visitatori a Contessa per ragioni turistiche.
Contessa Entellina si va estinguendo! Scegliendo 3 assessori veri, si risparmierebbe pure sulle "indennità".
Per ridurre il numero degli assessori a tre è sufficiente la modifica dello Statuto, come ha stabilito il legislatore regionale nel dicembre 2008.

Questa, ovviamente, è la nostra opinione.

Regione Sicilia: risolta la crisi con l'inciucio - Mezzo Pdl e il Pd (attraverso la designazione di assessori/tecnici) assieme

Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha nominato il nuovo governo regionale. Sono stati confermati quasi tutti gli assessori; rimangono fuori i lealisti del Pdl, il messinese Nino Beninati e Mario Milone che, rispettivamente, avevano la delega ai Lavori pubblici e al Territorio e ambiente. Gli subentrano Pier Carmelo Russo, segretario della presidenza della Regione, e l'economista Mario Centorrino, docente di economia all'Università di Messina, considerato in quota al Pd. Confermato Gaetano Armao, avvocato amministrativista. Riconfermati gli altri quattro tecnici: Massimo Russo, Caterina Chinnici, Gaetano Armao e Marco Venturi e gli assessori politici: Luigi Gentile, Nino Strano, Michele Cimino e Titti Bufardeci, assieme a Lino Leanza e Roberto Di Mauro. Il rimpasto in Giunta è arrivato a conclusione di una lunga ''meditazione'' di Lombardo che alla fine e senza indugi ha firmato il decreto di revoca degli incarichi degli assessori indesiderati e nominato i nuovi.

lunedì 28 dicembre 2009

Chi da quaranta anni fa il produttore agricolo deve entro il 31 dicembre presentare la "Dichiarazione di inizio attività" - Ipocrisia alla siciliana: esigenza sanitaria

ALPA SICILIA INFORMA

DIA (dichiarazione inizio attività) - SEMPLIFICATA PER GLI AGRICOLTORI
Sintesi del decreto 6 novembre 2009 pubblicato sulla GURS n. 54 del 27.11.2009

Sono state semplificate le procedure burocratiche a carico dei produttori agricoli della Sicilia.
Con un decreto, l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo ha infatti ridotto al minimo le procedure di registrazione che sono previste dalle norme comunitarie.
Dal primo gennaio 2010 vigerà soltanto l’obbligo di una dichiarazione da trasmettere in carta semplice al comune dove ha sede l’attività agricola, nella quale sarà sufficiente comunicare i dati relativi alla denominazione aziendale e alla attività esercitata, con gli estremi di validazione del fascicolo aziendale Agea e una dichiarazione sostitutiva della certificazione antimafia.
Contestualmente gli uffici del Dipartimento per le attività sanitarie con la Direzione regionale delle entrate hanno elaborato un meccanismo grazie al quale la “dichiarazione di inizio attività” semplice (Dia) non sarà assoggettata a tassa regionale o a tributi vari.
Gli agricoltori siciliani, insomma, sono stati liberati da un ulteriore balzello.
“E’ stato necessario venire incontro alle esigenze della categoria degli agricoltori che più volte avevano sollecitato l’adozione di un provvedimento che prevedesse una opportuna semplificazione delle procedure burocratiche – ha spiegato il presidente dell’ALPA Sicilia Salvatore Sparacio -.
In un momento difficile per l’agricoltura anche questi provvedimenti diventano fondamentali per dare respiro al settore.
Le precedenti disposizioni avrebbero costretto le aziende a produrre una montagna di certificati e a far fronte a ingenti spese calcolabili in almeno duemila euro”.
Il nuovo decreto abroga le diverse disposizioni contenute nel precedente decreto del 27 febbraio 2008 il quale stabiliva che ogni singolo agricoltore che pratica colture in pieno campo, che produce frutta, olive o prodotti in serra, avrebbe dovuto registrarsi presso l’azienda sanitaria competente, depositando numerosi documenti come l’iscrizione alla Camera di Commercio, planimetrie, relazioni tecniche e certificati catastali.
Adesso, i passaggi burocratici si riducono all’essenziale e non graveranno sui bilanci degli agricoltori.


L'ASSESSORE PER LA SANITA'

Visto il regolamento CE n. 852 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sull'igiene dei prodotti alimentari;

Visto il decreto n. 322/2008 del 27 febbraio 2008, con il quale è stata approvata la procedura relativa alla notifica per l'inizio di nuove attività alimentari e per la consequenziale registrazione;

Considerato che, le imprese operanti nell'ambito della produzione agricola primaria sono tenute ad effettuare, entro il 31 dicembre 2009, la registrazione secondo D.I.A. semplice;

Considerato che le organizzazioni agricole e di categoria hanno richiesto e più volte sollecitato l'adozione di un provvedimento volto a semplificare gli adempimenti per la registrazione delle imprese operanti nell'ambito della produzione primaria con l'eliminazione degli oneri e della produzione documentale previsti dal sopra richiamato decreto n. 322/2008 del 27 febbraio 2008;

Ravvisata la necessità di semplificare gli adempimenti a carico degli operatori del settore primario che entro la scadenza del 31 dicembre 2009 devono attivare la procedura della registrazione ai sensi dell'art. 6 del regolamento CE n. 852 del 2004 e dell'art. 31 del regolamento CE n. 882 del 2004;
Decreta:

Art. 1
Gli operatori del settore alimentare operanti nell'ambito della produzione primaria, fatta eccezione per l'allevamento di animali per la produzione alimentare, sono tenuti ad effettuare entro il 31 dicembre 2009 la registrazione ai sensi dell'art. 6 del regolamento CE n. 852 del 2004 e ai sensi dell'art. 31 del regolamento CE n. 882 del 2004, attraverso lo sportello unico per le attività produttive od ufficio corrispondente dell'amministrazione comunale di riferimento che provvede ad inviarne copia al distretto territoriale dell'azienda sanitaria provinciale di riferimento.

Art. 2
L'operatore del settore alimentare di cui all'art. 1 è tenuto a comunicare, entro la data del 31 dicembre 2009, con le modalità già indicate, i dati relativi all'attività esercitata e, in particolare:
- denominazione;
- ragione sociale;
- codice fiscale/partita I.V.A.;
- sede operativa e sede legale;
- tipo di attività (utilizzando preferibilmente come riferimento la codifica ATECO);
- data di inizio dell'attività;
- estremi di validazione del fascicolo aziendale AGEA;
- dichiarazione sostitutiva della certificazione antimafia ai sensi dell'art. 46, comma 1, lett. aa), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Art. 3
Lo sportello unico per le attività produttive o il corrispondente ufficio dell'amministrazione comunale che riceve la comunicazione trasmette, espletati gli eventuali adempimenti a proprio carico, copia della comunicazione al distretto dell'azienda sanitaria provinciale competente sul territorio che, tramite l'articolazione territoriale del servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione, provvede a registrare l'impresa riportando i dati sull'apposito database di cui all'art. 8, 6° capoverso, del decreto n. 322 del 2008.

Art. 4
Nessun altro adempimento od onere è posto a carico degli operatori del settore alimentare di cui all'art. 1 del presente decreto.

Art. 5
Le disposizioni contenute nel decreto n. 322 del 27 febbraio 2008 in contrasto con il presente decreto sono abrogate.

Art. 6
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

Palermo, 6 novembre 2009.

RUSSO


DICHIARAZIONE DI INIZIO ATTIVITA’

(operatore del settore alimentare produzione primaria)

Allo Sportello Unico per le Attività Produttive
del Comune di Contessa Entellina


Il sottoscritto ....................................................... nato a ………………………….. il ……………….

In qualità di operatore della produzione primaria tenuto alla registrazione delle attività alimentari, ai sensi del regolamento CE n. 852 del 2004 e ai sensi dell’art. 31 del regolamento Ce n. 882 del 2004, secondo Dia semplice, come previsto dall’Accordo Stato-Regione del 9 febbraio 2006
Dichiara

ai sensi dell’art. 2 del decreto dell’Assessorato regionale per la Sanità del 6 novembre 2009 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 54 del 27-11-2009, i seguenti dati:
- di essere titolare/rappresentante legale dell’azienda agricola denominata ………………………….
- che l’azienda agricola sopraindicata è titolare di partita Iva/codice fiscale ………………………..
- che l’azienda ha la seguente sede operativa ……………………………………………………….
- che l’azienda agricola ha la seguente sede legale …………………………………………………
- che svolge attività agricola classificata secondo codice ATECO n. ………………………………
- che ha iniziato la propria attività in data ………………………………………………………….
- di aver costituito fascicolo aziendale AGEA n. …………………………………………………
- ai sensi e per gli effetti dell’art. 46, comma 1, lett. aa del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 che a suo carico non sussistono procedimenti per l’applicazione di una misura di prevenzione né causa di divieto, decadenza o sospensione a norma dell’art. 10, ovvero del secondo comma dell’art. 10 quater della legge 31-05-1965, n. 575 e successive modificazioni ed integrazioni (in riferimento all’art. 5 del Dpr 03-06-98, n. 252 e dell’art. 4, commi 4 e 6 del Decreto Legislativo 08-08-1994, n. 490).

Contessa Entellina, lì

In Fede

……………………………..

domenica 27 dicembre 2009

Seduta Consiliare il 29-12-2009 -- Non si vuole la partecipazione del pubblico e quindi da qualche tempo le sedute si svolgono nella prima mattinata

  Da sempre il Consiglio Comunale ha tenuto seduta nelle ore pomeridiane per consentire a tutti coloro che lo desiderino di seguirne i lavori e di valutare così le posizioni che i singoli consiglieri assumono in merito ad ogni singola problematica. Da un pò di tempo in quà le sedute si svolgono invece nella prima mattinata (alle 9,00 ovvero alle 10,00), in modo che, in quegli orari, la gente è impedita dagli impegni di lavoro e non può seguire ciò che i rappresentanti "eletti" fanno nel corso della principale assise cittadina.

Vero è che anche nelle ore serali non può affermarsi che la partecipazione popolare sia massiccia, tuttavia non c'è alcun dubbio che ai fini della trasparenza e della partecipazione democratica è certamente da preferire l'orario di prima serata a quello di prima mattinata.
Ci auguriamo che questa prassi sia soltanto passeggera e che si torni ad orari più utili; utili non solo ai funzionari comunali ma anche per gli "elettori" che devono poter seguire, se lo desiderano, le decisioni dei rappresentanti.

La seduta del 29 dicembre è in un certo senso monotematica; all'ordine del giorno ci sono un pò di proposte deliberative tese a far prendere atto al Consiglio Comunale che, nel passato, l'Amministrazione ha assunto impegni di spesa o comunque ha dovuto assumere impegni di spesa disposti dal magistrato civile in merito a talune pratiche, pur senza che nella programmazione comunale esistesse una previsione di spesa in tal senso. Infatti i tre punti iscritti all'ordine del giorno sono definiti:
Spese fuori bilancio, ossia spese mai ipotizzate in forma ordinaria dal Consiglio Comunale. Si tratta, in un certo senso, di situazioni maturate in regime anomalo e che comunque, con la presa d'atto del Consiglio Comunale, vengono fatte riemergere dalla situazione patologica e restituite alla trasparenza della vita amministrativa. In taluni casi a riportare in situazione di 'normalità' queste spese sono le sentenze della magistratura civile, a cui generalmente si rivolgono i cittadini per avere riconosciute talune pretese che l'Amministrazione -anche in buona fede- fino a quel momento ha disconosciuto. In qualche caso è stata la negligenza dell'Amministrazione a far maturare la anomala circostanza. La valutazione ovviamente va fatta caso per caso.
Il Contessioto

venerdì 25 dicembre 2009

Nicolò Genovese: Sociologo

Un critico dell'opera di Nicola Genovese, Francesco Orsini, scrive "Ricordo Genovese, uomo avanzato del quarto stato, battagliero sulle più ardue e disparate quistioni economiche del nostro abbandonato e negletto mezzogiorno ed in ispecial modo della nostra Sicilia". La letteratura del tempo nell'affrontare le problematiche sociali della Sicilia risentiva di spirito accademico e veniva, comunque, ammantata di sterile amenità e finta ingenuinità, sintomi profondi di ignoranza e di incoscienza.
Netta e precisa fu sempre l'analisi, invece, di Nicola Genovese. La prova della sua profonda conoscenza della realtà sociale la si ha nel libro Sulla quistione agraria in Sicilia, pubblicato nel 1894, appena dopo il grande movimento dei Fasci Siciliani, che a Contessa Entellina era stato capeggiato, per qualche tempo, dai cugini in linea materna del Genovese. Quel libro gli procurò fama a dimensione nazionale, negli ambienti dell'Italia che contava. Crispi, un italo albanese, nelle cui mani era il potere dell'Italia di allora, lesse quel libro che veniva da un paese della sua Sicilia, un paese con cui, mediante alcuni notabili locali, intratteneva corrispondenza.
Il libro si proponeva di mettere a disposizione di chi aveva il potere di decidere tutti gli elementi della realtà socio-economica; quel libro voleva che la classe dirigente crispina prendesse coscienza di una realtà che non attribuiva diritti a chi necessitava di tutto. Sottilmente lasciava capire ai destinatari come fosse loro dovere adempiere e fronteggiare quella realtà opprimente.
Il giudizio del laico Napoleone Colajanni su quel libro è qui riportato. "Nel suo breve scritto c'è equità, e c'è conoscenza esatta delle condizioni economiche delle varie classi dell'isola. Non ha pretenzione alcuna, non assurge a considerazioni di ordine generale, nè si lascia trascinare ad inveire contro i vinti".
Genovese, sacerdote, poeta, narratore, drammaturgo, disponeva di una vasta conoscenza della dottrina economica e nel suo pragmatismo usa obiettività e concretezza, piuttosto che demagogia; il suo libro, che Egli sapeva destinato a finire nelle sedi della politica più alta, tende a ricordare ai politici (soprattutto a quel Crispi con cui alcuni suoi parenti intrattenevano rapporti epistolari) tutti i loro oblii e tutte le negligenze e quanto tutto ciò fosse riprovevole.
Del contenuto del libro, Genovese fece il suo apostolato di uomo nella società civile (sacerdote, amministratore, giornalista etc.). Nel 1907, quando la Chiesa in tutta Europa era sotto assedio per le posizioni conservatrici che manteneva, egli scrisse "L'azione del Clero, per conseguire la restaurazione sociale". Il libro viene recensito positivamente e dalla stampa libera e da Civiltà Cattolica che pure essa coglie "in quel lavoro note di modernitrà nei metodi, senza di cui il tesoro delle antiche dottrine non può produrre i suoi effetti salutari ...". La stampa libera mette in evidenza come il Genovese cali "il problema religioso, economico, sociale da tutti i lati nell'intento di riequilibrare i rapporti sociali".
Genovese, grande intellettuale, dispiegò le sue doti anche sulla scena locale. Sarà in più occasioni amministratore locale, ma in questa veste egli condurrà la sua battaglia a Contessa Entellina da isolato e da incompreso. Il che non poteva essere diversamente. L'ambiente locale viveva di piccinerie e non poteva mai comprendere un uomo che sul piano culturale si confrontava con le figure di maggior spicco sulla scena regionale e nazionale.
I politicanti locali avevano tutti grande rispetto di lui, ma liquidavano ogni sua azione ritenendola portatrice di una grande mentalità appartenente però ad altri tempi. Egli invece era fra i pochi che localmente intuiva e leggeva i tempi moderni.
(Continua)

giovedì 24 dicembre 2009

In principio era Abramo - Cristianesimo (1)


Che cos’è cristiano ?


Non c’è alcun dubbio: cristiano è seguire gli esempi e le parole di Cristo. Il Cristianesimo è Cristo, il suo messaggio, il suo pensiero; su questo non c’è alcun dubbio. Cristianesimo non è l'istituzione del papato, nè l'insieme di moralismo che viene sparso in giro, nè l'eccesso di ritualismo.
Dove troviamo gli esempi e le parole di Cristo ? Ovviamente nei Vangeli; e cosa dicono i Vangeli ? Il primo comandamento dato da Gesù è questo: “Ama Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” e il secondo: “Ama il prossimo come te stesso” (Matteo, 22, 37-39). Come amiamo noi stessi, così dobbiamno amare il prossimo.

Sfogliando ancora i Vangeli,  si trova in Giovanni 13,34: “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni con gli altri”. Sappiamo bene come Gesù ci ha amati. In Matteo poi c’è un altro passo di grandissima attualità: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuto a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere ? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito ? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti ?”. E Gesù risponde: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo, 25, 35-40).
Riteniamo noi italiani di operare da cristiani rigettando a mare, grazie ad un accordo con Gheddafi, i tanti che per fame, persecuzione e bisogno dall'Africa vogliono venire qui da noi ? Abbiamo una legge fatta su questi presupposti del rifiuto perchè (ci viene detto) l'ha voluta la Lega (ed ovviamente tutti i suoi alleati), quell'organizzazione che coltiva i culti pagani del dio Po e si esibisce nei matrimoni celtici, e nonostante ciò vorrebbe appiccicare la croce sul tricolore degli italiani. Una croce che non può appartenere a simil fatta di gente.

E' cristiano chi si esibisce negli show e ostenta le croci, o chi non ostenta nulla e si attiene ai comandamenti della montagna ? "Avevo fame, ... avevo sete, ... ero straniero ..." ?.
Il Contessioto

mercoledì 23 dicembre 2009

La vita pubblica che non amiamo: le scelte incomplete e le scelte all'insegna dell'ipocrisia

La mangiata a carico di “cappiddazzu”
E’ corretto che gli organizzatori di un convegno, di una manifestazione, a conclusione dei lavori invitino a pranzo i relatori e coloro che hanno contribuito al buon esito dell’iniziativa.
Domenica scorsa l’Unione Besa ha promosso il convegno sul decennale della legge 482, affidandone l’organizzazione al Comune ospitante, cioè a Contessa Entellina. La manifestazione è solo parzialmente andata a buon fine in quanto, ad esclusione dei relatori locali, nessuno degli invitati in rappresentanza del Ministero, degli Assessorati Regionali e Provinciali si è presentato.

Il tutto si è svolto in meno di due ore nella sessione mattutina con i saluti del sindaco e del presidente del consiglio -che ha promesso che le prossime convocazioni dell'assise che presiede saranno scritte anche in arbreshe- e l'intervento del prof. Nicola Monte, dirigente dell'Istituto Comprensivo Francesco Di Martino, che fra l'altro ha lanciato l’idea che tutti gli insegnanti locali siano bilingui (italiano e albanese). E' seguito l'intervento del dott. Domenico Cuccia, dirigente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ha svolto l’escursus della normativa di tutela sia al livello nazionale che regionale sin dalla fase costituente della Repubblica ed ha inoltre illustrato il testo del disegno di legge che verrà proposto prossimamente all'Ars con l'intento, fra l'altro, di salvare l'autonomia amministrativa e didattica delle scuole di Contessa E.
E' seguito l’intervento ‘orgoglioso’ del baby sindaco Alfonso Colletti e la puntigliosa cronistoria della professoressa Anna Fucarino su tutto quanto accaduto in Consiglio Comunale, in un anno e mezzo di scontri contro l’ipocrisia di alcuni rappresentanti della maggioranza che, anche sui temi culturali, hanno sistematicamente preferito le scelte opportunistiche, fino al punto di avere “deliberatamente” scelto l’uscita di Contessa Entellina dalla comunità dei paesi arbreshe.

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti per un’ora con l’intervenuto del dott. Pillitteri, difensore civico, e del capogruppo del minuscolo gruppo consiliare -nato in origine per contestare la maggioranza ma oggi paladino di essa-, la prof. Vincenza Reina, di cui non conosciamo i meriti nel campo della salvaguardia linguistica, ma  conosciamo purtroppo il grosso demerito, mai occultabile perchè riportato nei verbali consiliari, di avere avversato l’iniziativa che Contessa Entellina restasse nell’Unione dei Comuni BESA. Quella seduta di fine settembre 2008 resterà indimenticabile anche perchè la prof. Reina fece, a nome della maggioranza, il discorso favorevole all'uscita di Contessa Entellina dalla comunità dei paesi arbreshe. Proprio lei che nel corso della campagna elettorale si era riempita la bocca di “parole”, “parole”, “parole”, ossia di chiacchiere rivelatesi, alla luce dei fatti, bugie.
Perché abbia fatto un simile scempio culturale? Non l’ha chiarito pur avendo avuto l’opportunità, in sede di Convegno, di spiegarlo.
Lo avesse chiarito, domenica sera, avrebbe attutito la grande ipocrisia di continuare a dichiararsi "cultrice dell'albanesità". L'umiltà spesso fa miracoli; "Professoressa, dichiari esplicitamente di avere sbagliato; ci guadagnerà nell'immagine ed in credibilità !"

Alle 13,30 tutti a pranzo, in 40 (più o meno). Eppure coloro che hanno dato un contributo (buono o cattivo) al convegno sono stati una decina.
Cappiddazzu paga !

La strada al posto della palestra
Era il novembre 2008 ed il sindaco chiese al Consiglio Comunale di distrarre €. 80.000,oo di stanziamenti dai lavori di Completamento della palestra comunale di Via Palermo, adiacente all’edificio delle scuole elementari, per sistemare la disastrata viabilità comunale. Operazione piuttosto illogica, perché ad oggi il Comune sulla propria viabilità può intervenire con più opportunità -grazie ai fondi che arrivano (ancora con discreta abbondanza) dalle multe che i vigili urbani applicano nella strada fondovalle Palermo-Sciacca-. Il Comsiglio comunale non contrastò l’ipotesi dell’Amministrazione e dopo un anno abbiamo avuto, appena un paio di settimane fà, riparato con €. 40.000,oo sul totale di €. 80.000,oo, un brevissimo tratto della strada Bufalo, dal bivio Calatamauro a poco sopra l’azienda Lala, ancora più sotto quindi della fontana Bufalo, poche centinaia di metri in totale.



Eppure il tratto di strada “comunale” che manca per arrivare alla provinciale per Santa Maria non può dirsi un bel percorso. A che serve che abbiamo una scarpa nuova e l’altra vecchia ? Che scelta politico-amministrativa è mai questa ?
Avere evitato il Completamento della palestra per realizzare trecento metri (più o meno) di strada, a che prò ? La strada continua ad essere, nonostante la presentazione positiva fattane dall'Amministrazione sul Giornale di Sicilia, di scarsa affidabilità.

martedì 22 dicembre 2009

Costituzione Repubblicana: La Corte Costituzionale (Consulta, casa delle regole)

Consulta, casa delle regole
di Lorenza Carlassare

La Corte Costituzionale è fondamentale per una democrazia: vincola il potere politico a limiti che non piacciono a chi comanda e che hanno bisogno di un organo indipendente in grado di imporli.


La Costituzione, fissati i principi fondamentali, passa a svilupparli iniziando dai diritti, cuore del costituzionalismo, ponendo precise garanzie. Se la legge non le rispetta la Corte costituzionale può dichiararla illegittima. Parlando dei diritti, i riferimenti alla Corte sono continui. E’ necessario perciò sapere quando può intervenire, con quali effetti, e, viste le polemiche di questi tempi, com’è composta. Difficile e delicata è la scelta relativa alla composizione di un organo che dev’essere indipendente e imparziale, ma non può che essere formato da esseri umani con le loro storie, opinioni, orientamenti. I Costituenti hanno scelto una soluzione equilibrata che nel complesso ha dato buona prova. Quindici giudici di provenienza diversa: cinque nominati dal presidente della Repubblica nella sua qualità di organo super partes (spesso sono venute da qui le personalità più eminenti); cinque eletti dalle supreme magistrature, cinque dal Parlamento in seduta comune. Possono essere scelte solo persone qualificate: magistrati delle giurisdizioni superiori, professori ordinari di università in materie giuridiche, avvocati dopo vent’anni di esercizio. Si vuole garantire così l’equilibrio interno dell’organo attraverso l’apporto di componenti diverse e assicurarne l’indipendenza collocandolo fuori dall’influenza del governo e della maggioranza: nella sua composizione la Corte rispecchia tutti i poteri dello Stato diversi dall’esecutivo, in parlamento l’elezione dei giudici avviene a scrutinio segreto con una maggioranza qualificata (due terzi per i primi tre scrutini, tre quinti per i successivi) che non consente alla maggioranza parlamentare di decidere da sola. I giudici costituzionali durano in carica 9 anni, termine che per ciascuno decorre dal giorno del giuramento; non si rinnovano tutt’insieme. Tutto è fatto per evitare la politicizzazione della Corte che deve decidere in modo indipendente e non deve rendere conto a nessuno; la qualità tecnica e la statura morale di ciascuno dipenderanno poi, ovviamente, dall’etica e la statura di chi li nomina o li elegge.
La Corte costituzionale è un organo del massimo rilievo, fondamentale per il funzionamento di una democrazia costituzionale, che vincola il potere politico a regole e limiti. Regole e limiti che non piacciono al potere ed hanno quindi bisogno di un organo indipendente in grado di imporli. Da qualche tempo si parla di mutarne la composizione, nei giorni scorsi se n’è parlato con violenza. Ma poiché il procedimento di revisione costituzionale (in mancanza dell’approvazione con i due terzi) prevede il referendum “oppositivo”, il popolo sovrano saprà dire di no a riforme che neutralizzino l’effettivo potere della suprema istituzione di garanzia. Una Corte addomesticata non serve più, è un’inutile presenza.

L’art. 134 stabilisce le funzioni della Corte costituzionale: la prima è giudicare la legittimità costituzionale delle leggi –dello Stato e delle regioni- e degli atti legislativi del governo. Le norme prodotte da questi atti, provenienti da organi politici, sono sottoposte al controllo qualora siano in contrasto con la Costituzione. Per i cittadini è una garanzia della massima importanza perché si tratta delle norme che regolano la loro vita, dai rapporti familiari a quelli economici e di lavoro, dalle imposte all’istruzione. Eppure, troppo spesso, per mancanza d’informazione essi pensano alla Corte come a un’istituzione lontana che nulla ha a che fare con la loro esistenza. Basta ricordare come le sue sentenze abbiano inciso su questioni essenziali, eliminando norme rimaste in vigore da prima della Costituzione, ispirate a principi opposti. Ad esempio le norme che discriminavano i figli naturali rispetto ai figli legittimi, oppure le donne rispetto agli uomini, come per l’adulterio, reato solo femminile, eliminato insieme con tutti i reati d’infedeltà coniugale; oppure gli uomini rispetto alle donne come il divieto di insegnare nelle scuole materne. Gli esempi sarebbero troppi anche soltanto guardando al principio di eguaglianza (art. 3). Ne ricorderò solo un altro, importante per la parità fra i sessi: la fine dell’esclusione delle donne dalla magistratura.
Come si arriva al giudizio costituzionale ? I cittadini hanno la possibilità di ricorrere alla Corte ?
Non direttamente, la via da percorrere passa attraverso un comune giudizio, penale, civile o amministrativo, nel corso del quale chi è danneggiato da una norma che dovrà essere applicata nel giudizio stesso e la ritiene incostituzionale può chiedere al giudice di sospendere il giudizio e inviare gli atti alla Corte. Il giudice sottoporrà la norma al controllo soltanto dopo aver valutato se è una norma che egli deve applicare a quel caso (altrimenti sarebbe solo un pretesto per allungare i tempi) e, se c’è un dubbio di incostituzionalità. Se il dubbio c’è e la questione non è “manifestamente infondata”, il giudizio è sospeso in attesa della decisione della Corte, la quale, dopo aver confrontato la norma con una precisa disposizione costituzionale che deve essere indicata dal giudice (pena l’inammissibilità), decide. Se non riscontra alcun contrasto, dichiara “infondata” la questione e il giudice deve riprendere il giudizio applicando la norma anche se gli sembra illegittima. Se invece accerta il contrasto, la Corte dichiara la illegittimità costituzionale della norma impugnata. L’effetto è importante: la legge non può più essere applicata da nessuno, né per i rapporti sorti dopo la sentenza, né sorti prima: è rimossa dal sistema.
E’ ben comprensibile che al potere disturbi veder cadere nel nulla leggi alle quali era fortemente interessato, ma questa è la democrazia “costituzionale”. Il contrasto con la Costituzionale non è consentito.
(I-Continua)

lunedì 21 dicembre 2009

Antiche tradizioni - pratiche - usi - specificità locali, rilevabili ai giorni nostri (4)

Periodo natalizio
Il periodo natalizio è stato sempre particolarmente coinvolgente, dal punto di vista sociale, in Sicilia. In questo periodo convergono, in effetti, sentimenti ed aspetti prettamente familiari, religiosi e folkloristici.
Scandagliare nella memoria del lontano passato è un buon esercizio che fa subito ricordare come sul finire degli anni '50 e comunque prima della grande emigrazione in Germania e Svizzera, quando la società contadina conservava ancora intatti i suoi caratteri espressivi, gli aspetti familiari, religiosi e folkloristici fossero strettamente connessi e soprattutto chiaramente leggibili in questo periodo dell'anno.

Alle 5,15 del mattino, la chiesa ‘greca’ si riempiva di artigiani, contadini e casalinghe per partecipare alle ‘novene’; alla conclusione veniva estratta a sorte, fra i presenti, una statuetta che generalmente raffigurava una madonna o un presepe in miniatura.

Finita la novena iniziava la giornata lavorativa con la mungitura delle vacche, capre, pecore e/o ci si avviava, a dorso di mulo, in campagna. Le casalinghe accendevano a casa il fuoco nelle antiche e tipiche cucine a legna per scaldare gli ambienti e per iniziare a bollire verdure e legumi utili per bandire la tavola nel corso della giornata. Gli artigiani si soffermavano ancora per un poco nei bar prima di aprire i portoni delle loro officine.

Nelle case dove esisteva un forno a legna si adunavano parenti e vicini di casa per iniziare il grande rito della preparazione dei “pupi cu ficu”. Generalmente i forni si trovavano nelle case dei nonni, dove naturalmente si adunavano figli e figlie già sposati assieme a tanti figli, nipoti e cugini.
Impastare, infornare e seguire il ciclo dei “pupi cu ficu” era una questione che coinvolgeva decine e decine di familiari.

Nell’occasione natalizia non si preparavano solamente i “pupi cu ficu” ma anche “pignulati”, paste, mastazzola, sfingioni (vastedda) ed altro ancora.

Le serate, nel contesto di un vastissimo parentado, si concludevano col gioco della “tombola”.

Non era infrequente che molti uomini trascorressero le serate (fino al mattino) nei circoli del paese ove dominava il gioco a carte del “bacarà”, spesso causa di drammi familiari a cagione delle consistenti perdite di soldi che frequentemente si abbattevano su talune figure paesane particolarmente dedite a questo tipo di gioco.

Era possibile nel periodo natalizio, allora come oggi, assistere a recite, a sfondo religioso, nel salone adiacente la chiesa.
=.=.=.=.

Pupi cu ficu
Solamente a Contessa Entellina si usa la dizione “pupi cu ficu”; altrove (in ogni angolo di Sicilia) questo dolce (in formato più consistente e con maggiore quantità di ripieno) è chiamato ‘bucellato’.
Perché la diversa denominazione ? Verosimilmente dalla forma differenziata e variamente disegnata che ad ogni ‘pupo’ viene data: cavalluccio, uccellino, etc..
Col piccolo coltellino che viene tenuto fra le mani, e che non per nulla si chiama temperino, chiunque partecipi alla lavorazione nel dare forma al ‘pupo cu li ficu’ può infatti sbizzarrirsi a creare opere d’arte dalle più svariate forme.


Ogni famiglia, nel passato aveva, ed ha ancora oggi, ricette personalizzate per la preparazione dei “pupi”, il cui ripieno ovviamente è all'insegna dei fichi secchi. Gli elementi di base comunque e generalmente sono:

-la farina OO,
-lo zucchero,
-il lievito per dolci,
-un poco di latte,
-un poco di vino bianco,
-un poco di miele,
-la cannulla grattugiata,
-il pepe di mulinello,
-i fichi secchi tritati,
-l’una passa, ammollata e strizzata,
-i gherigli di noce,
-le mandorle pelate,
-la scorza di arancia grattugiata,
-un poco di cioccolato fondente tritato.


U pupu cu ficu accompagnava gli appetiti delle famiglie contessiote fino a carnevale; ne venivano preparate infatti grandi quantità che, conservate in grandi pentole, si conservavano nel tempo piuttosto ‘morbide’.


Oggi poche sono le famiglie che preparano in casa i pupi cu ficu; è possibile -tuttavia- comprarne a piacimento in ciascuno dei due forni pubblici del paese.
Il Contessioto

domenica 20 dicembre 2009

Cultura, Pubblica Istruzione, Turismo: pari sono a Contessa Entellina


L'assessore comunale al 'turismo' la scorsa settimana ha visitato la scuola elementare per fare gli auguri natalizi ai ragazzini. L'iniziativa, in sè, è ammirevole.
L'assessore al "turismo" probabilmente ha notato che due suoi colleghi, che avrebbero avuto maggiori titoli, non si sono mossi ed ha deciso di riempire il vuoto. L'assessore alla "Cultura", Tiziana Musacchia, non si è infatti mossa e nemmeno l'assessore alla "Pubblica Istruzione", Antonio Messina, cosicchè il "Turismo" ha sopperito.
Chissà perchè la giovane assessore (Giusy) ha scelto di farsi accompagnare da un consigliere, capogruppo di un gruppo "uscito" -si fà per dire- dalla maggioranza consiliare. Ognuno, ovviamente, ha i suoi gusti ! Scegliere quel consigliere, fra docidi in campo, sarà stata una strategia turistica.

Il guaio è che è accaduto che l'assessore aveva a disposizione poche risorse per fare bella figura. Un piccolo panettone da dividere in ciascuna delle otto classi. Otto classi otto panettoncini. I bambini, non tutti, hanno avuto la possibilità di assaggiare qualche bricciolo.

Il guaio più grande però è accaduto con l'unica bottiglia di spumante per le otto classi. A tutti è stato consentito (essendo minorenni) di assaporare l'odore.
Che volete ! l'assessore al turismo ha dovuto sostituirsi a due altri assessori che hanno preferito, in questo periodo pre-natalizio, fare gli affari propri. Siamo o no in Sicilia !
All'Assessore comunque va tutta la nostra simpatia: fare è sempre meglio che non fare.

Un Consiglio:
siccome ci riempiamo la bocca con la promozione 'turistica' sarebbe stato meglio distribuire, in luogo di un bricciolo di panettone (dal sapore milanese), dei "pupi cu ficu". Fanno parte della cultura locale. Invece di far odorare (col turacciolo non levato) lo spumante sarebbe stato preferibile mostrare un paio di bottiglie di "Entellano" e/o di "Imperatore".

Vale per la prossima !!
Il Contessioto

Dice il sindaco di Contessa Entellina: "I panni sporchi si lavano in famiglia ...". Ed invece no ! in democrazia gli errori politici vanno pubblicamente riconosciuti dagli uomini avveduti.

   Il nostro sindaco non finisce mai di stupire !

Contessa Entellina conosce per filo e per segno ciò che a fine settembre 2008 egli fece, nell'intenzione poi rivelatasi inutile, di conservare a sè una indennità di carica consistente nella veste di Presidente dell'Unione dei Comuni del Corleonese.
Ma andiamo per ordine.
1) Il legislatore nazionale, con la legge finanziaria 2008, aveva imposto ai Comuni di poter aderire ad una sola 'Unione di Comuni', nell'intenzione di ridurre i costi degli enti locali;
2) Nel Consiglio Comunale, ma anche fra la cittadinanza, si è aperto in quel frangente un franco e necessario dibattito; conseguenza del fatto che Contessa Entellina fino a quel momento aderiva all'Unione dei Comuni del Corleonese (Corleone, Contessa Entellina e Campofiorito) che a sette anni dalla fondazione non aveva mai partorito qualcosa di buono, se non incarichi professionali per gli amici degli amici, ed allo stesso tempo, Contessa Entellina aderiva, in quel settembre 2008, all'Unione dei Comuni arbreshe "BESA" (Piana degli Albanesi, Santa Gristina Gela e Contessa Entellina), che nel solco della grande esperienza maturata dalla Biblioteca Comunale di Piana cominciava a produrre materiale storico-culturale sugli arbereshe di Sicilia.
C'era, quindi, da decidere se restare uniti all'una o all'altra Unione.

3) Secondo una intesa politica non scritta le presidenze delle Unioni competono, a turno, a ciascun Comune, nella persona del Sindaco. In quel fine settembre il sindaco di Contessa era presidente dell'Unione del Corleonese, ove percepiva una buona (discreta) indennità di carica;
4) In Consiglio Comunale arriva, all'interno del contesto tratteggiato, la proposta dellì'Amministrazione di uscire dall'Unione Besa (che puntava, come detto,  a salvaguardare l'identità delle minoranze albanesi di Sicilia) e di restare parte dell'Unione del Corleonese (dove, ebbe a spiegare, fra l'altro il Sindaco S. Parrino, sarebbe stato possibile 'costruire un canile' perchè, a suo dire Cultura e libri non hanno mai saziaoto la pancia di nessuno);
5) La minoranza consiliare, e fra essi, Anna Fucarino intervennero con discorsi appassionanti per dissuadere la maggioranza consiliare dal condividere la proposta dell'Amministrazione. Tutto è stato inutile. La maggioranza dei consiglieri, allora fedelissimi del sindaco, votarono contro la "Cultura" e per il "canile", che fra l'altro non è mai stato realizzato.
6) La minoranza, che fra l'altro era collegata all'evoluzione politico-culturale che arrivava da Piana e da Santa Cristina ha riproposto a fine ottobre 2008 una deliberazione per revocare la "sciagurata" decisione di fine settembre. Al momento di discutere, in Consiglio Comunale, la nuova proposta della minoranza, Anna Fucarino spiega ed evidenzia quanto grosso era stato l'errore della maggioranza nella precedente seduta. I Consiglieri comunali di maggioranza, questa volta, si mostrano disponibili a rivedere quanto avevano erroneamente compiuto e votano la proposta di cui la Fucarino era prima firmataria: Contessa Entellina resta nell'Unione "Besa";
7) In sede di Assemblea Regionale, intanto, il gruppo storico degli appassionati della cultura arbreshe, sin dai tempi di Francesco D Martino (Matteo Mandalà, Pietro Manali, Mimmo Cuccia etc.), è riuscito a cogliere l'opportunità di far passare una leggina secondo cui i comuni della minoranza albanese di Sicilia avrebbero potuto continuare a far parte dell'Unione "Culturale" ed eventualmente dell'unione dei "canili".
Il nostro sindaco è stato salvato: avrebbe potuto continuare ad essere presidente dell'Unione del Corleonese.  Però, quando si dice, la malasorte !! .... E' accaduto, ancora, che il legislatore regionale (con una legge finalizzata a ridurre la spesa pubblica) ha vietato che i presidenti delle Unioni continuassero a percepire le "indennità grasse". Da quel gennaio 2009 il sindaco è passato a percepire la più magra indennità di "sindaco di Contessa E.".
8) Tutto ciò che il sindaco, e la sua maggioranza di allora, fece era sicuramente lecito, ma politicamente errato e miope. Sindaco e maggioranza si erano preoccupati della dignità dei cani a cui promettevano il canile, ma si erano disinteressati (dimenticando gli impegni elettorali) della dignità delle persone a cui, con quella scelta, toglievano la possibilità di riconoscersi in una comunità 'minoritaria albanese' più vasta di quella paesana perchè comprendente Piana e Santa Cristina.


Questa mattina 20 dicembre 2009, nel convegno sulle minoranze linguistiche che si è svolto a Contessa Entellina, il Sindaco ha osato contraddire il consigliere Fucarino che molto garbatamente ha ricordato, per la pubblica conoscenza, quell'infelice scelta dell'allora maggioranza.
Un Sindaco avveduto avrebbe riconosciuto l'errore in cui era incorso, il nostro S. Parrino ha ritenuto, invece, di dover dire "I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA". Egli non è stato sfiorato dall'idea che in democrazia il merito maggiore è quello di riconoscere i propri errori e non quello di nasconderli.
Come può una persona, investita dsi cariche pubbliche, tentare di coprire una serie di errori politici riportati sui verbali del Consiglio ?

Al sindaco andrebbe fatto un regalo natalizio: l'abeccedario della democrazia.
Il Contessioto

giovedì 17 dicembre 2009

COSTITUZIONE della Repubblica Italiana. Articolo 12: tricolore e identità

Articolo 12, tricolore e identità
di Lorenza Carlassare


Art. 12 “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano, verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di equali dimensioni”. Il tricolore è antico, più antico del Regno d’Italia: non nasce con i Savoia, non è bandiera monarchica, ma repubblicana sorta nel segno della rivoluzione democratica che scosse l’Europa alla fine del Settecento: l’ispirazione è la Francia, l’origine è giacobina. Il 7 gennaio 1797 la Repubblica Cispadana, nata nel dicembre 1796 per volontà delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, adotta quale propria bandiera il Tricolore bianco, rosso, verde. L’inventore del tricolore fu Giuseppe Compagnoni che è importante ricordare non solo per questa ragione, ma per avere ricoperto all’Università di Ferrara la prima cattedra di Diritto costituzionale d’Europa (la seconda fu istituita a Bologna, l’anno successivo) e per i suoi numerosi scritti, in particolare un volume pubblicato nello stesso 1797, innovatore già nel titolo “Elementi di diritto costituzionale democratico”, pieno di anticipazioni straordinarie. Ma la Repubblica cispadana, come le altre Repubbliche nate in quel segno, dura poco, così come ha vita effimera la cattedra ferrarese, soppressa nel 1799: il suo “diritto costituzionale democratico” fu dato alle fiamme sotto l’-infame- albero della libertà. Il tricolore è legato ad un tempo di fermenti, di speranze e alla figura di chi lo ha immaginato, da segnalare per la straordinaria modernità del pensiero. Cattolico, Giuseppe Compagnoni laicamente sosteneva la separazione fra Stato e Chiesa, era favorevole al divorzio, all’emancipazione delle donne alle quali, già allora, auspicava fosse dato il diritto di voto, insisteva fortemente sulla necessità dell’istruzione pubblica condizione indispensabile alla democrazia. Il tricolore ha dunque una bellissima origine, vessillo di democrazia e libertà scelto dal popolo, non da un sovrano. Nel 1813 Mazzini fondò la Giovine Italia che ebbe come simbolo il tricolore. E anche varie Repubbliche della nostra penisola lo ebbero come simbolo, con stemmi diversi, per un tempo fugace. Adottato poi dai Savoia nel 1848 con il loro scudo al centro, il tricolore nel 1861 divenne la bandiera del Regno d’Italia e accompagnò le nostre vicende fino al 1946; e da allora, bianco al centro, è la bandiera della Repubblica.

Perché in Costituzione si parla della bandiera nell’ultimo articolo dei principi fondamentali ? Le ragioni sono due. La prima è quella di descrivere il simbolo della nostra identità nazionale, in omaggio alla tradizione delle Carte costituzionali: il tricolore è il segno distintivo dello Stato sul piano internazionale e in Costituzione viene fissato. Il secondo motivo che giustifica l’art. 12 è più giuridico, pur avendo valenze politiche di grande rilievo: il suo effetto, infatti, è quello di rendere stabile la bandiera nazionale come è descritto nel testo della Costituzione, così sottraendola a modifiche o aggiunte volute dall’una o dall’altra maggioranza per ragioni contingenti legate ad orientamenti di parte. Soltanto mediante il procedimento di revisione costituzionale (art. 138), che esige un consenso ampio tale da includere la minoranza parlamentare, è possibile cambiarla. Questo argomento fu espressamente addotto in sede di approvazione dell’art. 12, prova ulteriore della lungimiranza dei nostri costituenti. Proprio in questi ultimi tempi è venuta infatti l’assurda proposta di mettere al centro di quello spazio bianco, liberato dallo scudo sabaudo, il crocifisso. Una bestemmia, l’ha definita Franco Cardini sul Secolo d’Italia, non solo perché non si può cancellare la storia, e il Risorgimento italiano si compì “sotto un forte segno anticlericale e addirittura anticattolico”, ma per la provenienza della proposta, formulata da chi dal cristianesimo è del tutto lontano e vuole usare la croce come simbolo di opposizione, dandole una valenza xenofoba. Non può brandire la croce chi è pronto a pronunciarsi in modo offensivo nei confronti della Chiesa ogni volta che parla di carità e di amore in nome del Vangelo; l’attacco al cardinale Tettamazzi, arcivescovo di Milano (un attacco alla Chiesa tutta, l’ha definita il segretario di Stato vaticano, cardinal Bertone), è solo l’ultimo esempio. Una croce come segno “contro”, in funzione discriminatoria, in una bandiera che la parte politica che la propone ha dimostrato sovente, e in modi volgare, di disprezzare. Forse perché –come disse, da presidente, Carlo Azeglio Ciampi- “il tricolore non è semplice insegna di Stato. E’ un vessillo di libertà, conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà”.